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Vegan Italy Blog

La fotografa che ama i corpi vegan

La fotografa che ama i corpi vegan

28/12/2015

“Vegan è solo una parola usata per spiegare un risveglio, una presa di coscienza sulla reale condizione umana.” Così dichiara la fotografa  di origine siciliana e spagnola Elisabetta Xsavar sul suo sito, ideatrice del primo calendario con uomini che hanno scelto di essere vegan. Vegan Italy è andata a intervistarla scoprendo la sua storia avventurosa e difficile salvata, come lei stessa dichiara, dalla Bellezza, le sue convinzioni e i suoi ultimi lavori.
Degli animali, afferma: “Il mio rapporto con gli animali è profondo: parlo con loro. Sono fermamente convinta che sono loro ad avere dei diritti su questa terra. Non noi, che non vi sappiamo stare in pace e con naturalezza. Loro nascono, vivono e muoiono. Rispettano l’habitat naturale e seguono la propria indole. Da loro abbiamo solo da imparare. Da sempre li osservo a lungo e con loro sono serena.”
E dei suoi progetti: “Italian vegan men è il primo calendario al mondo con uomini che hanno scelto uno stile di vita vegana. Li ho selezionati e cercati nell’arco di un anno girando l’Italia per trovarli. Sono ragazzi semplici che hanno fatto una scelta etica. Fanno tanto sport e mangiano nel modo giusto. Molti sono impegnati sul fronte animalista, e promuovono la scelta vegana e anche l’attività sportiva. Sto lavorando a Naked Like Animals, una mostra che partirà da Chicago e poi girerà, accompagnata sempre da un libro.
La mostra affronta un tema semplice e al tempo stesso complesso: chi siamo noi rispetto agli animali o cosa abbiamo in comune? Vuole essere un invito a ritornare pienamente umani nei confronti di questi meravigliosi esseri puri. Infine sto lavorando a un progetto tutto al femminile in Sicilia: donne belle, formose, piene di energia femminile e di forza morale. Lo presenterò ad Avola, ma per ora preferisco non aggiungere altro. Il sito di Elisabetta Xsavar è: www.xsavarartphotographer.com ...

Un incontro energetico

Un incontro energetico

17/12/2015

Brendan Brazier è l’Ironman vegano più famoso del mondo, la stessa potenza psicofisica che ha impiegato nelle discipline che costituiscono il Triathlon - nuoto per 300 m, ciclismo per 180 km e corsa per 42, 195 Km - la usa per diffondere la cultura e l’etica vegan.
E’ stato due volte campione canadese di ultramaratona, preparatore atletico, oggi è anche imprenditore, scrittore, ideatore di ricette e fondatore del Thrive Energy Lab, ristorante vegetariano e vegano a Waterloo in Canada, che è anche centro di medicina olistica e alternativa.
Nell’intervista esclusiva a Vegan Italy di Maria Teresa Sirna, Brazier racconta del suo stile di vita, di come è diventato vegano, del suo programma di allenamento, ci svela tanti trucchi e consigli per restare in forma. ”Sono diventato vegano concentrandomi esclusivamente sugli effetti del cibo sulla mia performance. A 15 anni ho capito di voler diventare un triatleta professionale. Avevo bisogno di cibo che mi permettesse di allenarmi con costanza e di riprendermi in fretta tra un workout e l’altro. Ho provato un sacco di diete diverse: con pochi carboidrati, con molti carboidrati; con poche proteine, con molte proteine... Nessuna sembrava funzionare veramente. Poi ho capito di cosa avevo bisogno: proteine complete, vitamina B12, ferro, calcio, acidi grassi omega-3. Un’alimentazione a base vegetale era in grado di fornirmi tutte queste sostanze e di migliorare la mia performance sportiva: bingo! Per questo ho cominciato ad approfondire l’argomento e a voler informare gli altri: credo, infatti, che sia il miglior programma nutrizionale per avere energia, lucidità, resistenza fisica e mentale, ma anche meno bisogno di dormire, per esempio. Così nel 2004 ho autopubblicato un libretto sotto forma di “domande e risposte”, per chiarire ogni dubbio sulla mia dieta: da dove ricavavo le proteine, il ferro, il calcio... curiosità del genere racchiuse in sole otto pagine, chiare e precise.” ...

Una città su misura

Una città su misura

14/12/2015

Non basta essere architetti per immaginare il futuro, e per costruirlo. Una città a misura di tutti i viventi che la abitano... è possibile! Lo pensa l’architetto e urbanista  Stefano Boeri intervistato da Leonardo Caffo su Vegan Italy di dicembre. Eccone alcuni spunti. «Individuerei almeno tre declinazioni volte a coniugare architettura e natura a partire dal 1970: ecologia, sostenibilità e biodiversità intese come forme retoriche. L’ecologia, soprattutto di matrice americana, ha ispirato esperienze fondamentali per il movimento radicale come ad esempio Agronica di Andrea Branzi, un modello di urbanizzazione “debole”. O anche ad alcuni progetti di Superstudio, e del gruppo di architetti 9999 che rappresentano -a mio avviso- uno dei casi di progettazione urbana più interessanti di declinazione ecologica del rapporto tra sfera naturale e sfera urbana.
La sostenibilità, al contrario, è stata assorbita dalla tecnoestetica: penso a Renzo Piano e ad un certo filone high tech che in certi casi addirittura è arrivato a produrre progetti che potremmo descrivere come “tecnopastorali”.
L’ultima retorica, quella che sposo io stesso col mio Bosco Verticale, è quella della biodiversità: non si tratta di ridurre l’impatto umano attraverso tendenze olistiche.
A mio avviso siamo dinnanzi a un’operazione in cui si accostano, incrementandole, diverse forme di vite e specie che possono vivere all’interno di un contesto urbano. (…) Proprio nel 2008, su Abitare, scrissi un appello ad un etica non antropocentrica e ad un urbanistica non deterministica.
Effettivamente, qui torna il mio legame con il pensiero di Branzi con cui, alcuni anni prima sulla rivista Lotus, avevo dialogato proprio sugli stati di progettazione volti alla non determinazione. Proprio con Branzi, fummo chiamati a lavorare al progetto sulla grande Parigi per cui proponemmo un’ipotesi del tutto visionaria a proposito della coabitazione, nella capitale francese, tra animali non umani e umani. In questo progetto si iniziava a chiarire cosa intendo col considerare criticamente l’antropocentrismo, poiché avevamo discusso della prossimità tra bovini e umani basandoci sull’osservazione delle città indiane in cui la coabitazione animalità/umanità è totale. Portavamo una serie di esempi di culture urbane in cui l’animalità è convivente continua degli umani: uno scambio orizzontale e continuo tra le forme di vita». ...

IO E SOFIA

IO E SOFIA

01/12/2015

Sofia Righetti, campionessa paralimpica di sci che racconta alla direttrice di Vegan Italy Valentina Sonzogni, la sua straordinaria storia di atleta vegana e disabile, spiegandoci come saper trarre forza ed entusiasmo dalla diversità, in una vera lezione di determinazione, empatia, veganismo, sport e filosofia. ------------------------ Io e Sofia ci incontriamo alla Stazione di Porta Nuova. Sofia è una ventisettenne di grande bellezza, non solo interiore. Entriamo subito in sintonia e, guidando veloce, mi spiega che è felice di vedermi ma
un po' arrabbiata perché avrebbe voluto portarmi in un posto vegan, ma vi è un gradino troppo alto e il locale non dispone di una rampa. Così ha dovuto ripiegare su un locale che ha opzioni vegan al centro di Verona, consigliato da una sua amica, perché ha un gradino basso che lei può salire con la sua carrozzina leggera e a spinta manuale.
Parcheggiamo accanto alla splendida Arena e scivoliamo rapide sulla pietra liscia e poi sull'asfalto ruvido. Sofia è un'atleta e affronta con abilità marciapiedi e buche, fino al gradino del locale. Dopo aver superato con agilità lo scalino, cerca di spiegare alla proprietaria che la rampa è necessaria, soprattutto per le persone con la carrozzina elettrica, che non ce la fanno a salire con la sola forza motoria del corpo. La proprietaria non sembra contenta di queste osservazioni e si mostra piuttosto scontrosa, utilizzando anche un linguaggio scorretto. Decidiamo di rimanere, Sofia è abituata al confronto e sa gestirlo bene. In fondo non vuole scappare dal campo di battaglia. ------------------------                                                                                                                           Valentina Sonzogni: Cara Sofia, partiamo da uno degli argomenti che ti stanno più a cuore, vista anche l'esperienza di oggi, quello dell'accessibilità e delle barriere architettoniche. Che si può fare per mettere tutti sullo stesso piano, almeno a livello di mobilità urbana? ------------------------ Sofia Righetti:Il tema delle barriere architettoniche è uno dei più importanti che esistano in quanto la disabilità, o meglio, la menomazione fisica che porta alla disabilità è intrinseca a ogni individuo. Purtroppo si tende a pensare che, come ha detto la signorina prima, gli "handicappati" siano una minoranza in un mondo di supermen a cui non può succedere nulla. Questa è la visione più sbagliata in assoluto perché non si tratta di appellarsi alla sensibilità ma proprio alla giustizia. Un luogo pubblico deve essere accessibile a tutti i cittadini, e quindi anche a tutti i clienti, in quanto a ciascuno può capitare di trovarsi ad avere una menomazione, nel senso di un cambiamento della funzionalità del proprio corpo. Il fatto è che la disabilità non è intrinseca all'individuo stesso, la menomazione sì, ma è l'ambiente a rendere disabili in quanto non accoglie te diverse caratteristiche scegli individui. Il paradosso è che io sono diventata campionessa sciando senza l'uso delle gambe, soltanto con braccia e addominali, quindi con le potenzialità che il corpo mi offre, e poi non posso entrare in un posto per prendermi una brioche vegana. ------------------------ VS: Ti fa molto arrabbiare questo, vero? ------------------------ SR: Figurati, io sono vegetariana dall'età di 13 anni, solo e semplicemente per motivi etici, vegana da
due anni e mezzo e quindi mi batto da sempre per i diritti degli animali esponendomi in prima persona, oltre che per quelli dei disabili. Mi occupo di cultura vegan e poi non posso entrare in un bar vegan, gestito da persone presumibilmente sensibili nei confronti della questione animale, ma che non hanno pensato a renderlo accessibile alle persone con disabilità. È una contraddizione che mi amareggia tantissimo. ------------------------ VS: Sì infatti, mi ha colpito prima, parlare con te del. tegame tra La questione animate e la situazione della disabilità. Sviluppare una sensibilità completa significa aprirsi all'alterità a 360 gradi, alle esigenze degli individui tutti diversi tra di loro, non in quanto persone con disabilità, ma in quanto Valentina, Sofia, il mio gatto Frisby o il vitello senza nome. La negazione delle diverse funzionalità è alla base dell'ingiustizia sociale ed è questo che mette insieme nella tua persona il combattere per entrambi. Nei tuoi studi di Filosofia ti stai concentrando su queste tematiche, vero? ------------------------ SR: Mi sto laureando in Filosofia con una tesi sui disability studies e non è un'impresa da poco in Italia, visto che si tratta di argomenti non ancora largamente affrontati. Alcuni studiosi se ne sono occupati ma ne ho contati davvero pochi. I libri pubblicati sono davvero esigui e tutti dati alle stampe recentemente, questo fa capire anche quanto la cultura riguardo le persone con disabilità sia davvero arretrata in Italia, e si faccia ancora fatica a estirpare quell'orrenda percezione pietista e compassionevole. Molte delle concezioni sono state affrontate, principalmente in area angloamericana già negli anni Ottanta, ma sono idee alle quali io sono arrivata da sola, vivendo la mia situazione. A marzo di quest'anno sono stata invitata come speaker al TEDx Verona e ho parlato proprio di come la disabilità in sè non sia positiva né negativa ma diventi uno svantaggio qualora non vi sia un ambiente adatto ad accogliere la persona e le sue caratteristiche e di conseguenza ad abbracciarne e potenziarne tutte le caratteristiche per cancellare l’idea di disabilità come stigma. Io non mi sento disabile, non mi sono mai considerata tale ma so di avere caratteristiche diverse dalle altre persone, caratteristiche che se sfruttate diventano non limiti ma enormi potenzialità. Vegan Italy L’intervista completa a Sofia Righetti è sul numero di Dicembre di Vegan Italy.       ...