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Vegan Italy Blog

Brunch di primavera

Brunch di primavera

24/04/2017

Finalmente i primi raggi di sole riscaldano l’aria e non rendono più così traumatico abbandonare il caldo del letto, specialmente la domenica, quando possiamo dormire qualche ora in più. E per cominciare con il piede giusto la giornata, ecco qualche idea sfiziosa per un brunch indimenticabili.
Tiziana (Titti) Alberti ha scritto Fai colazione (e brunch) a casa! (Edizioni Sonda, 2017) dove ha raccolto ricette e suggerimenti sfiziosi per colazioni 100% vegan. Come, ad esempio, i salamini ai pistacchi, una ricetta semplice da preparare e di sicuro effetto. Molto gustosa al punto da essere apprezzata anche dai palati più esigenti, è ottima a colazione, ma anche per un aperitivo.
Ingredienti per 2 salamini (circa 300 g l’uno) 40 g di pomodori secchi sottolio 
120 g di brodo vegetale 
250 g di tofu
2 cucchiai di salsa di soia
2 cucchiai  di concentrato  di pomodoro
150 g di preparato per seitan
2 cucchiai di lievito alimentare in scaglie
 ½ cucchiaino di chili
1 spicchio di aglio
1 cucchiaino  di cipolla disidratata
1 cucchiaino di semi  di finocchio in polvere
40 g di pistacchi sgusciati   Preparazione Scolate i pomodori. Mettete nel robot da cucina tutti gli ingredienti, tranne i pistacchi. Amalgamate bene il composto fino a renderlo cremoso e omogeneo. Versate la crema ottenuta in una ciotola e aggiungete i pistacchi interi, mescolando bene in modo che si distribuiscano uniformemente. Dividete l’impasto in 2 parti uguali e formate 2 salsicciotti. Inserite ciascun salsicciotto in una garza a maglie fitte o in un telo da cucina. Chiudete le 2 estremità stringendole bene (come se si trattasse di una caramella) e legatele strette strette con lo spago da cucina. Ponete i 2 salamini su una vaporiera e cuocete 1 ora. Lasciate raffreddare prima di rimuovere la garza. ...

Ma diamo i numeri?

Ma diamo i numeri?

21/04/2017

Il mito vegetariano, dell’americana Lierre Keith, spara cifre, snocciola dati e regala argomenti spacciati come scientifici per descrivere la scelta vegana come il peggio del peggio, per noi e per l’intero pianeta. Ne vogliamo parlare, ma sul serio?
Lierre Keith dice nel suo libro «Il modello animalista è destinato a fallire, perché la dieta animalista è un incubo ambientale», sostiene ancora Keith, nel suo crescendo di catastrofismo. «Perché il pianeta ha praticamente finito tutto il proprio humus. I cereali annuali dei vegetariani stanno causando una distruzione di massa». Ma davvero? Quelli dei vegetariani? Non scherziamo. Non sarebbe così neppure se tutti i cereali prodotti sulla Terra servissero soltanto all’alimentazione umana. Per i numeri di cui sopra e per questi altri ancora: per nutrire per un intero anno un essere umano a base di soli alimenti vegetali, occorrono meno di 700 metri quadrati di terreno, più di 2.000 se la stessa persona è latto-ovo-vegetariana, mentre addirittura 12.131, se invece la sua dieta prevede anche gli attuali elevati consumi di carne. In pratica, nel medesimo terreno vasto poco più di ½ ettaro, è possibile produrre quasi 17.000 kg di verdura, contro 170 kg di carne. Ne consegue che, se ogni essere umano presente sulla Terra decidesse di abbracciare una dieta vegan, il risparmio quotidiano moltiplicabile, per ognuno di quei 7 miliardi di persone che abitano il pianeta, sarebbe pari a: - oltre 4.000 litri d’acqua,
- 20 kg e mezzo di cereali,
- circa 3 metri di terreno deforestato,
- più di 9 kg di CO2. Ogni giorno, per tutti i giorni dell’anno. Tutto questo ci insegna che i numeri devono essere slegati dalle opinioni quando si cerca di comprendere il mondo. Numeri che non hanno bisogno di ulteriori commenti, ma solo di essere conosciuti. ...

Santuari vegani

Santuari vegani

18/04/2017

In Italia nel 2014 è nata la Rete dei Santuari di Animali Liberi, un’aggregazione di rifugi che ha come obiettivo quello di contribuire a un miglioramento dell’attuale relazione tra noi animali umani e gli animali non umani. Una Rete gestita da una ventina di attivisti e un numero molto più alto di volontari che unisce luoghi di accoglienza per animali ex da reddito in cerca di una casa, luoghi cioè che propongono una strada alternativa a quella dello sfruttamento di individui che sono proprio come noi.
Questa Rete, progetto pilota in Europa, cerca di stabilire, attraverso la sua Carta dei Valori, una serie di principi fondamentali per contribuire non solo alla salvezza dei soggetti ospitati (circa 500 animali) ma anche di quelli fuori, che spesso sono condannati a causa della nostra ignoranza. Ecco i rifugi che rientrano nel progetto: Fattoria della Pace Ippoasi onlus
via Livornese, 762
56122 San Piero a Grado (PI)
Rifugio della Bubi
Loc. I campi, Frazione La Sassa,
56040 Montecatini Val di Cecina (PI)
www.ippoasi.org
Contatti (per entrambi i rifugi) 389 7629476 -  info@ippoasi.org Oasi La Belle Verte onlus
Strada vicinale del Molino,
15071 Madonna della Villa (AL)
www.lanonfattoria.org - 345 9277711 - labelleverteveg@gmail.com Oasi Be Happy
Località Crocino, 58054 Scansano (GR)
oasibehappy@libero.it Rifugio Miletta
via Visconti, 31 ter
28010 Agrate Conturbia (NO)
www.rifugiomiletta.org - 346 3132222 PorciKomodi di Vita da Cani
Via Giuseppe Ungaretti, 34
20020 Magnago (MI)
349 0581076
Porcikomo di Chiari
Via Pontoglio, 4a Chiari (BS) 
333 6827137
Contatti (per entrambi i rifugi)
www.vitadacani.org -  02 93871132 - vitadacani@vitadacani.org Palle di Lana di Animal SOS
Carmagnola (TO)
www.animal-sos.it - 339 3018042 - info@animal-sos.it ...

Un salto a Tokio

Un salto a Tokio

14/04/2017

Tra tradizione e modernità, passato e futuro, Tokio è anche una delle migliori mete vegan al mondo, con una varietà e un’offerta seconde solo a New York. Certo, non è più la seconda potenza economica al mondo, ormai scavalcato da un’impetuosa Cina, ma rimane sempre la principale potenza culturale e tecnologica dell’Oriente, e Tokyo è il corrispettivo asiatico di Londra. Qui nascono mode e tendenze che poi si propagano nel resto del continente e perfino in Occidente. Nella capitale giapponese è possibile contare oltre ottanta ristoranti vegan, a cui si aggiungono una quarantina di vegetariani e un’innumerevole quantità di locali con opzioni cruelty-free. Elencarli tutti è impossibile, anche perché il tasso di ricambio è incredibilmente alto.
Non resta che seguire il viaggio di Yari Prete su Vegan Italy di Aprile per soffermarsi su quelli più longevi, da quartiere a quartiere. E già che ci siamo ecco un’imperdibile ricetta, la zuppa di miso o misoshiru,  uno dei piatti-base della cucina del Sol Levante. A colazione, pranzo e cena, sempre bollente e in qualsiasi occasione, è un ottimo e sanissimo modo per iniziare il pasto. Ingredienti per 4 persone 8 cm di alga Wakame
1 cipolla
2 piccole carote
1 broccolo
1 cipollotto
1 cucchiaio abbondante di miso di orzo Preparazione Mettete a bagno in acqua calda l’alga Wakame 5 minuti. Tagliatela a strisce e versatele con 5 tazze di acqua in una pentola. Lasciate bollire 5 minuti. Nel frattempo, affettate la cipolla a mezzaluna e aggiungetela in pentola. Lasciate bollire altri 5 minuti. Sbucciate e tagliate finemente le carote e fatele bollire altri 5 minuti. Tagliate finemente le infiorescenze del broccolo e aggiungetele, cuocendo altri 5 minuti. Prendete un po’ di brodo e scioglieteci dentro il miso, mescolando bene. Aggiungete il miso al brodo e fate sobbollire ancora 2 minuti.
Guarnite con il cipollotto e servite bollente.

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Ospitalità vegan

Ospitalità vegan

11/04/2017

Che ne dite di un fine settimana all’insegna dell’arte, della convivialità e del buon cibo? Dove? A Modena!
Nonostante una ricca tradizione culinaria basata su prodotti di origine animale, vanta ormai una variegata offerta vegan, che ben si accorda con la tradizionale ospitalità degli abitanti e con il loro amore per il cibo. Vegan Italy di aprile propone quindi un percorso alla scoperta di questa gemma nascosta, al di fuori dei soliti itinerari turistici. Ma per farvi ingolosire subito ecco una ricetta da leccarsi i baffi: l’Erbazzone, tipico di Reggio nell’Emilia, viene chiamato anche scarpazzone, dal reggiano scarpasòun, perché nella preparazione si usava anche il fusto bianco, cioè la «scarpa», della bietola. Ingredienti per 6 persone 50 ml di olio extravergine di oliva
150 ml di acqua farina a piacere
1 cucchiaino di sale marino integrale Preparazione Versate in una ciotola capiente l’olio, l’acqua e il sale. Aggiungete a poco a poco la farina, finché non sarà completamente assorbita. Mescolate fino a ottenere una pasta soffice, un po’ unta, ma assolutamente non appiccicosa. Avvolgetela in una pellicola per alimenti e lasciate riposare in frigorifero almeno 1 ora. Per il ripieno, cucinate le verdure in un tegame incoperchiato, senza acqua, a fuoco bassissimo. Scolate e saltate in padella qualche minuto con poco olio, il dado e un po’ di pepe. Lasciate raffreddare. Prendete la pasta dal frigorifero. Avrà trasudato un po’ di olio e quindi sarà necessario farlo riassorbire impastando nuovamente e aggiungendo un po’ di farina, se necessario. Dividetela a metà e tirate 2 sfoglie sottili. Bucherellate con una forchetta una delle sfoglie e adagiatela in una teglia coperta di carta da forno, disponeteci le verdure e ricoprite con l’altra sfoglia. Ripiegate gli angoli e i bordi e bucherellate anche questa sfoglia con la forchetta. Spennellate con acqua e spolverate un po’ di parmigiano. Cuocete in forno caldo a 180°C circa 30-40 minuti. ...

Lager di oggi

Lager di oggi

09/04/2017

Un articolo sul New York Times del giornalista premio Pulitzer Michael Moss ha scoperchiato il vaso di Pandora su una realtà degna dei peggiori film horror: lo US Meat Animal Research Center che, a scapito del nome, di «centro di ricerca» ha ben poco.
La cosiddetta ricerca viene effettuata soprattutto attraverso operazioni invasive e pericolose, che puntano ad aumentare la fertilità (e di conseguenza la produttività) degli animali. Gli esperimenti effettuati per rendere gli animali d’allevamento più grossi, magri e fertili, non erano altro che torture, che sfociavano in gravi complicazioni da risolvere con ulteriori operazioni chirurgiche. Per esempio, i maiali privati del grasso naturale non si potevano riprodurre, quindi si interveniva chirurgicamente su ovaie e cervelli per stimolarne la fertilità, in un allucinante circolo vizioso. E i piccoli dati alla luce erano sì più numerosi, ma anche più deboli, e costretti in uno spazio talmente angusto che finivano schiacciati dalla madre. E gli agnelli abbandonati nei campi perché diventassero autosufficienti finivano per morire di freddo e stenti, o divorati dai coyote. Nessuno si occupava più di loro. Per molti dipendenti della struttura - soprattutto veterinari - la situazione è diventata intollerabile, tanto che la maggior parte di loro ha rassegnato le dimissioni. ...

Disobbedire è un obbligo

Disobbedire è un obbligo

06/04/2017

Provato ma non piegato da una vicenda giudiziaria tanto violenta quanto surreale, l’attivista e filosofo austriaco Martin Balluch non rinuncia a esercitare il suo diritto di indignarsi e quindi agire, in difesa di chi non ha difese, per la costruzione di una «società multispecie». «Nel 1979 ho iniziato il mio percorso da attivista ambientalista, concentrandomi poi sul protezionismo animale e l’antispecismo. Nel mio attivismo sono molto pragmatico. Non voglio sbattere la testa contro un muro, quindi mi pongo obiettivi concreti, realizzabili nell’arco di uno-due anni, e procedo.
Nel 2004 avevamo portato a termine alcune campagne politiche di grande impatto, arrivando per esempio alla messa fuori legge dell’allevamento dei polli in batteria, alla creazione di avvocature per i diritti animali e alla fine della vendita delle pellicce in diverse catene della grande distribuzione. Evidentemente, qualcuno tra i poteri forti legati al mondo della caccia e della carne si è sentito minacciato e ha preteso un giro di vite.
Ora so che le cerchie più influenti sono in grado di scatenare il terrore, arrivando a distruggere una persona senza manco sporcarsi le mani.  È difficile digerire la violenza smisurata che ci ha aggrediti. Eppure, c’è bisogno di un profondo cambiamento che conduca alla liberazione animale. Per ottenerlo è necessario un attivismo di rottura, una netta resistenza a colpi di disobbedienza civile». ...

Vi invito a Sydney

Vi invito a Sydney

03/04/2017

Continua il nostro viaggio alla scoperta delle mamme veg. Ci spostiamo a Sydney per conoscere Jessica Matino Ndibe, una vera forza della natura! Piena di interessi e attiva nel campo dei social media, della ristorazione e della fotografia, ci parla del suo essere mamma veg con entusiasmo e calore. «Diventare mamma mi ha fatto capire davvero quanto sia sacro il legame tra una madre e il suo bambino» confessa Jessica. «Dopo vent’anni da vegetariana, ho aperto gli occhi sulla realtà delle mucche: prima sono ingravidate a forza poi, subito dopo il parto, si vedono portare via i vitellini (se sono femmine; i maschi vengono direttamente uccisi), un trauma che le segna per sempre. E tutto questo solo perché gli esseri umani possano bere il latte, che non è neanche destinato a loro! A quel punto, non potevo che diventare vegana. Con il nostro esempio abbiamo mostrato a molti familiari e amici quanto sia benefico questo stile di vita, non solo per gli animali, ma anche per la nostra salute e l’ambiente». ...

La mia vita gentile

La mia vita gentile

31/03/2017

Certo che ne ha fatta di strada, Alicia Silverstone: da «ragazza videoclip» degli Aerosmith, ad attrice acclamata, portavoce del veganismo e blogger di successo (passando per le campagne shock per la PETA)...
Perfetta sullo schermo, a soli 18 anni, Alicia combatteva già contro asma, insonnia, acne e stipsi: tutte conseguenze di una tipica alimentazione yankee sregolata. Poi la rivelazione: «Ero seduta vicino al mio cane. Lo guardai e gli dissi: Se trovo abominevole l’idea di mangiarti, come posso farlo con le creature come te, che hanno il tuo stesso desiderio di vivere?» Messa in secondo piano la carriera, negli ultimi anni Alicia si è concentrata sul ruolo di vegana attivista, agendo su più campi: l’alimentazione ovviamente, ma anche l’editoria e gli integratori. Perché, da navigata comunicatrice, sa quanto sia importante il buon esempio, specialmente se proviene da una celebrity.
In un’intervista al sito Food and Wine, ha dichiarato che «l’opinione pubblica sta iniziando a comprendere che il veganismo non è solo una “dieta alla moda”: pensate a Bill Clinton, che si è salvato la vita cambiando alimentazione! Sento che sta diventando sempre più diffuso nella nostra cultura, grazie agli studi scientifici, ai libri e ai documentari, ma anche ai locali che offrono menu veg in tutto il mondo, persino negli aeroporti, e che vengono frequentati pure da persone che non sono vegane ma che, quando provano questi piatti, capiscono subito quanto sono buoni, per il loro palato e la loro salute». Su Vegan Italy di Aprile la storia e le curiosità di un’icona che non si può non amare. ...

Animali in cifre

Animali in cifre

29/03/2017

I numeri ci aiutano a capire il mondo. Li usiamo per misurare e paragonare le cose. Ci permettono di spiegare cosa è successo in passato e di prevedere cosa potrebbe accadere in futuro. E sono ancora più importanti quando parliamo degli animali: quant’è grande una balena? Quant’è rumoroso il ruggito di un leone? Quanto pesano tutti gli animali del mondo messi insieme? Senza numeri, non potremmo rispondere a queste domande (e nemmeno farle)! Ecco perché Steve Jenkins ha realizzato un libro interamente dedicato alle infografiche sugli animali: Animali in cifre (Edizioni Sonda) rappresenta graficamente aneddoti e cifre sugli animali attraverso diagrammi, simboli e illustrazioni. Così li guarderemo con altri occhi e capiremo alcune delle cose strabilianti che sono in grado di fare.
I lavori di Steve Jenkins sono stati definiti stupefacenti, strabilianti, creativi, incantevoli, magistrali, straordinari, giocosi, affascinanti, chiari, efficaci, accattivanti, splendidi e istruttivi. In breve, un libro da non perdere! ...

Chiudere i battenti

Chiudere i battenti

27/03/2017

La compagnia Ringling Bros. and Barnum & Bailey, definita «il circo più crudele del mondo», ha finalmente annunciato che il 21 maggio 2017 chiuderà i battenti per sempre.
Lo storico Circo Barnum, dal nome del celebre antenato, è stato un intrattenimento amatissimo negli Stati Uniti a partire dalla metà del 1800. A determinare il fallimento imprenditoriale sono stati gli alti costi di gestione e il crollo della vendita dei biglietti. Il colpo più duro è arrivato però dagli animalisti che hanno criticato duramente l’utilizzo degli elefanti (il primo fu un esemplare asiatico di nome Jumbo nel 1882), denunciandone i maltrattamenti. Nel 2011, il circo ha accettato di pagare una multa di 270mila dollari (circa 253mila euro) al Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti per presunte violazioni della Animal Welfare Act. L’azienda non ha però mai ammesso gli illeciti, ma ha promesso di dare una formazione migliore al personale che si occupa degli animali.  
L’ultimo spettacolo che ha visto gli elefanti protagonisti, loro malgrado, è andato in scena nel maggio 2016. Dopo sono stati “liberati” in un centro di conservazione a Polk City, in Florida, Stati Uniti. Gli altri animali ancora presenti nel circo come leoni, tigri, cammelli, asini, alpaca, canguri e lama, verranno destinati ad altre aree protette. Noi li teniamo d’occhio. ...

Il lupo del bosco

Il lupo del bosco

24/03/2017

Oggi parliamo di edera, tossica per gli esseri umani, il cui uso interno è riservato esclusivamente agli specialisti. E dunque, per questa volta, niente giardino commestibile, ma curativo e decorativo sì.

Innanzitutto sfatiamo un falso mito: l’edera non si nutre della linfa degli alberi! Si serve dei loro tronchi come sostegno, però non è una pianta parassita. Il suo peso può accelerare la caduta degli alto fusti malati, ma non è di certo un killer!
Come ci racconta Annalisa Malerba, questa pianta era ben nota fin dall’antichità sia per essere velenosa, sia per l’efficacia in uso esterno. Numerose sono le testimonianze del suo impiego per lenire i dolori reumatici e attenuare il gonfiore delle articolazioni colpite da processi infiammatori.  Nel Medioevo, in cui poche erano le possibilità terapeutiche se non, per le credenze dell’epoca, far spurgare gli elementi causanti la malattia, veniva usata soprattutto in virtù del suo potere emetico, cioè in grado di far vomitare. Uno dei composti attualmente estratti dall’edera e attualmente in studio, non a caso, si è meritato il nome di «emetina».

Mi raccomando: l’uso interno dell’edera è riservato agli specialisti, non sognatevi di preparare tisane in casa con dell'edera! L'estratto secco ricavato dalle foglie è già in uso clinico per diverse malattie dell’apparato respiratorio, sia acute che croniche. Ma ci possono mettere le mani solo medici, ricercatori ed erboristi! ...

Passione di chef

Passione di chef

20/03/2017

La passione non smette mai di cercare. Può essere questo il motto di Anna Artesian, una delle più brillanti testimoni della Veg Generation chef. Nata a Bologna, madre di tre figli, laureata in economia e commercio, Anna si è avvicinata alla cucina crudista grazie a un breve corso con lo chef Mario Parmeggiani. Ha poi approfondito le sue conoscenze a Los Angeles, grazie ai corsi di Matthew Kenney, guru internazionale della cucina crudista. È la fondatrice del Botanica Lab e del Botanica Lab Cucina, il primo plant-based bistrot di Bologna. Scopriamo i suoi fantastici ravioli di spinaci con ripieno di ricotta di macadamia ed erbette. ♦ Ingredienti per 4 persone
Per la sfoglia
300 g di farina di farro 
120 ml di acqua
1 cucchiaio di olio
200 g di spinaci lessati ♦ Per il ripieno
150 g di noci macadamia
120 ml di acqua
1 cucchiaino di succo di limone
erbette di stagione timo e salvia 
aglio (facoltativo)
sale e pepe Ammollate le noci in acqua circa 1 ora, poi frullatele con l’acqua e tutti gli altri ingredienti del ripieno (l’aglio a discrezione, solo per chi lo desidera). Ottenuta una «ricotta» cremosa, lasciate riposare 1 ora. Formate una fontana con la farina, aggiungete l’acqua, l’olio e gli spinaci lessati e lavorate il tutto fino a ottenere un impasto tenero e omogeneo. Tirate con il matterello la sfoglia e tagliate con un coppapasta dei cerchi di circa 4 cm. Al centro di ogni cerchio disponete 1 cucchiaio di ripieno e richiudete formando delle mezzelune. Cuocete in abbondante acqua bollente salata finché non risaliranno in superficie, poi saltate in padella con un po’ di olio ed erbe aromatiche sminuzzate a piacere. Impiattate e spolverate di pepe. ...

Il neoliberismo insostenibile

Il neoliberismo insostenibile

14/03/2017

Economista di fama mondiale, tra le maggiori esperte nella questione della fame nel mondo, la 82enne studiosa Susan George, presidente onorario di Attac France, non cessa di battersi contro le storture insostenibili del neoliberismo e dei trattati che lo sorreggono. Le abbiamo chiesto nelle pagine di Vegan Italy che cosa le dà speranza e la motiva a continuare a impegnarsi? «La storia ha sovente dato ragione a quelli che hanno perseverato: quelli che hanno lottato contro la schiavitù, per esempio». È proprio perché i problemi perdurano e si aggravano che io continuo a lottare. La situazione peggiora, in particolare per il clima e per l’Europa.  Il neoliberalismo pervade tutto, e dappertutto appena si sente minacciato, si irrigidisce. Ad alcune persone cadono le braccia, ma io penso che sovente la storia offra buone ragioni a chi persevera: penso a chi ha lottato contro la schiavitù durante la Guerra civile negli Stati Uniti, a quelli che hanno lottato contro l’apartheid in Sudafrica… ...

Spagna delle meraviglie

Spagna delle meraviglie

10/03/2017

Tra città medievali, chiese isolate, distese di girasoli e campi coltivati, ecco a voi la Spagna più autentica, antica, segreta; piena di passione e ricca di sorprese.
Parliamo della Castiglia che sta alla Spagna come la Toscana sta all’Italia: è qui che ha avuto origine la lingua moderna (tanto che castellano ed español sono sinonimi), e sempre qui si sono sviluppate splendide città che conservano le vestigia, soprattutto medievali, del loro ricco passato. Procedendo verso ovest da Madrid in direzione del Portogallo, si incontrano castelli, monasteri, piccoli villaggi, fortificazioni, campi di girasole e montagne boscose. È la Spagna del passato, com’era prima che il turismo di massa e il mondo moderno approdassero sulle sue coste. Questa è la vera anima del Paese, una regione quasi segreta che magicamente svela le sue bellezze man mano che la si percorre.

Da viaggiatore vegan non è però un luogo facile, dato che la carne e i derivati animali sono tuttora centrali nella gastronomia locale. Tuttavia, non bisogna lasciarsi scoraggiare, mai darsi per vinti. Anche qui è possibile godere di ottime esperienze gastronomiche da abbinare alle ricche testimonianze artistiche e culturali. Lasciamoci allora tentare dalla castellana (o sopa de ajo: zuppa di aglio) una delle ricette più tipiche della gastronomia spagnola. Castigliana di origine, viene preparata in tutto il Paese. Ingredienti per 4 persone - 8 spicchi di aglio 120 g di pane secco a fette o pezzetti
- 1 cucchiaino di Pimentón de la Vera  (o di paprica dolce)
- 1,5 l di brodo vegetale
- 4 cucchiai di olio extravergine di oliva Preparazione Affettate gli spicchi di aglio e poneteli in una casseruola con l’olio.
Scaldateli senza farli dorare e metteteli da parte.
Nell’olio aromatizzato soffriggete quindi il Pimentón de la Vera.
Aggiungete il pane e soffriggetelo nell’olio speziato in modo che lo assorba.
Coprite con il brodo e unite di nuovo l’aglio. Lasciate cuocere 15 minuti e servite. ...

La rivoluzione vegetariana

La rivoluzione vegetariana

08/03/2017

Il professor Alberto Capatti ha inaugurato un importante filone di ricerca storica sul movimento vegetariano che è sempre stato trasversale: è stato adottato da gruppi conservatori, dalla borghesia moderata, da gruppi anarchici. Alla radice di tutti i movimenti vegetariani c’è la convinzione che bisogna disintossicarsi dall’industrializzazione e che sia necessario dimostrare che il mondo vegetale è in grado di dare energia adeguata, mantenere l’autocontrollo e sviluppare valori sociali diffusi.
Secondo Capatti, i vegetariani dovrebbero preoccuparsi delle loro origini: le avanguardie vegetariane nate tra Ottocento e Novecento sono il movimento culturale più profondo e in grado di determinare cambiamenti sociali epocali.

«In Inghilterra, associazioni e riviste vegetariane sono nate fin dal 1840 (The Vegetarian Messenger è la rivista della Vegetarian Society), in Francia nel 1900 in occasione dell’esposizione universale» ci dice Capatti. «In Italia nel 1905, prima a Firenze e poi a Milano, con stretti legami con Lugano. Nel nostro Paese è stato soprattutto un movimento urbano, perché nelle città si è sofferto e percepito prima il costo dell’industrializzazione mentre nelle realtà rurali le persone erano di fatto, per necessità, vegetariane e quindi non potevano tematizzare la questione. «Personalmente, ho cominciato a occuparmi, come storico, delle origini dell’Associazione Vegetariana francese negli anni ’80. Poi lo scorso anno ho avuto la fortuna di poter accedere al Fondo Braidense e, in una settimana, sono riuscito a trovare la documentazione necessaria per scrivere il mio libro». Su Vegan Italy di marzo l'intervista completa al professor Alberto Capatti. ...

Gravidanza vegan? Si può!

Gravidanza vegan? Si può!

06/03/2017

Quarta tappa del viaggio di Vegan Italy tra le mamme veg del mondo. Dopo Svezia, USA e Canada, torniamo in Europa, ad Amburgo, per conoscere Carmen Hercegfi, mamma veg esperta di nutrizione. La persona giusta per chiacchierare di alimentazione a base vegetale, soprattutto nel delicato periodo della gravidanza.

«Nel 2008 ero esaurita» confessa Carmen. «Le mie funzioni vitali erano tutte sballate e stavo davvero male. Un mio amico mi ha consigliato la lettura del libro Il miracolo del pH alcalino di Robert O. Young. Ho subito modificato la mia dieta e dopo solo una settimana senza carne, latticini e pane, il mio apparato digerente è tornato perfettamente funzionante. Tre anni dopo, ho partecipato a una conferenza del medico austriaco Ruediger Dahlke, incentrata sul suo libro Peace Food, che mi ha aperto la mente sulle questioni etiche del veganismo: da quel momento, ho rinunciato per sempre a formaggio e miele.
Molti pensano che sia da irresponsabili seguire un’alimentazione vegana in gravidanza, ma è falso. Se sto meglio seguendo una dieta a base vegetale, la stessa cosa vale per i miei figli. Mio figlio più piccolo, che ha da poco compiuto 2 anni, è un vegano «puro». Mio figlio più grande, di 12 anni, lo è a casa; quando è a scuola o con gli amici decide da solo cosa mangiare». ...

La terra di mezzo

La terra di mezzo

01/03/2017

Incastonata tra Piemonte, Francia e Svizzera, abbellita da alcune delle cime più alte d’Europa e con una qualità della vita senza pari, la Valle d’Aosta è un piccolo gioiello in grado di regalare emozioni e relax dodici mesi l’anno, anche per il viandante vegan che, per iniziare potrà essere rapito dalla dolcezza delle Flantse, tipico dolce valdostano.
La Flantse deriva dal classico pane nero ed era considerato il dolce natalizio in tempi in cui le risorse economiche erano davvero molto limitate. Durante le feste gli si dava la forma di galletti, stelle e altro per renderlo più invitante. Ecco la ricetta per farli in casa. Ingredienti per 4-5 pani - 300 g di farina integrale di frumento
- 100 g di farina di segale
- 150 g di burro di soia
- 15 g di lievito  di birra fresco
- 200 ml di latte  di soia tiepido
- 100 g di zucchero uvetta, mandorle  e noci a piacere,  tritate grossolanamente Sciogliete il lievito nel latte tiepido, fondete il burro e lavorate il tutto con le farine fino a ottenere un composto liscio e compatto.
Lasciate lievitare l’impasto 30 minuti. Aggiungete gli altri ingredienti, impastate e formate dei panetti di circa 200 g ciascuno.
Lasciate lievitare 30 minuti in luogo caldo e al riparo dalle correnti, coperti da un canovaccio, quindi cuocete 40 minuti in forno preriscaldato a 180°C. ...

Nella vecchia fattoria

Nella vecchia fattoria

27/02/2017

Nell’immaginario pubblicitario, gli allevamenti sono posti idilliaci, dove gli animali vivono felici a contatto con la natura e gli esseri umani si prendono cura di loro con affetto. Così è più facile mangiarli!
In generale, la narrativa sul consumo degli animali è talmente vasta che persino i vegani fanno fatica a confutarla; è come una cipolla: gli strati non finiscono mai.
L’inchiesta dell’attivista Robert Grillo pubblicata su Vegan Italy ci spiega come aprire gli occhi, e tenerli ben spalancati, su questa ipocrisia. Perché gli animali provano esperienze coscienti e dobbiamo diventarne i testimoni e portavoce, mettendoci nei loro panni di vittime. «Uno dei miti più difficili da sfatar» ci dice Robert Grillo «è quello per cui gli animali non avrebbero nulla da ridire sul modo in cui li trattiamo, perché fin dalla notte dei tempi abbiamo usato il loro «tacito consenso» come futile pretesto all’addomesticamento e allo sfruttamento. Ma non è mai esistita un’età dell’oro in cui gli animali venivano rispettati e trattati bene. La loro sottomissione è il risultato di secoli di violenza, torture e dominio che li hanno completamente piegati al nostro volere». ...

Vegan island

Vegan island

23/02/2017

Quando passione per il canto e l'amore per tutte le forme di vita si uniscono, il risultato è... Francesca Faro! Oggi è una delle voci italiane più interessanti dal jazz tradizionale e dello swing, con all’attivo 15 anni di concerti e collaborazioni con alcuni dei nomi più in vista del jazz italiano e non solo, fra cui Renzo Arbore, Lino Patruno, Silvia Manco, Domenico Sanna, Giorgio Cuscito, Greg, Emanuele Urso, Fabiano Pellini e Michael Supnick.
Dal debutto in un saggio scolastico al successo della trasmissione Vegan Island, Vegan Italy di marzo l’ha intervistata per scoprire la sua storia, i suoi traguardi e i suoi progetti, a ritmo di musica. Lei ricorda perfettamente quando è diventata vegana: «era il 19 marzo 2012, lo ricordo benissimo. Da tempo, seguivo su Facebook pagine dedicate agli animali: prima quelle su cani e gatti - da qualche anno avevo adottato un cane abbandonato -, poi quelle contro lo sfruttamento animale e la sperimentazione. Eravamo sotto Pasqua, vidi un filmato sulla macellazione degli agnelli: iniziai a piangere a dirotto, domandandomi come avessi potuto chiudere gli occhi per tutto quel tempo, come non mi fossi mai resa conto dell’orrore di cui anch’io ero responsabile. Passai la serata al computer, trovai un discorso dell’attivista Gary Yourofsky. Mi convinse del tutto: dovevo diventare vegana!
L’ho fatto da un giorno all’altro, senza fatica, perché ero sicura di avere fatto la scelta giusta. La presa di coscienza fu terribile, ma l’aprire gli occhi fu una delle cose migliori che potesse accadermi. Sono diventata vegana per gli animali, poi ho scoperto quanti benefici avesse anche per la mia salute e per l’ambiente». ...

Accoglienza teutonica

Accoglienza teutonica

22/02/2017

I tedeschi sono persone fredde, non sorridono mai, mangiano solo patate e würstel e indossano calzini bianchi con i sandali aperti. Nulla di tutto questo è vero (be’, forse l’ultimo punto un po’ sì), e Colonia è la città perfetta per sfatare i luoghi comuni e scoprire un popolo gentile e accogliente Chiese gotiche e romaniche si incrociano con architetture modernissime, metallo e luci a LED e fra esse locali, ristoranti e negozi dove saziarsi di prelibatezze e shopping rigorosamente vegan. Non ci credete? Ecco una zuppa vegana di würstel, crauti e patate che potrete gustarvi a Colonia oppure preparare a casa vostra. Ingredienti per 4 persone • 4 würstel vegetali (controllate che non  ci sia albume tra gli ingredienti)
• 500 g di crauti sgocciolati
• 5 patate di medie dimensioni
• 100 g di panna vegetale 
• ½ cipolla rossa
• 1 cucchiaio  di paprica dolce 
• 1 cucchiaio di semi  di cumino
• 1 cucchiaino di zenzero grattugiato
• olio extravergine di oliva (per il soffritto)
• sale a piacere Preparazione Pulite e affettate la cipolla, poi fatela rosolare in 2 cucchiai di olio. Unite i crauti e lasciate soffriggere 2-3 minuti, poi aggiungete la paprica e il cumino. Aggiungete acqua calda quanto basta a coprire i crauti e cuocete 30 minuti dal raggiungimento del bollore. Unite le patate pelate e tagliate grossolanamente. Aggiungete altra acqua, quanta ne serve per coprirle. Cuocete incoperchiato finché le patate non risultano tenere se infilzate con una forchetta. A fine cottura aggiustate di sale. Tagliate i würstel in rondelle da ½ cm e rosolateli in una padella leggermente unta di olio. Aggiungeteli alla minestra insieme alla panna. Cuocete altri 10 minuti senza coperchio, facendo evaporare il liquido in eccesso. Servite la zuppa bollente e lasciatevi avvolgere dal suo profumo! ...

Le etichette del futuro

Le etichette del futuro

21/02/2017

Quando acquistiamo un pacchetto di cracker, un barattolo di sugo o una scatola di biscotti, sappiamo davvero cosa c’è dentro? Certo, ingredienti e informazioni nutrizionali sono obbligatori, ma che siano anche chiari è tutto un altro paio di maniche. Ecco perché c’è bisogno di una «label revolution». Tanto per iniziare, la redazione USA del magazine Wired ha ipotizzato diverse nuove categorie:

  • benessere e sicurezza (per conoscere tutti quegli aspetti non strettamente correlati alla salute dell’alimento, come per esempio le condizioni di lavoro di chi lo ha prodotto);
  • ecologia (per sapere se la produzione è sostenibile a livello di inquinamento, sfruttamento dell’acqua e delle risorse del terreno...);
  • indice glicemico (come deterrente, per contrastare diabete e obesità, due delle piaghe più pericolose e diffuse nel mondo occidentale moderno).
Infine, le etichette del futuro dovrebbero indicare anche i contenuti etici di un alimento, oltre agli ingredienti, le calorie e la quantità di moto necessaria per smaltirle. ...

Agli albori del circo

Agli albori del circo

20/02/2017

Clara era una rinoceronte che nel Settecento girò tutta Europa in tour. Incantò chiunque la incontrava, nobile o plebeo, giovane o anziano. Stregò un continente intero, ma nessuno si sognò mai di chiedersi se a lei facesse piacere tutto quel viaggiare e tutta quella gente che l’osservava a bocca spalancata. Ma del resto, era solo un animale.
Dieci anni dopo la sua morte, in Inghilterra, l’ufficiale della cavalleria britannica Philip Astley ideò per la prima volta un’esibizione circense in senso moderno. Era uno spettacolo in cui, in una pista circolare in uno spazio chiuso, venivano esibiti cavalli ammaestrati. 
E mentre le esibizioni con animali più o meno esotici iniziarono a coinvolgere tutta Europa, dall’elefante in Riva agli Schiavoni a Venezia agli Orsanti dell’Appennino, di Clara e della sua vita girovaga, piano a piano nessuno si ricordò più. Sopravviveva solo in ceramiche e dipinti, a ricordare che fu lei il primo animale di un circo come lo concepiamo oggi. Speriamo di vedere presto anche l'ultimo a varcare una pista dentro un tendone.   ...

Homo vegan

Homo vegan

17/02/2017

Noam Chomsky è uno dei pilastri del pensiero contemporaneo. È noto in tutto il pianeta per i suoi contributi illuminanti su comunicazione e linguistica, ma da buon «tuttologo» ha detto la sua anche sulla questione vegana. «Se la storia dell’umanità proseguirà - cosa non così scontata - non sarei per nulla sorpreso se evolvesse verso il vegetarismo e la difesa dei diritti animali». Chomsky, pur non essendo vegetariano, è convinto della validità e della importanza della problematica dello sfruttamento animale, non solo nell’industria alimentare ma anche nella vivisezione: «Gli esperimenti sulle cavie sono atti di tortura. Né più né meno. Fino a che punto abbiamo il diritto di torturare gli animali per il nostro bene? E non è una questione irrilevante da dibattere». ...

Mangiare bene a scuola?

Mangiare bene a scuola?

15/02/2017

Carla Torti è una di quelle rare e preziose persone che uniscono etica del lavoro ed empatia; da 30 anni si occupa di alimentazione a scuola e suo unico scopo, da sempre, è il bene comune. Che visto il suo lavoro, significa il bene dei nostri figli.
«La ristorazione scolastica è un mondo con molti interessi in gioco», confessa Carla. «Chi la gestisce deve stare nei costi e soddisfare sia l’amministrazione che i genitori, sia i bambini che le ASL».
Senza contare che bisogna prima convincere i figli (specie se piccoli, specie se influenzati dai media e dai compagni) ad abbandonare i cibi «spazzatura» può rivelarsi davvero un’impresa. Tuttavia, se seguite i consigli della dottoressa Corti, sarà facile come bere un bicchier d’acqua! • Mantenete un atteggiamento tollerante; se siete troppo rigidi, finirete per ottenere l’effetto opposto. • Fate conoscere ai bambini i cibi che mettete in tavola: da dove provengono, come vengono preparati, se la loro produzione danneggia la natura e gli altri esseri viventi.  • Mangiate voi per primi i cibi che preparate per i vostri figli: l’esempio ha una grandissima valenza educativa. • Coinvolgete i bambini e fateli diventare protagonisti in cucina, nella scelta degli ingredienti e nella preparazione dei cibi, in modo che, a poco a poco, imparino ad apprezzare  e assaporare gusti nuovi. • Non eliminate definitivamente dall’alimentazione di vostro figlio un cibo che non gli è piaciuto, ma riproponeteglielo dopo un po’: i gusti dei bambini variano nel tempo, e molto spesso si tratta solo di una questione di abitudine. ...

Tanti auguri, micio!

Tanti auguri, micio!

13/02/2017

Il 17 febbraio si celebra la Giornata nazionale del gatto, e siamo sicuri che coccolerete a dovere il vostro re leoncino di casa. E se provaste anche a... interpretare i suoi comportamenti? Noi vi diamo le dritte per farlo, con le situazioni tipo più diffuse, il modo in cui le vivono i nostri amici a quattro zampe e il consiglio del veterinario per reagire al meglio. Partiamo dalla sveglia mattutina: alle 6 del mattino, il gatto gratta e vocalizza alla porta della camera del suo umano. A cosa pensa il gatto? «Eh! Oh! Svegliati, è ora d’uscire!». Il consiglio del veterinario: se non avete installato una gattaiola o il gatto non ha la possibilità di uscire, è inevitabile che si metterà a grattare o a saltare di fronte alla porta per svegliarvi.
Se volete evitarlo, non ricompensate mai i suoi comportamenti indesiderati (cioè non rispondete ai suoi vocalizzi e al suo grattare alla porta), ma anche non indugiate e procurategli uno spazio per giocare. Jean Cuvelier, laureato all’École Nationale Vétérinaire di Alfort (ENVA) e alla facoltà di medicina veterinaria di Parigi, ha creato un vero è proprio dizionario  in cui vengono decodificati i comportamenti e le situazioni della vita quotidiana «lato umano» e «lato gatto», attraverso oltre 180 parole-chiave classificate dalla A alla Z: appartamento, caduta, lettiera, miagolio, risveglio mattutino… ma anche albero, trasloco, termosifone, topo… Cosa ci vuole dire, come dobbiamo rivolgerci al nostro micio, come possiamo interpretare il comportamento tra gatti. E tutte le regole per rendere più serena la nostra convivenza. ...

Serenissima vegan

Serenissima vegan

09/02/2017

Unica e ipnotica, tappa obbligata per i turisti di tutto il mondo e potente polo di attrazione cuturale, Venezia propone un’offerta vegan in crescita, ma che ha ancora bisogno di essere sostenuta dalla spinta di un turismo più maturo e consapevole.
L'inviato di Vegan Italy Yari Prete si perde tra calli, campi, campielli, canali, rii e ponti alla scoperta di caffè, ristoranti e mercati. E ci prende poi per la gola con una ricetta degli zaeti o zaleti (o xaeti, in veneziano), tipici dolcetti veneziani che devono il loro nome alla farina di mais con cui vengono preparati.

Ingredienti per 36 biscotti    
• 340 g di farina 0 
• 340 g di farina  di mais fioretto 
• 250 g di burro di soia 
• 250 g di zucchero di canna integrale  
• 250 g di uvetta 
• 15 g di amido di mais 
• 70 ml di acqua 
• 1 pizzico di sale marino integrale 
• 5 cucchiaini di zucchero a velo vanigliato Preparazione 35 minuti (+ 30 minuti di riposo)
Mettete a bagno l’uvetta in 1 tazza di acqua calda 10 minuti. Mescolate burro, zucchero e sale. 
Sciogliete l’amido nell’acqua e versatelo nel composto mescolando bene. Aggiungete le farine e l’uvetta strizzata e mescolate fino a quando l’impasto sarà solido e uniforme. 
Lasciate riposare in frigorifero ½ ora. Accendete  il forno a 180°C.
Preparate i biscotti: formate dei rotolini con l’impasto tagliandoli a pezzi e dando loro la caratteristica forma (vedi foto). 
Cuocete in forno a 160°C 15 minuti su carta da forno, poi estraeteli dal forno e, ancora caldi, cospargeteli di zucchero a velo. ...

Una vita a costo zero

Una vita a costo zero

08/02/2017

Dal caffè al bar, al mutuo sulla casa: il denaro sembra indispensabile. Ma se invece ce lo avessero solo fatto credere? Mark Boyle, l’Uomo senza soldi, ci spiega come eliminare banconote, carte di credito & Co. per sentirci più liberi, soddisfatti e... ricchi!
Per Boyle l’umanità deve andare oltre il mito dei soldi, se vogliamo vivere un futuro a lungo termine su questo pianeta. Non solo: il suo scopo ultimo è fornirci un quadro esauriente delle alternative per soddisfare i nostri bisogni senza l’uso del denaro (o quantomeno diventandone meno dipendenti): alternative che ci consentiranno di avere un maggiore controllo sulla nostra vita e quanta più creatività possibile; di limitare il nostro impatto negativo - accrescendo quello positivo - sul resto della natura e sulla nostra comunità; di liberarci di un lavoro che non ci piace più; o semplicemente, di intraprendere un cammino di conoscenza di noi stessi prima impensabile.
Non ci credete? Su Vegan Italy di febbraio trovate alcune dritte per preparare a costo zero prodotti per la cura del corpo e della casa. È facile e divertente. E questo, se lo volete, potrebbe essere solo l’inizio!  ...

Pragmatismo vegano

Pragmatismo vegano

06/02/2017

Per salvare gli animali bisogna essere realisti Etico e pragmatico, Helmut F. Kaplan ci offre una visione estremamente lucida della situazione attuale e di quello che realisticamente sarebbe necessario fare, per il bene degli animali, del pianeta e della nostra stessa specie.

Il saggio Vegan soll keine Religion sein applica un filtro realista alla liberazione animale. Kaplan parte da tre considerazioni molto dolorose: 
• gli animali non si possono aiutare da soli; 
• gli animali non possono vendicarsi; 
• una volta liberati, privano l’umanità di una fonte di nutrizione molto ambita.  

L’obiettivo del veganismo va quindi perseguito con pragmatismo, per gradi. Inutile perdersi in gare di purezza e santità, anche perché un vegano al 100% non potrebbe prendere né auto, né moto, né aerei, e non potrebbe nemmeno calpestare i prati o avventurarsi su un sentiero dopo un temporale per paura di uccidere qualche lumaca.
Il veganismo non deve, in sintesi, diventare una religione fondamentalista. Vista la sua natura privata ed emotiva, è un passo che non può essere preteso o forzato, altrimenti rischia di essere controproducente.
Coniugando etica e relativismo, il veganismo è un obiettivo da raggiungere prima di tutto armati di senso pratico. Per il bene degli animali.

Per Kaplan c'è un altro problema, dannosissimo per il movimento di liberazione animale e che si affianca al fondamentalismo: è la tendenza a scannarsi all’interno del movimento stesso. Deve invece esistere un solo e unico possibile orientamento, un’unica possibile unità di misura della coerenza: i diritti animali.   ...

Arte & Veganismo

Arte & Veganismo

02/02/2017

Terza tappa del tour di vegan Italy tra le mamme veg nel mondo. Siamo in Canada, a Vancouver, con Maritza Oliver, una vera pioniera della letteratura vegan per ragazzi. Vegan Italy di febbraio vi racconta il suo lavoro e la sua arte, ma anche la sua filosofia di vita e, ovviamente, del suo essere mamma.
Ma come le è venuta in mente di scrivere libri per bambini a tematica vegan?
«Credo che qualsiasi forma d’arte debba avere uno scopo, e poiché da sempre il disegno e la pittura sono i miei hobby, ho pensato di unire le due passioni della mia vita - l’arte e il veganismo - per diffondere un messaggio di gentilezza e compassione in tutto il mondo. 
Mi viene naturale scrivere libri per bambini che spieghino con delicatezza, in un linguaggio appropriato alla loro età, perché le persone scelgono di diventare vegane. È più facile per me, e quale migliore accompagnamento al testo di illustrazioni vivaci, originali e colorate, per mostrare la terribile condizione degli animali torturati e uccisi per il cibo, l’abbigliamento, l’intrattenimento ecc.? Senza entrare troppo nel dettaglio però, o spaventarli».   ...

Chi ha paura dei serpenti?

Chi ha paura dei serpenti?

31/01/2017

Tra gas di scarico e sferragliare di autobus senza ammortizzatori, nella scuola dell’infanzia Mirafiori Sud di Torino continua l’esemplare esperienza di educazione alla natura, rispetto e convivenza (anche con una biscia, non un serpente, che tanto clamore mediatico ha suscitato).
Si tratta dell'orto-giardino proposto dall’Atelier di pedagogia creativa, diretto da Amilcare Acerbi e adottato anche presso la scuola dell’infanzia Mirafiori Sud di Torino, nasce in autunno, prendendo la forma di una installazione a labirinto, all’aperto, con la messa a dimora di alcune piantine e semi. Un’attività che prosegue anche all’interno della scuola in inverno, seminando e «spiando» cosa succede, e poi in primavera, invasando e gestendo nuove semine e nuove crescite. Si costruisce insieme, anche con i genitori, un luogo dove esplorare, trovare, nascondersi, rincorrersi, ma anche toccare, raccogliere, annusare, assaggiare.
La veloce crescita primaverile delle diverse erbe offrirà nuove scoperte, in continuazione. La frustrazione dell’attesa del fiore e del frutto sarà compensata dal giocare, costruire, decorare, e nel quotidiano dei bambini, negli occhi, sulla pelle, tra le mani, entreranno con semplicità sensazioni ed emozioni. Con questa installazione si sviluppa in loro una forte sensibilità alla vita della vegetazione e una continuità di relazione, soprattutto con le erbe, dalla loro semina o messa in terra, al raccolto dei frutti. 
«I bambini formano gruppi di età variabile fra i tre e i sei anni: lo spirito di emulazione da parte dei più piccoli è molto forte, quindi imparano in fretta osservando i compagni più grandi»
racconta la maestra Alessandra Daprà «I bambini manipolano la terra: si sporcano le mani e, seminando le piante aromatiche, seguono come tutto cresce e si sviluppa. O come muore: un fatto naturale anch’esso».   ...

Dar voce a chi non ha voce

Dar voce a chi non ha voce

27/01/2017

Attivista per istinto e vocazione, appassionato di strategia e comunicazione, Matteo Cupi fa parte del movimento per la protezione degli animali da oltre 15 anni. Investigatore per Animal Equality in Spagna e in Regno Unito, è cofondatore e direttore esecutivo di Animal Equality in Italia.
La sua storia le sue esperienze e le battaglie passate e future sono incentrate nel dare voce ai senza voce nella convinzione che solo un pubblico ben informato possa fare scelte responsabili, ed è questo che ci sprona a dare il meglio ogni giorno.
«Sono diventato un attivista politico all’età di diciassette anni e, in un certo senso, è partito tutto per caso» confessa Matteo nell'intervista rilasciata a Vegan Italy. «Sono sempre stato mosso da uno spirito di giustizia, indirizzando fin da subito i miei sforzi per la difesa dell’ambiente, i diritti umani e quelli degli animali. Ricordo ancora la mia prima protesta contro la vivisezione: la complicità e l’affinità con le persone che animavano la piazza mi fecero capire che la mia tensione era indirizzata verso i diritti dei più deboli. 
Mi ritrovai con il tempo a dedicarmi totalmente alla difesa degli animali, a cui rivolgevo i miei pensieri giorno e notte; quasi non parlavo d’altro: dare voce ai senza voce era diventata la mia ragione di vita. Ai tempi, eravamo in pochi ad affrontare la questione animale e sentivo che era molto importante dare il mio contributo; non si trattava più di un atto politico, ma di qualcosa che andava oltre le emozioni, qualcosa che sentivo fosse giusto fare».    ...

Vegan by France

Vegan by France

26/01/2017

Marie Laforêt è la regina vegan di Francia, il simbolo della cucina etica e cruelty-free: blogger, autrice, «creatrice culinaria» e fotografa, il suo rapporto con il cibo parla di amore, passione e consapevolezza. Perché nutrirsi bene vuol dire vivere bene.
Appassionata di cucina etica, sana e golosa, ha scritto numerosi ricettari e condivide i suoi esperimenti culinari sul blog 100% Végétal (www.100-vegetal.com).
«Alle presentazioni dei miei libri, i lettori mi ringraziano; hanno capito che il veganismo si sta affermando nei negozi, nei locali e nelle librerie, quindi vogliono approfondirlo, e quale modo migliore che iniziare dai fornelli?
La cucina vegana è ricca e varia come tutte le cucine del mondo, influenzata da sapori e pratiche internazionali: annoiarsi è impossibile!
Certo, gli stereotipi sono duri a morire: ma è tempo di dire addio al vegano denutrito e ossuto, che si ciba di insalata. I vegani amano mangiare, e bene!»
Provate il suo piatto unico, ricco di proteine, verdure e sapori. insalata di quinoa, tofu grigliato, olive e pomodori secchi. Ingredienti per 4 persone
- 150 g di quinoa bianca
- 200 g di tofu compatto
- 4 cucchiai di olio di oliva
- 1 cucchiaino di curry in polvere
- 1 cucchiaino di erbe di Provenza
- 2 cucchiaini di shoyu
- 175 g di olive Kalamata snocciolate
- 80 g di pomodori secchi in olio di oliva
- 1 limone
- sale e pepe nero Preparazione
Lavate la quinoa e mettetela in una casseruola con una quantità di acqua pari al doppio del suo volume. Portate a ebollizione, cuocete a fuoco medio 10 minuti, quindi togliete dal fornello e lasciate gonfiare fino all’assorbimento completo dell’acqua. Risciacquate bene in acqua fredda, in un colino a maglie fini.
Tagliate il tofu a dadini, rosolatelo in una padella a fuoco vivace con 1 cucchiaio di olio di oliva, il curry e le erbe di Provenza. Quando il tofu è dorato, spegnete il fuoco, aggiungete lo shoyu, rimestate e tenete da parte.
Mescolate in una insalatiera la quinoa con 3 cucchiai di olio di oliva.
Quindi aggiungete le olive e i pomodori secchi tritati, il tofu grigliato, sale e pepe e servite in tavola. I vostri ospiti vi ringrazieranno. ...

Il tè in cucina

Il tè in cucina

25/01/2017

Chi ha detto che il té va bene solo alle cinque? In modo insospettato e incredibile è versatile in cucina e permette mille accostamenti. Non ci credete? Provate allora questa idea assolutamente originale e un po' estrema ma dal gusto tentatore.
Ecco il tiramisù macrobiotico al Matcha, una versione «verde» e nipponica dell'italico dessert tanto amato pure in Giappone. Ingredienti per 4 persone
- 1 avocado maturo
- 125 g di tofu vellutato
- 60 ml di latte di soia
- 4 cucchiai di succo di agave
- 70 g di fiocchi di avena
- 1 cucchiaino di essenza di vaniglia
- 1 cucchiaio e ½ di caffè di cereali in polvere
- tè Matcha in polvere per decorare Preparazione
In una ciotola mescolate i fiocchi di avena con il caffè di cereali, versate 1 cucchiaio di acqua calda e rimestate fino ad assorbire il liquido. Sbucciate l’avocado, eliminate il nocciolo e riducetelo a dadini. Frullatelo con il tofu, il latte di soia, il succo di agave e l’essenza di vaniglia, fino a ottenere una crema verde omogenea.
Sistemate il composto di fiocchi di avena sul fondo di 4 bicchieri, coprite con la crema di avocado e lasciate raffreddare in frigorifero almeno 2 ore. Prima di servire, spolverizzate con il tè Matcha. ...

La nuova pelle

La nuova pelle

23/01/2017

Dalla cittadina di Hove, nella contea del West Sussex,Inghilterra, sta per sbarcare in Italia (e non solo) Beyond Skin, marchio di calzature vegan ed eco friendly che rivoluziona il concetto di «pelle» nell’industria della moda. Ce lo spiega Natalie Dean, ideatrice del brand.
Beyond Skin è un marchio nato nel 2001, quando acquistare un paio di scarpe senza inserti di origine animale, e allo stesso tempo resistenti, sembrava un’impresa impossibile!
La missione di questo brand è offrire prodotti di altissima qualità in linea con le ultime tendenze.
«All’inizio non è stato facile» ammettono le fondatrici dell'impresa, Natalie Dean ed Heather Whittle.
«Ci abbiamo impiegato circa due anni prima di trovare un’azienda che potesse produrre scarpe in similpelle soddisfacenti per i nostri requisiti.
Per le nostre calzature similpelle e tessuto, mentre per le suole un materiale traspirante e completamente riciclato. Tutto proveniente dall’Italia e di altissima qualità. Siamo sempre alla ricerca di nuovi materiali eco-friendly e in futuro potremmo prendere in considerazione anche le stampanti 3D».   ...

Il mio armadio veg!

Il mio armadio veg!

20/01/2017

Quando pensiamo alla transizione da uno stile di vita onnivoro a uno vegano, la prima cosa che ci viene in mente è la dispensa.
Ma essere vegani abbraccia ogni aspetto dell’esistenza, compreso il guardaroba. E con 5 semplici passi sarà facilissimo fare la rivoluzione, anche nell’armadio. 1. Osservare
Quali sono i capi d’abbigliamento non vegani di cui dovete sbarazzarvi (e che magari regalerete a qualche amico o ente di beneficenza) 2. Scrivere
Scrivete nero su bianco i vestiti e gli accessori che dovete cambiare, segnando a fianco il capo o l’accessorio con cui andranno
sostituiti. 3. Cercare
Andate alla ricerca di quelle aziende 100% cruelty-free che potrebbero fare al caso vostro: abbigliamento,accessori, scarpe... Il web vi può aiutare tantissimo! 4. Condividere
Fate shopping con un amico chiedetegli un consiglio: un secondo parere è sempre utile. 5. Prendere tempo
Non fatevi prendere dall’ansia di buttare tutto ciò che non è vegano e rimpiazzarlo subito. Ciascuno ha il proprio ritmo: seguitelo e sarete pienamente soddisfatti.  ...

E' il momento delle zuppe

E' il momento delle zuppe

18/01/2017

Ricetta tipica, antica e contadina, la zuppa di ceci e castagne era già nota nel Medioevo ed è naturalmente vegan. Un piatto unico ricco e nutriente, ideale nelle fredde giornate spazzate dal vento, dovunque voi siate! Ingredienti per 4 persone
- 600 g di castagne fresche (o 200 g di castagne secche)
- 300 g di ceci secchi (precedentemente ammollati 12 ore)
- 1 spicchio di aglio
- 1,5 litri di brodo vegetale
- 1 cipolla
- 1 carota
- 1 costa di sedano rosmarino
- olio extravergine di oliva
- sale marino integrale Preparazione
Per prima cosa, se usate le castagne fresche, fatele bollire 20 minuti, scolatele e, dopo averle fatte raffreddare, sbucciatele e pelatele.
Tritate la cipolla, la carota, il sedano, l’aglio e il rosmarino, e fate soffriggere in una pentola capiente. Aggiungete i ceci e le castagne, coprite con il brodo e cuocete almeno 2 ore a fuoco basso. Salate e servite con un filo di olio a crudo.
Accompagnate la vostra zuppa con una fetta di pane bruschettato, condito con crema di funghi o di tartufi. 
Sarete in pace con l’universo intero. ...

Veganismo in Tv

Veganismo in Tv

16/01/2017

Nata in Grecia, Nafsika Antypas è la prima donna ad aver gettato un ponte vegano tra il suo Paese e gli Stati Uniti con un  programma televisivo che, unico al mondo, parla esclusivamente di veganismo. Siete pronti a sintonizzarvi su Plant-Based by Nafsika?.
In onda ogni mercoledì per sei settimane, dal 27 luglio al 31 agosto 2016, dalle 7.30 alle 8 sul canale FYI del network A&E, è uno show a tutto tondo sul lifestyle vegan: ogni puntata è ricca di ricette, notizie, approfondimenti che ruotano attorno al veganismo, per dimostrare quanto sia facile e vantaggioso passare a un’alimentazione a base vegetale. 
Per le lei non ci sono mezzi termini. «Non puoi considerarti una persona compassionevole e amorevole se continui a contribuire alla tortura e all’uccisione di animali innocenti».
E poi «La dieta mediterranea, o greca, è principalmente a base di cibi vegetali. Quindi possiamo diventare facilmente mediterranei vegani».   ...

Rivoluzione vegana

Rivoluzione vegana

13/01/2017

In occasione della 27esima edizione (2014) della conferenza annuale Empowering Women of Color, la celebre militante Angela Davis, salita alla ribalta negli anni Settanta per le sue battaglie in difesa dei diritti civili, ha esordito con questo «coming out»: «Di solito non dico che sono vegana, ma le cose sono cambiate. Penso che sia arrivato il momento di spiegare perché il veganismo fa parte di una prospettiva rivoluzionaria: ci aiuta non solo a instaurare un legame più compassionevole con gli esseri umani, ma anche con le altre creature con con cui condividiamo il pianeta, e si rivela un alleato nella lotta all’intera forma capitalistica industriale che ruota intorno alla produzione del cibo». Lotta che non può non considerare, innanzitutto, la presa di coscienza nei confronti dello sfruttamento animale. «Significa diventare consapevoli delle nostre azioni», prosegue Davis. «La maggior parte di noi non pensa al fatto che mangia animali. Quando addentano una bistecca o una coscia di pollo, le persone non fanno caso all’enorme sofferenza che comporta il trasformare delle creature viventi in cibo».
Conosciuta soprattutto per le opinioni progressiste sui concetti di razza, genere e classe, Angela Davis lo è meno per quelle sul concetto di specie, altrettanto illuminanti. Vegan Italy di gennaio ve le facciamo conoscere, e siamo sicuri che non vi lasceranno indifferenti.   ...

Veg & The City

Veg & The City

10/01/2017

Annika Lundkvist intervista le mamme vegane a New York che colpiscono non tanto per la loro vocazione al ruolo di madri, ma per l’intensità con cui hanno infuso la propria etica nei progetti in cui sono coinvolte: scrittura, produzione di documentari, ristorazione, beneficenza… Ogni loro atto è un messaggio e un segnale, che coinvolge e comunica i vantaggi e l’importanza di uno stile di vita vegan.
Partiamo da Leinana Two Moon, che lavora per il servizio clienti dell’azienda di moda vegan Vaute Coutur. Michelle Carrera, traduttrice freelance di Brooklyn, gestisce Chilis on Wheels, una mensa vegana per i meno abbienti, e organizza gruppi di incontro dei latinos vegani di New York.
C'è poi Victoria Moran che ha fondato la Main Street Vegan Academy e nel 2016 è stata nominata dalla PETA Sexiest Vegan over 50 e Marisa Miller Wolfson, regista e montatrice del documentario Vegucated, impegnata a scrivere un libro di cucina per genitori di bambini e neonati vegani. E per finire Felicia Greenfield, modella e attrice (House of Cards, Homeland), che con la famiglia si occupa di due organizzazioni di beneficenza: Rescue Men e Grandpa Dave’s Creature Comforts.  Le loro storie su Vegan Italy di gennaio.   ...

Ma vegan è davvero più sano

Ma vegan è davvero più sano

06/01/2017

Patrizio R., Milano ci chiede su Vegan Italy di gennaio: «Ci diamo tanta pena per migliorare la nostra alimentazione, ma anche il cibo vegetale può essere inquinato oppure OGM, e le truffe esistono anche nel biologico… alla fine non c’è tutta questa differenza». Risponde nella sua rubrica su Vegan Italy la psicologa vegana Antonella Sagone. 
«È vero, non si può prevenire ogni cosa, non si può controllare tutto, ma pensare che tanto tutto è uguale, che i rischi per la salute sono dovunque e che non vale la pena di darsi troppa pena, significa ignorare l’enorme divario, in termini di impatto sulla salute e sul pianeta, che c’è fra cibo animale e vegetale.
Usiamo il buon senso. Per esempio: se il vegetale può essere inquinato, che dire allora della carne dell’animale che di quel vegetale si è nutrito? Chi è più in alto nella catena alimentare, più concentra veleni, pesticidi e metalli pesanti (e in cima a tutto, in questo caso, ci siamo noi).
E anche se ci sono falsi in ogni campo, possiamo informarci, verificare e scegliere meglio. E in ogni caso, che sia o meno salutare, il cibo vegetale ci farà comunque bene e soprattutto non farà del male a nessuno. Al contrario: avrà risparmiato le vite degli animali che non sono stati sfruttati e uccisi per produrlo». ...

Benvenuti nella città dorata

Benvenuti nella città dorata

04/01/2017

Oinarea, «dove scorre il vino», così dicevano di Orvieto gli etruschi, e oggi come allora a quel vino antico si affiancano i deliziosi sapori di una cucina che sa essere vegan e naturale senza alcuno sforzo, tutta da scoprire. I vigneti dell’Orvietano erano già fonte d’orgoglio per gli Etruschi e per i Romani e oggi producono un bianco pregiatissimo, l’Orvieto Classico, ottenuto dalla fermentazione di cinque tipi di uve differenti, disponibile anche in versione rossa e rosata, secco, abboccato e dolce. Da provare inoltre l’Orvieto e l’Orvieto Rosso, il Cervaro de La Sala, il Fobiano de La Carraia e il Febeo di Cardeto.
Immancabile sulle tavole umbre, il farro viene proposto in moltissimi ristoranti, spesso in abbinamento con i legumi locali per piatti assolutamente vegetali. La classica zuppa è perfetta per riscaldarsi in inverno. Il tutto condito con l’eccellente olio extravergine di oliva umbro, dall’aroma fruttato, delicato con retrogusto amaro e piccante.
Infine, cipolle e aglio si essiccano al sole, pronti a insaporire le famose zuppe umbre.
Facciamoci tentare dalle golose scoperte di Yari Simone Prete nel numero di Vegan Italy di gennaio.   ...

Io sono Moby

Io sono Moby

29/12/2016

«Ciao, mi chiamo Moby e sono vegano»: con questo coming out, che fa molto Alcolisti anonimi, nel 2014 Richard Helman Melville, in arte Moby, compositore di musica elettronico e DJ di fama mondiale, esordisce sul magazine Rolling Stone , per spiegare a lettori e fan perché avesse deciso di diventare vegano. La storia ha inizio nel 1985, e vede un protagonista d’eccezione: un gattino di nome Tucker,  che il cantante salva dalla strada quando ha dieci anni, e che diventa membro a tutti gli effetti della famiglia (che ha ospitato 4 cani, 12 gatti, oltre mille topolini da laboratorio, 3 gerbilli, un criceto e un serpentello). 
Appassionato di spiritualità, religioni del mondo, filosofia e meditazione, all’attività di musicista affianca quella di scrittore (con l’autobiografia Porcelain) e di ristoratore vegano, prima con il locale Teany a New York, poi con il Little Pine a Los Angeles (www.littlepinerestaurant.com). 
Chissà cosa direbbe di Moby l’avo Herman Melville, se fosse ancora vivo. Lui, che ha romanzato una epica caccia alla balena, si ritrova un pronipote che i cetacei li difende: insieme a cani, gatti, mucche, maiali... Conosciamo meglio il «Piccolo idiota» paladino dei diritti animali. Maria Teresa Sirna l'intervistato per noi nel numero di Gennaio di Vegan Italy. ...

Sopravvivere a Natale

Sopravvivere a Natale

21/12/2016

Dicembre è un mese impegnativo per i vegani, specialmente dal punto di vista culinario: tra visite ai parenti, inviti e cenoni è difficile conciliare le proprie abitudini con la tradizione.
Ma niente paura: Annika Lundkvist sulle pagine di Vegan Italy di dicembre ci da un po’ di dritte utili (speriamo!) per arrivare sani e salvi, e perfino contenti, all’Epifania.
Tanto per cominciare, il consiglio in apparenza più «banale » è anche il più efficace: cucinate, cucinate, cucinate! Non c’è bisogno di essere masterchef per veganizzare i piatti che i vostri cari amano di più: provate, sperimentate, coinvolgeteli nella scelta degli ingredienti.
Offritevi di dare una mano, sopratutto se il padrone di casa non abbia familiarità con il veganismo. Chiedetegli se vuole farvi domande, se ha bisogno di una mano nella scelta delle alternative o nella preparazione vera e propria delle ricette.
Ma sopratutto, qualunque sia il vostro programma per le feste, bando alle discussioni, ai contrasti, ai malumori: è Natale! Affrontate ogni situazione con un sorriso, ricordandovi che la cosa più importante è stare insieme alle persone che più amate.   ...

Incontriamo Le Spiritose di Bologna

Incontriamo Le Spiritose di Bologna

20/12/2016

Ci sono prodotti che una volta incontrati, ci accompagnano per un bel pezzo. Si tratta di solito di sapori che ci stupiscono o che ci ricordano qualcosa di antico e radicato nei nostri pensieri. A queste riflessioni sembrano richiamare le Spiritose di Bologna: un nome leggero e divertente che ci aiuta a riscoprire, con toni moderni, le preziose e antiche tradizioni della cucina domestica emiliana, nel rispetto dei valori biologici e di una scelta vegana. Si tratta di “memorie in vasetto”, che raccontano di come, in un tempo non troppo lontano, si usava raccogliere i doni di un’estate generosa perché potessero insaporire il nostro inverno. La conservazione per esempio delle piante aromatiche, che d’inverno impreziosivano il vaso pieno di sale, diventa oggi un modo salutare per dare sapore ai nostri piatti, con una ricetta che mescola il sale integrale raccolto sulla costa di Cervia – che contiene minor quantità di sodio – assieme a differenti spezie e piante aromatiche come timo e rosmarino o arancio, limone e zenzero. Una minore quantità di sodio che racconta una tradizione di qualità delle saline romagnole, dov’è ricca la presenza di piante o frutta bio che aggiungono sapore e salute. La salamoia è disponibile nella linea timo e rosmarino, riconoscibile dall’etichetta verde; aglio e rosmarino, in confezione azzurra; arancia, limone e peperoncino, con colore rosso; arancio, limone e zenzero che si presenta in vasetto arancione. Le spiritose producono anche un’altra chicca: si tratta delle gelatine di vino. Un’altra tradizione emiliano-romagnola, che per condire svariati alimenti sia dolci che salati suggeriva di cuocere a lungo il mosto d’uva, dando vita a una salsa densa di nome saba. Le Spiritose, usando il vino e un addensante vegetale, l’alga agar agar, che restituisce una consistenza più moderna al prodotto, hanno creato un condimento adatto sia per piatti dolci che salati, utile sia per insaporire un risotto e aggiungergli una nota creativa come per essere spalmata su un gelato e arricchirlo di un sapore nuovo. Per soddisfare i gusti di tutti, le gelatine sono disponibili nella linea Gocce di Granato (vino rosso con albicocca e peperoncino o con cannella e chiodi di garofano) e Gocce d’Ambra (vino bianco con cacao e peperoncino o con timo e rosmarino). Non ci resta che accoglierle sulla nostra tavola e lasciarci travolgere dalla complessità dei loro sapori! Per informazioni www.lespiritosedibologna.bio ...

L'innovazione è vegan

L'innovazione è vegan

19/12/2016

Come nella ristorazione, anche nel fashion la visione vegan sta rivoluzionando il concetto di creatività e innovazione, nel vestire, nello stile, nei tessuti e perfino nell’organizzazione aziendale.
L’Italia, Paese che dello stile ha fatto una delle più importanti e floride industrie mondiali, mostra tiepidi messaggi di interesse. Lentamente si accorge delle enormi potenzialità e dell’attrattiva che il vegan suscita tra il pubblico. Il fenomeno cresce e si diffonde, prende piede anche tra chi non è vegano ma cerca esclusività e nuove idee. 
Quando nel luglio del 2015 Tony Rasa fondò il marchio di moda Vegan Life sapeva che l’atteggiamento dei produttori tradizionali sarebbe stato di scherno: avrebbero sorriso delle innovative proposte di tessuti e nuovi modi d’uso dell’abbigliamento vegan. 
Lo sapeva, ma sapeva anche che un nuovo concetto di «vestire sano» si stava per imporre in un mercato, quello della moda, fermo ormai ai gloriosi (e fruttuosi) anni ’90, quelli di Armani e Versace per intenderci, dove lo stile e le idee vincenti imperavano. Quando l’innovazione era la norma. Dopo solo un anno dalla startup Vegan Life da «visionari», come li chiamavano, sono diventati «gli alchimisti». Una specie di promozione, si potrebbe dire, che li ha trasformati in pietra miliare nella ricerca e sviluppo in Italia. Così entro l’anno sbarcheranno a Londra, oltre che a Miami, perché al mondo esiste una categoria di consumatori consapevoli di oltre un miliardo di persone, tra cui spiccano i vegani, che sanno scegliere e vogliono vestire in funzione di principi etici e salutari oltre che di fashion. Chiedono capi di stile ma sani, senza inutili prodotti chimici per tintura e tessitura, senza OGM, senza sfruttamento dei minori e condizioni di lavoro da schiavitù.
Questa è una piccola storia di successo del made in Italy, 100% vegan! ...

La Terra è una grande famiglia

La Terra è una grande famiglia

17/12/2016

Parola di Vandana Shiva. Premio Nobel alternativo nel 1993 per la sua lotta contro l’introduzione degli OGM in India, si è dedicata negli ultimi anni a descrivere le grandi imprese agroalimentari multinazionali, che spesso hanno creato più problemi sociali, alimentari ed ecologici, di quanti non ne abbiano risolti.
Con lei parliamo di biopirateria, ovvero  il fatto di rivendicare la creazione e l’invenzione di una forma di vita naturale, che già esiste, vincolandola con un brevetto.
Quando le persone apprezzano il vero valore della natura, conservano e condividono tutte le varietà biologiche che conoscono.
Ma quando le imprese si impadroniscono della natura, impediscono alla gente di utilizzare le piante per la propria cura e per la propria alimentazione. In questo modo impediscono questa condivisione. E questo implica anche che le future generazioni non avranno più accesso a questa biodiversità. È una forma di biopirateria.
Noi tutti facciamo parte della grande famiglia della Terra. Dichiarare che si può possedere una parte di questa famiglia è un abuso grave quanto dichiarare che si può possedere uno schiavo umano o animale.
Inoltre la natura è la risorsa principale dei poveri. Le persone con meno mezzi possono mangiare e avere un piccolo ritorno grazie all’agricoltura. Quando la biopirateria si impadronisce della natura, diventa una proprietà industriale, che può essere rivenduta alle comunità di agricoltori e il suo utilizzo diventa impossibile senza pagare un corrispettivo. Questa situazione determina conseguenze ancora più negative delle malattie, dei debiti o della povertà.
Infine, la natura utilizzata e condivisa da tutti, è stata progressivamente privatizzata dall’economia moderna.
Questo ha determinato la fine della democrazia, il crollo dell’economia e la crisi del pianeta. Noi dobbiamo. ...

Il comico vegano

Il comico vegano

15/12/2016

Se una vacanza dai parenti lontani è già di per sé impegnativa, figuriamoci quando sei diventato vegano e loro non lo sanno (o rifiutano di accettarlo)!
Per fortuna in nostro aiuto accorre Manuel Negro, il comico vegano, che affronta ogni situazione con buonumore e ironia. Il suo approccio è diretto, anzi immediato. «Caro zio, adesso sono vegano».
«Manuel, tutto potevi fare, ma non darci questa pugnalata».
E poi tutti insieme a piangere e recitare il rosario.
«Manuel, mentre noi preghiamo tu stai in punizione in ginocchio».
«Sui ceci?».
«No, sulla ’nduja piccante. E ci resti finché non ti entra in circolo così tanto grasso che il colesterolo ce l’hai a fianco come un fratello». ...

La mia storia con Bianca

La mia storia con Bianca

12/12/2016

«Chiamare un Rottweiler Bianca è quasi un ossimoro, ma devo dire che quel nome le stava proprio a pennello e più passava il tempo, più Bianca si faceva candida». A parlare è Roberto Marchesini, etologo di fama internazionale, uno degli esperti più autorevoli del mondo animale, in particolare dei cani. Ci racconta la storia di Bianca, e della sua amicizia speciale con i... gatti. «Notai che Bianca aveva una predilezione per i gatti, forse voleva essere un gatto o, magari, credeva d’essere un gatto. Arrivò il primo inverno insieme e Bianca diventò una specie di termosifone per i gatti che la cercavano per fare qualche sonnellino al calduccio.
Ma c’era qualcosa di profondamente diverso in lei e si era reso palese in una frazione di tempo estremamente ridotta. Non era più la cucciola che giocava con il mondo e faceva le feste agli estranei: quando arrivava qualcuno si limitava a emettere uno sbuffo e poi mi guardava, come a dire: «Devo intervenire?». Era diventata a tutti gli effetti un Rottweiler anche se nel suo modo unico e speciale di esserlo. Il suo talento stava tutto nella difesa e nella protezione, nella voglia di mettere le proprie doti a disposizione del gruppo.
Ciò che sta alla base di tutto tra un uomo e un cane è l’amicizia, quel conoscersi profondamente, quel fidarsi e confidare l’uno nell’altro, quell’accordo fatto d’implicitazioni, di allineamento, di complicità, di osmosi emozionale». ...

A spasso per le Dolomiti

A spasso per le Dolomiti

09/12/2016

Alla sinistra di Trento, poco sopra il Lago di Garda e il Lago d’Idro, si estende l’isola rocciosa delle Dolomiti di Brenta. Vette aguzze e maestose, protette dal Parco Naturale Adamello Brenta, si stagliano a ovest delle loro sorelle più celebri. Qui stazioni sciistiche e turistiche rinomate, come Madonna di Campiglio o Molveno, si adagiano tra sentieri impervi e difficili vie ferrate ambite da escursionisti e scalatori. Vette spettacolari, vie ferrate ed escursioni, tanto sci e un’ospitalità fuori dal comune: ecco le Dolomiti di Brenta. Speciali, anche per noi vegan.Yari Simone Prete sul numero di dicembre di Vegan Italy ci guida in un percorso enograstronico che rivela sorprese entusiasmanti come, ad esempio, i canederli panna e funghi. La ricetta tradizionale prevede che i canederli siano preparati con formaggio e speck, ma ecco spuntare su Vegan Italy una una versione ai funghi, senza derivati del latte e con farina di farro, per un sapore ancora più intenso.   ...

Latte amaro

Latte amaro

06/12/2016

Cos’è che fa bene alle ossa, garantisce una salute di ferro, è ricco di sostanze nutritive e viene prodotto in ambienti bucolici e felici? Di certo non è il latte!
Élise Desaulniers nel saggio Il libro nero del latte (Edizioni Sonda) sfata i dieci miti che l’industria ci dà, letteralmente, da bere.
Il latte è esattamente il contrario di quello che ci propinano i media, a cominciare dalle condizioni delle mucche negli allevamenti fino agli effetti sul nostro organismo. 
Non è il latte a essere essenziale per la nostra salute, bensì certi principi nutritivi. La prova? Il 75% degli esseri umani non lo può digerire.
Ma se bere il latte non è fondamentale, allora allevare centinaia di vacche che soffrono per produrlo non lo è a sua volta. Produrre formaggio, un processo che emette tanta CO2 quanto produrre carne, è altrettanto superfluo. L’unica ragione per bere il latte è che ci piace farlo. Questo nostro piacere, però, ha un prezzo troppo alto. Perché ci è stata nascosta la verità?   ...

Mamma vegan

Mamma vegan

01/12/2016

Conosciamo Sanita Locmele attraverso la sua pagina Instagram @vegkid per parlare di maternità, veganismo e vita in generale. È davvero una mamma da prendere a esempio.
Nell'intervista rilasciata a Vegan Italy ammette che «in Svezia il lifestyle vegan è accettato a tutti i livelli: politico, sociale, produttivo, imprenditoriale. Essere vegani, qui non fa più paura. Sia i vegani che gli onnivori dovrebbero avere conoscenze di base sulla nutrizione, per potersi prendere cura di sé nel miglior modo possibile.
Sono vegana da circa tre anni, da quando ho guardato dei video su You-Tube con il mio compagno Guillermo. Hai presente, quelli sugli allevamenti intensivi, la crudeltà verso gli animali, il business d’affari che ci sta dietro, la distruzione degli oceani ecc. Abbiamo deciso immediatamente di smettere di mangiare carne.
Il periodo di transizione è stato breve. Subito dopo la visione dei filmati, abbiamo iniziato a informarci: io mi sono concentrata sugli aspetti salutistici e nutritivi, Guillermo su quelli etici.
Abbiamo letto un sacco di libri e articoli on line e poi ci siamo confrontati, e questo ci ha aiutato a maturare come esseri umani,come coppia». ...

Carne trita

Carne trita

28/11/2016

Un libro da poco pubblicato e un programma inchiesta sugli allevamenti già inserito nei palinsesti Rai 2017: il cuore grande di Giulia Innocenzi è sempre più in prima linea per un futuro più salutare, sostenibile e soprattutto etico
Ci siamo già incontrate qualche mese fa, proprio su Vegan Italy, per parlare della mancanza in Italia di un dibattito intellettuale sulla questione dei diritti degli animali. L’ultimo impegno di Giulia Innocenzi è un’inchiesta senza precedenti sull’industria alimentare in Italia che l'ha spinta a entrare di nascosto dentro gli allevamenti.
Martina Donati, che l'ha intervistata per Vegan Italy di dicembre, le ha chiesto qual è la cosa che l'ha colpita di più tra tutte quelle che ha visto? «Mi hanno colpito tante cose, ma forse più di tutto il video girato dalla capitaneria di porto che lavorava per la procura di Santa Maria Capua Vetere mentre investigavano in un allevamento di bufale nella provincia di Caserta. Si sono trovati davanti a un recinto dove c’erano sei o sette piccoli bufali che sembravano morti, ma a un certo punto uno di loro si è mosso, allora una poliziotta dice: «Quello è ancora vivo». Gli alza una gamba e: «Ecco, sì, è maschio». Una scena terribile, il bufalino stava morendo in mezzo ai cadaveri dei suoi fratelli, perché in quanto maschio non è produttivo e i venti euro necessari per la macellazione sono considerati una spesa inutile dall’allevatore, che preferisce farli morire di sete e di fame. Mi sono chiesta dove fosse finita l’umanità». ...

Io sto con gli orsi

Io sto con gli orsi

24/11/2016

Amore, energia, carisma e rabbia nei confronti di un mondo che ha ancora tanta strada da fare per essere migliore: questa è Jill Robinson e Animals Asia è la sua casa, da cui combatte contro lo sfruttamento degli orsi e di tutte le creature viventi. Fondatrice e CEO di Animals Asia, membro dell’Impero britannico e laureata in veterinaria, insignita di lauree honoris causa, è una pioniera del benessere animale ed è riconosciuta in tutto il mondo come l’esperta più autorevole della terrificante industria della bile d’orso, contro cui combatte dal 1993.
Nell'intervista su Vegan Italy di dicembre, ci racconta come è nata Animals Asia. «Mi sono trasferita a Hong Kong nel 1985, e ho iniziato a lavorare per l’International Fund for Animal Welfare (IFAW) nel 1986. Dodici anni dopo, insieme a quattro amici ho fondato Animals Asia, nella data propizia 8/8/1998 (in molte culture, come quella tibetana, il numero 8 ha valenza favorevole, NdR), perché volevamo fare qualcosa per la sofferenza degli orsi tenuti in cattività, e intervenire da un punto di vista «locale», con un gruppo di persone con cui avevo vissuto e lavorato a lungo in Asia. Mi sembrava il modo migliore per portare alla ribalta questa condizione. Ero anche diventata più consapevole della necessità di sviluppare programmi che coinvolgessero attivamente le amministrazioni e le comunità locali, oltre agli animali.
Negli anni, abbiamo trasmesso un messaggio di cambiamento e di stimolo ad agire in maniera pacifica, per distruggere l’immagine degli animali visti come beni da sfruttare. Oggi per esempio, consideriamo i cani degli eroi: aiutano le unità di soccorso durante le emergenze, affiancano insegnanti e terapisti...
Prima invece, erano solo un’altra voce sul menu (insieme ai gatti). Perché il cambiamento per tutti gli animali può anche partire dal basso, cominciando a provare empatia per le singole specie.
Tra le battaglie di Animals Asia,spicca quella contro l’estrazione della bile d’orso. La bile d’orso viene spacciata come un rimedio per tutti i mali che affliggono l’umanità, ma in realtà è una truffa Fin da subito, abbiamo capito che sarebbe stato fondamentale per i nostri obiettivi collaborare con le istituzioni statali e locali. La nostra campagna contro l’estrazione della bile d’orso è attiva da più di 20 anni, e devo ammettere che è una soddisfazione vedere finalmente esplodere il sostegno della Cina. Ora le aziende che la producono sono un «problema»: in Vietnam sono sulla strada dell’estinzione, e l’87% dei cinesi è disposto a impegnarsi attivamente per accelerarne la chiusura definitiva». ...

Il frutto con il casco

Il frutto con il casco

22/11/2016

Siamo a novembre e tornano graditi i frutti oleaginosi, magari delle squisite nocciole arrostite, da sgranocchiare calde, accompagnate da un buon rosso di campagna…
E a proposito di nocciole, siete sicuri di conoscerle?
In esclusiva per Vegan Italy ecco una ricetta di Annalisa Malerba che casca a fagiolo… Anzi, per dirla tutta, i fagioli sono il trucco. Ma non ditelo in giro, non se ne accorgeranno! Ingredienti per 1 grosso barattolo (½ kg minimo) - 235 ml di bevanda di soia al naturale
- 50 g di fagioli cannellini secchi (oppure 100 g di fagioli cannellini cotti)
- 100 g di nocciole sgusciate
- 100 g di cioccolato fondente
- 50 ml di olio extravergine di oliva delicato
- 20 g di cacao amaro 
- 10 datteri
- sale marino integrale (facoltativo) Preparazione
La sera precedente ammollate i fagioli (se partite dal prodotto secco) e le nocciole in poca acqua. Il giorno dopo, una volta cotti i fagioli e ben raffreddati, denocciolate i datteri e tritate finemente tutti gli ingredienti. 
Se avete un cutter che lavora senza scaldare troppo, potete radunarli nel bicchiere, partendo dalle nocciole, proseguendo con i fagioli, la bevanda di soia, l’olio, il cioccolato, i datteri e il cacao. 
Frullate fino a ottenere una crema compatta.
Se avete tempo e voglia, per rispettare le proprietà fisico-chimiche del cioccolato, vi consiglio di scioglierlo a bagnomaria per poi diluirlo con l’olio, la bevanda di soia portata a 40°C e gettarvi gli altri ingredienti, già frullati. Lavorate mantenendo a bagnomaria.
Per una consistenza più simile alle creme commerciali, oltre a sciogliere a bagnomaria, portate a 150 g la quantità di cioccolato.  Meglio usare sempre cacao e cioccolato crudi; ne guadagnerete in antiossidanti. ...

Questa non è una foto

Questa non è una foto

18/11/2016

Questa non è una foto, è un test: se vi viene da dire: «Che carino!!!» e avete più di otto anni, forse è il caso di porsi delle domande (e chiediamo scusa al cucciolo). ...

In ricordo di Ruby

In ricordo di Ruby

17/11/2016


La PETA, People for Ethical Treatment of Animals, non va per il sottile quando si tratta di difendere gli animali: le sue campagne e i messaggi shock fanno sempre il giro nel mondo… come questo funerale per i conigli.
Ci troviamo a Londra, nella modaiola Carnaby Street; ad attirare i passanti è un insieme di oggetti dall’aria familiare che però stonano decisamente in un posto del genere: una foto e una dedica incorniciate di nero, lumini, fiori e un libro delle condoglianze. Insomma, una veglia funebre in miniatura, in pieno centro, a Londra. «IN RICORDO DI RUBY» Il defunto si chiama «Ruby», un tenero coniglio bianco simbolo di tutti gli animali che vengono uccisi per l’industria della moda (dopo una breve vita di stenti, torture e sofferenza), senza ricevere un minimo di attenzione o compassione, figuriamoci un funerale. Anzi, più la loro esistenza viene tenuta nascosta agli occhi dei clienti, meglio è.
Ma a squarciare il velo della menzogna ci hanno pensato gli attivisti della PETA: hanno deciso di dare un nome e un volto a queste vittime innocenti, e di dedicare loro un momento di preghiera e di lutto allestendo tutto il necessario per una veglia funebre in piena regola. Molti passanti, colpiti e incuriositi, si sono inginocchiati, hanno dedicato un pensiero o lasciato una dedica. ...

The Art of Compassion

The Art of Compassion

15/11/2016

Questa storia ha inizio nel 2015. Leigh Sanders, da poco diventata vegana grazie anche al supporto di Veganuary (una campagnanata nel Regno Unito per diffondere il veganismo a livello mondiale attraverso consigli nutrizionali, indicazioni su dove fare la spesa e mangiare fuori ecc., ), vuole ricambiare concretamente il favore. E quale modo migliore che raccogliere fondi, attraverso un libro d’arte vegana?
Nasce così il progetto l’Arte della Compassione per mettere l’arte al servizio degli animali.
Un progetto che ha conosciuto una crescita è inarrestabile. Finora, sono stati pubblicati due calendari, sono state organizzate un’asta online e una campagna di crowdfunding ed è stato lanciato un progetto di «dining out cards», bigliettini da lasciare nei locali e nei ristoranti che offrono alternative vegane in menu.
Inoltre, sono in corso di sviluppo un progetto indirizzato specificamente ai bambini e un libro che racconterà la storia dell’iniziativa attraverso una raccolta di interviste e opere degli «artisti dei diritti animali» da tutto il mondo. ...

Cartoline dalla Maremma

Cartoline dalla Maremma

11/11/2016

Meno nota rispetto al resto della regione, la provincia di Grosseto è una delle gemme nascoste della Penisola. Abitata sin dall’antichità dagli Etruschi, conserva un vasto patrimonio archeologico tra cui le enigmatiche Vie Cave, dal fascino misterioso e inconsueto, oltre a gioielli naturalistici di grande bellezza, come l’Isola del Giglio e la Laguna di Orbetello. E nonostante l’offerta cruelty-free sia ancora molto limitata (l’unico ristorante vegan a Grosseto ha chiuso pochi mesi fa), il veg-viaggiatore può approfittare della eccellenze agricole di questo territorio. Due chicche tra le tante.
Per chi non lo sapesse, il miele vegan è sciroppo ottenuto dalla cottura di erbe selvatiche (spesso fiori di tarassaco o germogli di abete rosso), con in più acqua e zucchero. Si tratta di una ricetta tipica austriaca, di cui potrete trovare varie versioni su Internet (oltre anche a qualche prezioso produttore artigianale).
E poi gli «sfratti» che traggono il loro nome dalla storia della locale comunità ebraica: nel XVII secolo il Granduca di Toscana Cosimo I de’ Medici ordinò agli ebrei maremmani di lasciare le loro case e trasferirsi nel ghetto di Pitigliano. Qui idearono questo dolce a ricordo dei messi che, battendo alle porte delle loro case, intimarono loro di lasciarle. Lo sfratto ha infatti la forma di un bastone (mentre i «goym» sono i non-ebrei).   ...

Dalla Cina con sapore

Dalla Cina con sapore

10/11/2016

La pianta del mandarino è originaria della Cina, forse dell’Indocina, e per circa 3 mila anni era nota solo in questa parte dell’Asia. Giunto in Europa e in America soltanto nel corso del XIX secolo, deve il nome europeo al fatto che il colore del frutto ricorda quello dell’abbigliamento dei mandarini, gli alti funzionari dell’Impero cinese. Ecco una semplice ricetta per una bevanda dissentante. Ingredienti
- 3 mandarini
- 1 limone
- 750 g di zucchero
- 1 litro di succo di mandarino
- 200 ml di acqua Preparazione
Recuperate la scorza dei mandarini prima di spremerli per ottenere il succo.
Preparate uno sciroppo con lo zucchero e 1 bicchiere di acqua portato a ebollizione.
Aggiungete il succo dei 3 mandarini, il succo di mandarino, quello di limone e la scorza.
Portate a bollore, poi filtrate. Imbottigliate una volta freddo. ...

Vegani, ma non intransigenti

Vegani, ma non intransigenti

07/11/2016

Pioniera del veganismo, nutrizionista, scrittrice, attivista dei diritti civili, Tracye McQuirter è ancora poco conosciuta in Europa, ma negli Stati Uniti è un’eroina dell’alimentazione sana (e non solo). Il suo obiettivo? Cambiare il modo in cui si nutre l’America. Emma Letessier l'ha intervistata per Vegan Italy. D: Perché è diventata vegana? 
R: Una premessa: in qualità di vegana da oltre 30 anni, possi dirvi che il veganismo è uno stile di vita liberatorio, gioioso, sano e delizioso! In qualità di nutrizionista invece, posso dirvi che da più di 50 anni la ricerca scientifica ha stabilito che i cibi vegetali sono i più benefici per il nostro organismo: possono prevenire e invertire patologie cardiache, ictus, diabete, alcuni tipi di cancro e obesità. Inoltre, contribuiscono a salvare il pianeta e gli animali. Gli allevamenti intensivi e l’industria del latte producono più danni all’ambiente dell’intero settore dei trasporti. Come ripeto spesso, un hamburger nuoce alla Madre Terra più di un SUV. Per non parlare del dolore che risparmieremmo agli animali sacrificati e sfruttati. E poi, volete mettere il sapore? D: Che consiglio darebbe a chi volesse promuovere uno stile di vita vegano e salutare in famiglia?
R: Prima di tutto, di concentrarsi su di sé e di fare da esempio. Se i vostri cari fanno domande, spiegate loro la realtà degli allevamenti intensivi, documentatevi, leggete, partecipate ai convegni, andate nei locali vegani. Se intendono continuare, perfetto. Altrimenti, andate avanti per la vostra strada e lasciate che il resto avvenga naturalmente. Non siate troppo intransigenti. Ci sarà sempre gente che mangerà meglio di voi, e gente che mangerà peggio, quindi perché giudicare? (Almeno, non ad alta voce!). ...

Senza fissa dimora

Senza fissa dimora

04/11/2016

Incredibile ma vero! In un Paese come il nostro che si definisce «civile», il randagismo non solo è un fenomeno ancora molto diffuso ma non se ne conoscono le reali dimensioni, a causa di dati incompleti e mai aggiornati. 
Dalla Lav scopriamo infatti che risale al 2012 l’ultima stima ufficiale diffusa dal ministero della Salute.

In quella data, i cani randagi oscillavano tra 500 e 700 mila, che è già un dato quanto meno «eccentrico» dal punto di vista statistico, visto che tra la prima e la seconda cifra l’oscillazione è del 40%. Per i dati complessivi, cioè comprendenti tutti i randagi, non solo i cani, i dati ufficiali sono del 2008 e si riferiscono al 2006. Come a dire: di ciò che è oggi, non ne sappiamo nulla.
Ci sono poi dati tutti da meditare, come quelli forniti in occasione di un confronto interregionale sul randagismo organizzato dalla Regione Lombardia, che stimano in Italia, nel 2015, 131.302 cani detenuti nei canili, di cui 13.064 in quelli sanitari e 118.238 in quelli rifugio.

La legge prevede che i randagi siano prioritariamente condotti nei canili sanitari, per essere esaminati e curati; se non ci sono rischi sanitari, e solo dopo un periodo di quarantena, possono accedere ai canili rifugio Dall’analisi dei dati forniti da Regioni e Province Autonome, relativi agli anni 2014 e 2015, e comparando quelli del 2015 con i dati del ministero della Salute relativi al 2006, il fenomeno del randagismo sembrerebbe in flessione, ma con significative discrepanze tra nord e centro-sud, dove il numero dei cani detenuti in canile è ancora molto alto, e dove a questo numero si somma quello degli animali vaganti sul territorio, la cui riproduzione è spesso incontrollata.

I numeri però non dicono tutto. Parlare di canili in termini solo numerici non deve fare dimenticare i problemi legati alla loro gestione.In Italia ci sono ancora canili sovraffollati in cui una volta entrato il cane trascorrerà il resto della sua vita. Occorre vigilare, perché le strutture esistenti non si sentano in diritto di scendere sotto gli standard minimi riconosciuti di benessere. E altro non diciamo. ...

E' ora di zuppa!

E' ora di zuppa!

02/11/2016

L'autunno è tempo di zuppe. Ecco un ottimo momento per approfittare della particolare nota caratteristica delle Plantago in genere (e della Plantago lanceolata in particolare) dal caratteristico sapore di fungo.
Le foglie sono disponibili tutto l'anno e sono usate sia crude in insalata che cotte come gli spinaci. Bollendo rilasciano un odore simile a quello dei funghi champignon. Ecco una ricetta facile facile (per 4 persone) per una zuppa gustosa e fumante.  La sera precedente, ammollate in acqua 2 cucchiai di porcini essiccati.
Il giorno dopo scolateli, tritateli e filtrate l’acqua per eliminare le impurità. Lavate e mondate 100 g di ricacci di piantaggine, quindi gettateli in acqua bollente salata e attendete che tornino a galla. Passate sotto acqua fredda corrente finché sono freddi, quindi tritateli.
Preparate un trito di sedano, carota e scalogno in parti uguali: ne serviranno 3 cucchiai. Saltate in acqua e olio extravergine di oliva, sfumate con 1 cucchiaio di vino bianco secco.
Versate 4 cucchiai di fiocchi di avena, tostate leggermente, unite 4 tazze di brodo vegetale, compresa l’acqua di ammollo dei funghi accuratamente filtrata, e portate a ebollizione.
Abbassate il fuoco e cuocete altri 10 minuti. Nel frattempo, mondate e lavate 1 cipolla e tritatela finemente. Saltate in acqua e olio, insieme a 1 cm di stecca di cannella; unite i ricacci di piantaggine e i porcini e saltate brevemente.
Togliete la cannella e unite alla zuppa già cotta; terminate con 1 cucchiaio e ½ di succo di zenzero e servite calda, con pepe appena macinato. ...

Torino, capitale veg d’Italia

Torino, capitale veg d’Italia

31/10/2016

«È dovere di una amministrazione mettere la sostenibilità al centro della pianificazione» Stefania Giannuzzi, assessora all’ambiente, tutela degli animali e fondi europei del Comune di Torino, è profondamente convita di questo, tanto da promuovere la dieta vegetariana e vegana nel programma della giunta torinese. «Coinvolgere la popolazione sulle politiche alimentari implica la possibilità per tutti, non solo per una fascia di popolazione privilegiata, di accedere a un cibo buono, sano, etico e locale, ambientalmente sostenibile.
In questa direzione si stanno già attivando collaborazioni con soggetti economici e sociali locali per potenziare i progetti già avviati in precedenza che riguardano la distribuzione del cibo, il recupero degli sprechi e la solidarietà, e per sperimentare nuovi progetti.
Le critiche sono arrivate da chi giudica il veganismo una moda, e non una rivoluzione culturale. Credo anche che spesso le critiche sono strumentali e superficiali, in generale non mi faccio coinvolgere da diatribe sterili, mentre sono pronta all’ascolto di opinioni costruttive». ...

Veg è bello, parola di Lisa

Veg è bello, parola di Lisa

28/10/2016

«Ho sempre saputo di amare gli animali, fin da quando ero piccola». Geniale, sarcastica, appassionata, sicura di sé e soprattutto vegetariana, Lisa Simpson è una delle anime, amatissime, del cartone animato occidentale più longevo e caustico della TV. Vegan Italy l'ha incontrata in esclusiva, per farsi raccontare le sue scelte e la sua vita.
«Non potete immaginare la gioia quando Bart, quella peste del mio adorato fratello, ha portato a casa Piccolo aiutante di Babbo Natale, il levriero che aveva trovato in un cinodromo dopo essere stato abbandonato perché «incapace di correre». Stiamo  scherzando? Incapace di sottostare a stupide regole umane, semmai!
C’è stato però un episodio preciso in cui il mio amore per gli animali ha avuto una svolta: durante la visita a una fattoria, ho fatto amicizia con un tenero agnellino. Che morbido! E che affettuoso! Mi è subito saltato in braccio facendomi tante feste. Mi è dispiaciuto un sacco dovergli dire addio, e quando a cena mia mamma, Marge, mi ha servito una costoletta, mi è subito tornato in mente. Non potevo mangiarla, sarebbe stato come mangiare il mio amico!» ...

Movida vegana

Movida vegana

25/10/2016

A Madrid si respira un’energia incredibile, soprattutto a partire dal tardo pomeriggio, quando locali e negozi si risvegliano, nella sua lunga estate torrida, dal torpore della siesta. Le attrattive sono tantissime: musei e gallerie d’arte di fama internazionale, palazzi imponenti, una vita notturna sfrenata. Unico neo, di fronte a tanta allegria e vivacità, un fervore animalista meno importante rispetto alle altre capitali europee o anche alla più vicina Barcellona. Ciononostante, negli ultimi due anni, la capitale spagnola sembra essersi risvegliata anche su questo aspetto, con una controcultura vegan finalmente visibile e un fiorire di locali, ristoranti, tapas bar e negozi attenti alla questione del benessere animale.
E così, tra bollenti churros mattutini, pranzi a base di quinoa e hummus, o burger e salsicce veg con le immancabili patatine fritte, è finalmente possibile perdersi tra la folla che anima le vie e i quartieri della città, senza privarsi di quello che è un rito obbligato in Spagna: ir de tapas, “andare per tapas”, gustando tanti piccoli stuzzichini vegetali, finalmente disponibili quasi ovunque, accompagnati dal classico bicchiere di vino blanco o tinto. ...

Colazione energetica

Colazione energetica

21/10/2016

Il cioccolato bianco viene spesso criticato: troppo grasso, troppo zucchero, poi c’è il latte. Ma in questa versione il latte non c’è, lo zucchero è pochissimo e il piacere è senza peccato! Ingredienti
- 30 g di nocciole
- 2 cucchiaini di burro di cacao grattugiato
- 200 ml di acqua fresca
- ¼ di baccello di vaniglia
- 2 cucchiaini di lúcuma in polvere
- 1 cucchiaino di succo di agave Preparazione
Lasciate le nocciole in acqua per 1 notte. Il giorno dopo, scolatele e versatele nel frullatore, aggiungete acqua e il baccello di vaniglia a pezzetti. Lavorate fino a ottenere una consistenza fine. Filtrate questo latte e riversatelo nel frullatore risciacquato.
Aggiungete la lúcuma, il burro di cacao grattugiato e il succo di agave. Frullate 2 minuti per ottenere una consistenza cremosa e riscaldate il cioccolato a 40°C. ...

Io, Lisa e il pensiero indipendente

Io, Lisa e il pensiero indipendente

18/10/2016

Vegan Italy di NovembreProtagonista speciale della cover di novembre di Vegan Italy è la mitica Lisa Simpson, amata da milioni di persone in tutto il mondo perché è una ragazzina sveglia, intelligente e in gamba, ma soprattutto perché è stato uno dei primi personaggi dei cartoni animati ad avere sdoganato l’etica vegan in televisione. Tra i suoi fan, anche la nostra collaboratrice Carmen Luciano, blogger di Think Green ∙ Live Vegan ∙ Love Animals, che per l’occasione ha scritto un omaggio alla sua eroina. «Ho conosciuto il cartone animato The Simpsons solo verso i 14 anni grazie a mio fratello, di qualche anno più piccolo di me, che lo guardava in TV all’ora di pranzo. Osservando i personaggi non ho potuto non notare quello di Lisa Simpson, una vivace ragazzina intelligente, idealista e sognatrice che spicca notevolmente all’interno della famiglia media americana di cui fa parte.
In tutte le puntate, Lisa lancia messaggi etici, morali e civili, andando contro le mentalità ottuse di chi la circonda, quella di suo padre in primis. Il suo temperamento mi ha conquistata da subito, perché mi immedesimavo in lei. Scoprire poi che gli autori del cartoon l’hanno voluta vegetariana è stata una gran bella sorpresa! Come dimenticare l’episodio in cui avviene la sua “conversione”? Mentre il resto della famiglia a tavola mangia carne di agnello con ironia e disinvoltura, lei all’improvviso sente la voce dell’ animale parlare alla sua coscienza. Da lì capisce da sola l’importanza di vivere senza uccidere e da lì ha inizio la sua volontà di sensibilizzare gli altri sui diritti degli animali.
Mi rispecchio moltissimo nel suo personaggio: anch’io sono diventata vegetariana a 12 anni e, come lei, ho sempre avuto un pensiero indipendente e divergente da quello degli adulti che mi circondavano. Tutti coloro che hanno smesso di mangiare animali da teenager sono un po’ Lisa...».   E voi, che ricordi avete di questo episodio, o di Lisa Simpson? Condivideteli nei commenti! ...

La regina dei cereali

La regina dei cereali

17/10/2016

Se pensiamo alla parola “cereale”, ci vengono in mente i soliti noti: grano, riso, orzo, farro... E l’avena?
Magari la mangiamo a colazione o la usiamo nei dolci, ma tanto basta. Invece è un ingrediente versatile e sorprendente, dal gusto unico. Datele una possibilità! E' ricca di proprietà benefiche: dall’elevato contenuto di carboidrati complessi e di fibre, ma anche di proteine e di acidi grassi essenziali, potete gustarla al naturale, in fiocchi, in preparazioni dolci o salate, oppure trasformarla in una squisita bevanda vegetale.
Non solo. Mangiarla ogni giorno può ridurre il colesterolo cattivo, contribuisce a tenere sotto controllo la pressione alta e i livelli di glucosio nel sangue, il tutto facendoci sentire sazi a lungo. Insomma, diciamo la verità: non è niente male, per uno degli alimenti più economici disponibili sul mercato!
La fibra solubile dell’avena agisce sul colesterolo, mentre la fibra insolubile permette al tratto digestivo di lavorare senza fatica. Inoltre contiene manganese, fosforo, zinco, selenio e ferro, che contribuiscono al benessere del sistema immunitario, delle ossa, dei tessuti connettivi e alla produzione dei globuli rossi. L’ideale da mangiare anche quando ci sentiamo affaticati o siamo malati.
Altro vantaggio è l’assenza di glutine. Però in Italia, al momento, non esiste una farina di avena certificata gluten-free, perché le farine vengono prodotte in stabilimenti che trattano anche altri cereali con glutine, e quindi potrebbe avvenire una contaminazione.
Tuttavia, come ci spiega Kathy Hester in Avena, la regina dei cereali, il ricettario completamente dedicato a questo cereale (di cui ho curato la traduzione e l’edizione italiana), è possibile produrla in casa propria, partendo dai fiocchi di avena. Basterà frullarli per ottenere la propria farina. In alternativa, su Internet trovate facilmente farine di avena certificate, con prezzi anche competitivi. Naturalmente questo discorso vale in caso di intolleranza, altrimenti possiamo tranquillamente acquistare fiocchi e farina senza badare al bollino gluten-free.   ...

Tra mito e realtà

Tra mito e realtà

15/10/2016

Nata intorno agli anni ’50, la dieta mediterranea promette di renderci belli come semidèi e ha quasi un’aura religiosa, specie da quando nel 2010 l’UNESCO l’ha dichiarata patrimonio immateriale dell’umanità.
Ma qual è la verità? È importante capire che la nomina non è riferita alle preparazioni gastronomiche ma a un certo stile di vita, sobrio ma conviviale, che segue il ritmo delle stagioni e i prodotti tradizionali della terra. In questo patrimonio culturale troviamo anche altri centri del bacino del Mediterraneo, dalla Grecia alla Spagna, dal Marocco a Cipro, Croazia e Portogallo. Gli alimenti base sono cereali (pane, pasta, riso), verdura, legumi, frutta, frutta secca, olio di oliva e un moderato consumo di pesce, uova, latticini, carne rossa e vino.

E veniamo alla banalizzazione di questi studi e saperi antichi, trasformati in ridicole nozioni da spot pubblicitario per cui «l’olio di oliva fa bene alle arterie», «il vino protegge il cuore», «il formaggio italiano combatte l’osteoporosi» e approssimazioni varie dalle quali sembra che sia prevalente la provenienza degli alimenti, dimenticandosi della varietà e delle quantità. Perché il messaggio subliminale è sempre lo stesso: poiché fa bene, se ne prendi di più, di certo farà meglio.
Per capirci: in un recente viaggio nel Mezzogiorno italiano è stato difficile trovare pietanze senza derivati animali ed è stato difficile trovare sapori diversificati.
Purtroppo dietro la denominazione “dieta mediterranea” di fatto spesso prevale il semplice commercio di piatti arricchiti di carne, latticini e derivati dove è quasi obbligatorio il consumo di vino, cibi raffinati e abbondanza di portate. Tutto il contrario dei principi base culturali riconosciuti dall’UNESCO.

Forse bisognerebbe fare un passo avanti e sganciarci da alcune tradizioni ormai anacronistiche: non siamo più i contadini che lavoravano la terra con il sudore della fronte e nemmeno gli operai degli anni ’50, con i loro turni massacranti. Nella maggioranza dei casi viviamo vite sedentarie e frenetiche, competitive, tra schermi touch e palestre hi-tech; non abbiamo più le risorse ittiche non inquinate di un tempo e il dispendio di acqua e cereali necessari per gli allevamenti è un prezzo troppo alto da pagare per un pianeta in esaurimento. Inoltre la nostra sensibilità ed etica si stanno modificando (purtroppo ancora lentamente) e sempre più ci si rende conto che non ha senso nutrirsi di sofferenza e schiavitù inferte agli animali.
Proviamo quindi a portare avanti valide alternative, nella speranza che l’UNESCO prima o poi dichiari Patrimonio Immateriale dell’Umanità lo stile di vita veg mediterraneo. ...

Siam tre piccoli porcellin...

Siam tre piccoli porcellin...

13/10/2016

Ne è passata di acqua sotto i ponti dalla favola dei Tre porcellini rivisitata dalla Disney, in cui i fratellini cantano e ballano giocondi sotto i ritratti di famiglia, con il papà raffigurato in forma di salsiccia! L’attenzione e la sensibilità verso il rispetto degli animali sono diventate una forma d’arte, e quale mezzo più efficace del fumetto per trasmettere un messaggio inequivocabile?
Questi (spesso molto giovani) artisti, che abbiamo rintracciato in Rete o nella nostra mailing list, non sono necessariamente vegani, ma mostrano una comprensione delle dinamiche malate della nostra società che non si può più mettere a tacere. Sul Web hanno suscitato un certo rumore, tanto che su diversi siti (come BoredPanda o WittyFeed, che si occupano degli argomenti più disparati) li trovate raggruppati a seconda delle tematiche.
Lisa Simpson è stata una delle pioniere del vegetarianismo nel mondo dei cartoni. Merito anche di uno dei suoi creatori, Sam Simon, vegano e animalista convinto. E adesso Vegan italy di ottobre vi fa conoscere i suoi “eredi spirituali”.   ...

Curare il diabete senza farmaci

Curare il diabete senza farmaci

10/10/2016

L’arma migliore contro il diabete? L’alimentazione. Ne è convinto Neal Barnard, uno dei medici più illustri al mondo in materia di alimentazione e salute, che sbarca in Italia per presentare i suoi libri. Il suo è un un messaggio chiaro e rivoluzionario: al posto di farmaci e chirurgia, sfruttiamo il cibo come alleato nella lotta contro le “malattie del benessere”, come il diabete.
Grazie a Barnard ci troviamo di fronte a un grande cambiamento. Non si tratta solo dell’audacia di questa nuova idea, ma di un approccio completamente nuovo al diabete, verificato e validato.
In una serie di ricerche svolte in collaborazione con la Georgetown University e la George Washington University a Washington, DC, il gruppo di ricerca di Barnard ha dimostrato che attraverso l'alimentazione molti diabetici possono contrastare il decorso della malattia e migliorare notevolmente la propria salute. Possono ridurre la glicemia, migliorare la sensibilità all’insulina e limitare o eliminare i farmaci, grazie a una serie di semplici modificazioni dietetiche.
A differenza delle cure mediche, gli “effetti collaterali” di queste modificazioni portano solo ulteriori benefici: perdita di peso, calo dei valori del colesterolo, abbassamento della pressione arteriosa e aumento dell’energia. Insomma, un doppio vantaggio! L’occasione è di quelle da segnare in rosso su tutte le agende: domenica 13 novembre, nel bellissimo Palacongressi di Rimini, introdotto dallo slogan «Prevenire e guarire è possibile, anzi facile!», si terrà la Giornata nazionale per la Cura Naturale del Diabete. Relatore d’eccezione sarà proprio il dottor Barnard, affiancato da un gruppo di ricercatori e studiosi di primissimo ordine: il dottor Francesco Oliviero, la dietoterapeuta Gudrun Dalla Via e il dottor Domenico Battaglia. ...

Cioccolato, che passione!

Cioccolato, che passione!

06/10/2016

Parli di cioccolato e pensi al Belgio, alla Svizzera, alla Francia. E sebbene Bruxelles, Parigi o Zurigo ne siano le capitali incontrastate (con adesso Londra, Tokyo e San Francisco a contendersi lo scettro), anche il Belpaese annovera grandi eccellenze. Quale modo migliore per scoprirle partecipando a uno degli eventi che celebra il cioccolato nostrano e le sue maestranze. Oggi infatti la stagione del cioccolato in Italia ha inizio a ottobre per proseguire in un tour da leccarsi i baffi. Si parte con Eurochocolate a Perugia. A novembre prosegue con Cioccoshow a Bologna e CioccolaTò a Torino, a dicembre Modica ne diventa la capitale durante Chocomodica, per terminare infine con la Fiera di Firenze a febbraio. Insomma sta per iniziare un Grand Tour dell’Italia cioccolatosa in otto tappe, da Torino fino a Modica, alla scoperta delle eccellenze artigianali declinate in versione veg.

Tutti i golosi sono avvisati!   ...

Nonna vegana

Nonna vegana

04/10/2016

La dottoressa Luciana Baroni è un medico nutrizionista che ha messo a punto il Piatto Veg, cioè le linee guida italiane per una corretta alimentazione a base vegetale. Come nonna, ha potuto vederne i benefici per suo nipote. «Chiunque segua raccomandazioni alimentari corrette può realizzare una dieta vegan equilibrata. Mio nipote Gioele a 11 mesi pesa 11 kg. Sfido chiunque a sostenere che non sia ben nutrito!
La vitamina B12 sembra lo spauracchio di ogni vegano: eppure bastano degli integratori vegani per soddisfare il fabbisogno. Da quando non è più in allattamento esclusivo, Gioele assume vitamina B12 in gocce, da fonte batterica, in dosi di 1 mcg due volte al giorno. Oltre a questa assume il DHA (acido docosaesaenoico, un grasso omega-3), come tutti i bambini allattati al seno e qualunque sia la dieta della madre, assume vitamina D.
Un'altro spauracchio per i genitori è poi l'asilo. Gioele non va ancora all’asilo, ma quando questo accadrà verrà sicuramente richiesto un menu vegano. Io sono convinta, come altri miei colleghi che hanno a cuore la salute di tutti i bambini, che un menu vegano dovrebbe essere offerto a scuola a tutti i bambini. Di fatto, il cibo che si riceve a scuola rappresenta solo una parte di quanto i nostri figli e nipoti mangiano ogni giorno, e dunque da solo non sarebbe comunque in grado di influenzare la scelta alimentare finale dei genitori.
Ma potrebbe contribuire a ridurre la quantità di cibi animali, con tutti i rischi per la salute che sono connessi e riconosciuti, nella dieta di tutti i bambini. Insomma, mangiare vegano a scuola svolgerebbe una preziosa funzione di riequilibrio». ...

Il risotto di Cecilia

Il risotto di Cecilia

30/09/2016

Ecco la ricetta dell'amato risotto di Cecilia Granata, protagonista della copertina di Vegan  Italy di ottobre. Una gustosa occasione per sfruttare il delicato radicchio trevigiano, raccolto a novembre e versatile anche in paste, torte salate o semplici contorni. Ingredienti per 4 persone
- 300 g di riso Arborio
- 2 salsicce vegetali schiacciate a pezzi
- 1 piccola cipolla dorata
- 1 radicchio rosso
- 2 grosse noci di burro vegetale
- 1 bicchiere abbondante di birra brodo vegetale a piacere
- lievito alimentare in scaglie 
- a piacere circa 2 cucchiai di olio extravergine di oliva Preparazione
Tagliate finemente la cipolla e il radicchio. Scaldate in una capiente pentola antiaderente l’olio e parte del burro. Soffriggete la cipolla, aggiungete il radicchio e mescolate qualche minuto. Unite il riso e mescolate ancora. Versate la birra e fatela assorbire a fuoco medio.
Aggiungete il brodo (caldo), un mestolo dopo l’altro, mescolando finché il riso non sarà al dente.
Mentre il riso cuoce, scaldate in una padella 1 noce di burro e soffriggete le salsicce, che aggiungerete al riso quando sarà quasi al dente, continuando a mescolare.
Spegnete il fuoco, aggiungete il burro rimanente, spolverate il lievito alimentare, mescolate e lasciate mantecare incoperchiato qualche minuto.
Cospargete altro lievito alimentare prima di servire. ...

Tra colori, pennelli e fornelli

Tra colori, pennelli e fornelli

28/09/2016

Cecilia Granata, italiana di nascita ma americana di adozione, cancella con il suo sorriso tutti i luoghi comuni sui tatuatori burberi e scostanti.
Vegana, artista (nell'immagine sopra particolari delle sue opere) e di recente anche scrittrice, il suo universo creativo è ricco di richiami alla cultura pop e underground, amore per la cucina e per tutte le forme di vita Vegan Italy di ottobre l'ha intervistata e, come prima cosa, le ha chiesto quali sono le differenze principale tra il contesto vegano americano e quello italiano.
«Il primo è di più lunga data, quindi le alternative animal friendly sono più disponibili: da almeno 15 anni i sostituti vegetali al latte sono scontati
più o meno ovunque.
Esistono molti negozi specializzati, ma anche supermercati, di cibo biologico, vegetale, salutistico e crudista ovunque sul territorio nazionale; e poi
gli innumerevoli ristoranti, pasticcerie, coffee-shop, diner (ma mi riferisco alle metropoli; i sobborghi e le zone vaste e desolate offrono davvero poco). Sul piano commerciale, e quindi di diffusione e visibilità, il tessuto americano è molto più vivace di quello italiano; e anche il messaggio e il dibattito
filosofico e culturale attorno al veganismo sono più incisivi. In Italia negli ultimi anni ho notato un’attenzione esplosiva sempre maggiore al mondo vegan, a cui si associa sicuramente di più un aspetto salutista». Ma si parla di cucina italiana in chiave veg?
«Negli Stati Uniti in linea di massima non è contemplata l’ipotesi di una cucina vegana italiana, perché sono convinti che da noi tutto venga affogato nel formaggio (come le “fettuccine Alfredo” appunto) o avvolto nel salame e nel prosciutto.Quando trovo piatti italiani in un ristorante vegano, sono sempre la versione vegan di quelle che sembrano essere ricette italiane: pasta (o panini) e polpette, garlic bread, penne alla vodka oppure l’abominevole chicken parmigiana. Si trovano anche piatti più autentici, come la pizza, le lasagne, gli gnocchi, la polenta, i risotti, ma sempre riadattati al gusto americano, quindi in sostanza con un’infinità di ingredienti e molto più condimento, in dosi più eccessive». ...

È solo ipocrisia?

È solo ipocrisia?

23/09/2016

Era il 28 maggio 2016, una giornata come tante allo zoo di Cincinnati. Finché un bambino di quattro anni, probabilmente per una distrazione dei genitori, cade nel recinto del gorilla di pianura occidentale Harambe. Subito scatta il panico: il primate sembra aggressivo con il bambino, anche se in realtà è spaventato come lui dalle urla della folla.
I veterinari e il direttore della struttura, seppur a malincuore, lo uccidono per salvaguardare l’incolumità del piccolo che, verrà poi scritto nei rapporti, si sarebbe trovato «in grave pericolo », poiché il gorilla «lo strattonava e gettava in acqua». E il grande pubblico, specialmente sui social, insorge, tanto che la petizione Giustizia per Harambe raccoglie oltre 8 mila firme in meno di 24 ore.

Il magazine Vox ha però rilanciato la vicenda con una domanda che ha scosso i lettori: Ci indigniamo per un gorilla e sterminiamo miliardi di polli. Possiamo chiamarla ipocrisia?
Voi cosa rispondete?   ...

L'orto fiorito

L'orto fiorito

21/09/2016

Appassionato di cucina, Eduardo Ferrante svela nel numero di settembre di Vegan Italy i segreti dei fiori di zucca, stupendi e commestibili, che da tempo fanno parte della nostra italica tradizione culinaria.
Cominciamo dall’inizio, cioè dalla raccolta, che non è poi così banale, anzi! Se fatta in modo avventato si rischia la produzione dei frutti, distruggendo zucche e zucchine prima ancora di vederle crescere. Un’altra curiosità, che Edoardo ha scoperto mentre lavorava in giro per il mondo, è che i fiori di zucca hanno un sesso. Maschio o femmina che sia, se raccolti tutti uguali, si rischia di bloccare il processo di fecondazione e quindi di produzione per la stagione a venire.
Incredibile, vero? A essere privilegiati per la raccolta, in questo caso, sono i fiori maschi, in modo che quelli del gentil sesso, debitamente impollinati, possano andare a frutto.
Tradizionalmente i fiori di zucca vengono preparati ripieni di formaggio e prosciutto; Edoardo ve li propone ripieni di tofu affumicato, menta fresca, curcuma e pepe nero.
«Come amo sempre dire ai miei clienti: qui proponiamo piatti “liberi” da prodotti animali» è solito dire lo chef Edoardo. «Amo vivere così, in sintonia con la scelta etica abbracciata da tempo. Tutto qui. E buoni fiori a voi!» ...

Nel cuore d'Irlanda

Nel cuore d'Irlanda

19/09/2016

Accogliente e sempre in fermento, con appena mezzo milione di abitanti e una birra-simbolo, la Guinness, 100% vegandal 2015: Dublino è una piccola e deliziosa capitale da conoscere e scoprire anche in un solo week-end.
È finita l’epoca in cui per i vegan in viaggio se proprio andava bene toccavano quintali di patatine fritte come unica opzione! Accanto a locali cult che si apprestano a festeggiare il 30° anno di attività - come Cornucopia o Govinda’s - nascono piccole realtà le cui storie fanno ben sperare, non solo per il movimento vegan.
All’origine di tutto ci sono la vita e il cibo, e l’onda verde veg non poteva non investire l’Irlanda, isola di smeraldo, e Dublino, la sua capitale. Persino una delle maggiori catene di supermercati irlandesi, Dunnes Stores, non solo ha un reparto di prodotti healthy, gluten-free e vegan da far impallidire il nostro negozietto bio all’angolo. Nell’isola dei cibi da asporto su 12 opzioni, la metà sono vegan. Cosa si vuole di più? ...

Cowspiracy

Cowspiracy

16/09/2016

Vegan Italy presenta in anteprima, il saggio Cowspiracy. Il segreto della sostenibilità tratto dall'omonimo documentario che ha scosso le coscienze mostrando cosa si nasconde dietro alla produzione e al consumo di carne, uova e latticini. Gli autori Kip Andersen e Keegan Kuhn sono partiti da una domanda molto semplice: cosa possiamo fare, nelle nostre vite di tutti i giorni, per rendere il pianeta più sostenibile? Basta davvero differenziare i rifiuti, usare la bicicletta, spegnere la luce quando usciamo dalle stanze, fare docce più brevi per scongiurare il pericolo? Peccato che questi gesti siano solo una goccia nell’oceano. Il problema principale risiede in una pratica di cui ancora sappiamo (o vogliamo sapere) troppo poco: l’allevamento intensivo degli animali, responsabile dell’inquinamento e della distruzione degli habitat, per non parlare della crudeltà che infligge a miliardi di esseri innocenti anno dopo anno.
Gli autori hanno quindi intrapreso un viaggio alla ricerca della vera “sostenibilità”, coinvolgendo le associazioni ambientaliste, ma anche agricoltori, allevatori, intellettuali... Scoperchiando il proverbiale vaso di Pandora.
Ora gli autori rilanciano pubblicando in un saggio delle Edizioni Sonda tutto ciò che non è entrato nel film. Perché la Terra ci fa tantissimi doni da moltissimo tempo. È venuto il momento di restituirle tutto con gli interessi. ...

Dolce Canapa

Dolce Canapa

15/09/2016

Oltre i pregiudizi e i sentito dire, la canapa, e i suoi semi, resta una pianta ricca di proprietà, anche alimentari e curative, ed è un
ingrediente straordinario per ricette tutte da scoprire. Provate ad esempio i biscotti al cacao, pistacchio e canapa. Ingredienti per 1 kg di biscotti circa - 200 g di semi di canapa
- 1 cucchiaino di cannella in polvere
- 200 g di burro di cocco
- 30 g di olio di mais
- 15 g di lecitina di soia in polvere (frullate quella in granuli, se non la trovate in polvere)
- 200 g di zucchero di canna
- 230 g di farina di quinoa
- 150 g di cioccolato fondente
- pistacchi tritati a piacere Preparazione Mettete in ammollo 24 ore i semi di canapa in acqua a temperatura ambiente con 1 cucchiaino di cannella in polvere. Dopo l’ammollo, i semi andranno frullati.  Ammorbidite il burro di cocco in un pentolino scaldandolo a fuoco bassissimo; unite l’olio di mais e la lecitina. Mettete questo composto in frigorifero 24 ore prima di unirlo agli altri ingredienti. Lavoratelo per ottenere un impasto molto malleabile. Considerate che la consistenza del composto dipende molto dal tipo di burro di cocco che avrete utilizzato: se l’impasto è troppo poco morbido, aggiungete un filo di olio di mais; se è troppo molle, aggiungete farina di quinoa. Preriscaldate il forno a 180°C. Stendete i biscotti a una altezza di circa 5 mm e tagliateli con uno stampino per o con un bicchiere capovolto. Infornate a 180°C 13 minuti. A scelta, tuffate i biscotti nel cioccolato fondente fuso a bagnomaria in un pentolino e poi ricopriteli con granella di pistacchio. ...

Capsula Mundi

Capsula Mundi

12/09/2016

Capsula Mundi è più di un progetto architettonico; è la realizzazione concreta del superamento di un concetto che spaventa e intimorisce il tabù della morte.
Gli ideatori, Anna Citelli e Raoul Bretzel, ci spiegano come sia possibile trasformare questa paura in speranza per il futuro. «La nostra ambizione è cambiare l’approccio con la morte. Spesso, nella cultura occidentale, l’argomento è trattato con paura, evitato o nascosto, trasformandolo così in un tabù. L’occasione per concretizzare una nostra intima riflessione in un progetto vero e proprio ci si è presentata nel 2003, quando, come giovani designer, siamo stati invitati a una esposizione internazionale: il Salone del Mobile di Milano. Abbiamo avuto il coraggio di esporre una bara in una mostra internazionale di complementi d’arredo, sfidando così una visione consolidata in cui il design tratta di novità formali per l’uso quotidiano.
Abbiamo pensato che progettare oggetti per la vita dell’uomo comporta creare uno stile di vita per quell’uomo; quindi gli oggetti possono anche modificare quello stile di vita, possono indurre una riflessione. Il tema della morte, evitato da troppo tempo, c’è sembrato il migliore per innescare una riflessione sulla (troppo spesso dimenticata) appartenenza dell’uomo alla natura».
Il progetto è molto semplice, spiega Raoul Bretzel. «In una bara dalla forma a uovo, al cui interno viene posto il corpo del defunto in posizione fetale. L’uovo viene piantato nella terra come un seme e sopra viene messa a dimora una pianta, scelta in vita dalla persona e che sarà curata da parenti e amici. Così pian piano, albero dopo albero, il cimitero diventa un bosco, un bosco di memoria. La pianta inserita nella bara a forma di uovo viene scelta in vita dal defunto e sarà curata da parenti e amici. Così da trasformare i cimiteri in boschi di viva memoria. I cimiteri assumeranno un nuovo aspetto: non più lapidi, ma alberi vivi a formare un bosco di memoria». ...

Elisir di kombucha

Elisir di kombucha

09/09/2016

«Il mio primo approccio con il kombucha» confessa Lucia Valentina Nonna su Vegan Italy di settembre, «risale ai tempi delle scuole medie. Una compagna di classe mi regalò un vaso di vetro con dentro un disco gelatinoso immerso nel tè. È un simbolo di amicizia», disse. «Insieme a quella strana “creatura” mi diede anche un foglio con le istruzioni: dovevo coccolare quel disco, nutrirlo con zucchero e per giunta parlarci, sennò non sarebbe cresciuto bene!
Contrariamente a quanto pensavo, non si trattava di un fungo, bensì di una coltura composta da 6 lieviti e 6 batteri. Da questa simbiosi si forma una sorta di focaccia gelatinosa, chiamata “madre di kombucha”, che produce dei cloni, o figli o scoby
Con grande entusiasmo, iniziai l’autoproduzione. Rimasi stupita dalla facilità con cui è possibile produrre la bevanda, una semplicità che ne ha facilitato la diffusione in tutto il mondo, con un metodo tradizionale rimasto intatto nei secoli». Il kombucha è una bevanda viva, ricchissima di microrganismi benefici, con una coltura batterica attiva che, al pari di quelle presenti nello yogurt, rifornisce l’organismo di una buona dose di principi nutritivi. Grazie alle sue proprietà probiotiche che aiutano a bilanciare i batteri “buoni” e “cattivi” nel tratto intestinale, questa bevanda è considerata da alcuni come un elisir miracoloso, più che una semplice bevanda salutare. ...

L'arte di essiccare

L'arte di essiccare

05/09/2016

Che sorpresa l’orto al rientro dalle ferie!
Quanta abbondanza pronta da raccogliere, ma non solo: va trasformata, e alla svelta, per ottenere scorte fino al prossimo raccolto... o quasi. Dipende anche dalla nostra golosità.
Daltronde pomodori, peperoni, melanzane, zucchine, una volta staccati dalla pianta, si mantengono in ottime condizioni per pochi giorni. Allora che fare?
Possiamo affidarci all'essicazione, una forma antichissima di conservazione dei cibi tornata attuale grazie ai moderni essiccatori domestici, in grado di ridurre gli sprechi e assicurare scorte di salutari leccornie da gustare tutto l’anno.
Trovate alcuni modelli in commercio e diversi progetti di autocostruzione in Rete. Va detto che nelle zone più umide, difficilmente le soluzioni fai da te riescono a essere efficienti quanto gli essiccatori elettrici che offrno una fascia di prezzo piuttosto ampia.
Le idee sono le più varie, si può fare di tutto. I frutti essiccati di una generosa pianta di gelsi, un pieno di antiossidanti con le lenticchie pre-attivate, cioè germogliate e poi essiccate nuovamente o, ancora, gli scarti che tornano a nuova vita: foglie di sedano per ottenerne un sale aromatico.   ...

Alla ricerca dell'equilibrio

Alla ricerca dell'equilibrio

01/09/2016

Nata in Serbia, cresciuta in un paesino in campagna, la chef Sabina Joksimovic ha appreso fin da piccola la magia dei ritmi lenti della natura, i germogli che si trasformano in piante, fiori e frutti, e tutto quello che ha imparato lo celebra ogni giorno con le sue bellissime creazioni. 
Per Vegan Italy propone una ricetta la cui protagonista è una spuma di polenta bianco perla con carota profumata al cardamomo…
Non è difficilissima, però bisogna avere le attrezzature giuste: dal frullatore al sifone. Ingredienti per 4 persone
- 200 g di spinacino
- 150 g di pomodoro ciliegino giallo
- 90 g di lenticchie rosse
- 80 g di farina di mais Biancoperla
- 30 g di amido di tapioca
- 10 carote di medie dimensioni
- 8 fiori di zucca
- 2 mele verdi bio
- olio alle erbe
- olio alimentare di Argan
- 50 g di sesamo bianco
- 50 g di sesamo nero
- 4 pezzi di cardamomo
- lamponi a piacere
- finocchietto a piacere
- fiori di malva a piacere
- menta a piacere
- portulaca a piacere Per la spuma di polenta
Portate a ebollizione in una grande pentola l’acqua con il cardamomo, poi aggiungete la farina di mais e cuocete a fuoco basso circa 40 minuti. Lasciate raffreddare.
Centrifugate le carote e aggiungetene il succo alla polenta fredda. Frullate il tutto e Inserite il composto nel sifone carico, in modo da ottenere una spuma soffice. Per le chips di tapioca
Sbollentate lo spinacino e frullatelo.
In una pentola portate a ebollizione l’acqua e l’amido di tapioca, fino a che il composto non sarà trasparente (5 minuti sono sufficienti). Togliete dal fuoco e aggiungete il liquido ottenuto dagli spinacini frullati. Stendete il tutto su un tappetino da forno e infornate 5 ore a 74°C. Per al purea di ciliegino giallo  
Mettete a bollire le lenticchie. Mentre cuociono, tagliate a metà i pomodori ciliegino e infornateli 26 minuti in forno preriscaldato a 160°C. Dopodiché frullate, setacciate e riempite con il composto un biberon da cucina. Per i fiori di zucca
Pulite e asciugate i fiori di zucca, farciteli con le lenticchie condite con l’olio di Argan e il finocchietto. Richiudete i fiori e, prima di impiattare, frullate le mele verdi. Per le polveri
Tenendoli separati, tostate e frullate il sesamo bianco e quello nero, fino a ottenere due distinte polveri. In ogni piatto, sistemate 2 fiori di zucca con la spuma di polenta e carota, la purea di pomodoro e la mela verde, qualche lampone e le chips di tapioca. Aggiungete i fiori, le erbe e le polveri. ...

Ho sposato un non vegano!

Ho sposato un non vegano!

29/08/2016

Attrice, coach, vegana, attivista e ambientalista: Alexandra Paul, atletica ex bagnina di Baywatch, è anche la moglie felice di un non vegano, e ci svela tutti i segreti per far funzionare una convivenza apparentemente impossibile e che invece dura da 20 anni.
«Primo: Ian e io ci accettiamo per come siamo e non cerchiamo di cambiarci. Nei nostri voti nuziali, Ian e io abbiamo aggiunto la frase: “Ti lascerò essere te stesso”, ed è quello che cerchiamo di fare.
Secondo: ci “celebriamo” ogni giorno, ovvero ci ripetiamo spessissimo quanto ci ammiriamo, amiamo e rispettiamo l’un l’altro, e perché. Un dialogo amorevole e positivo è un  prodigioso toccasana per la vita di tutti i giorni, e alimenta la nostra felicità. Evidenziamo sempre i pregi reciproci senza soffermarci sui difetti, mai».
Per par condicio, abbiamo chiesto anche a Ian Murray, il marito “non vegano”, come ha vissuto la sua parentesi vegana: «Mangio carne perché sono ancora attaccato alla credenza che sia un alimento di cui l’essere umano ha bisogno, in particolare gli atleti come me. Inoltre, la carne riveste un ruolo importante nella cultura americana, la diamo per scontata, quindi sarebbe più difficile “sbarazzarsene”. Quando ho provato a diventare vegano per tre settimane, ho spalancato gli occhi su un modo totalmente differente di mangiare: mi sono informato, sono diventato più consapevole, mangiavo di più ma ho perso peso... Vado fiero di quel periodo! Ma ho ancora paura che, se cambiassi del tutto, la mia dieta diventerebbe troppo restrittiva, perciò per il momento... resisto, ma lasciando la porta aperta». ...

La musica, l'arte, la natura

La musica, l'arte, la natura

25/08/2016

Artista poliedrico e curioso, legato alla sua terra ma anche capace di attraversare mode e mondi restando sempre sulla cresta dell’onda, Red Canzian dei dei Pooh è orgoglioso e felice della sua scelta etica e vegana: per lui è una bandiera, da sventolare con dolcezza. Ma come è diventato vegano? Ecco cosa racconta in una intervista su Vegan Italy di settembre. «Sono diventato vegano a tappe, come tante persone che conosco: ho cominciato vent’anni fa, per motivi salutistici, a eliminare la carne e tutti i suoi derivati, ma ho continuato a mangiare uova, formaggi e pesce, anche per quella grande passione per la pesca che mi aveva trasmesso papà fin da bambino.
Poi, un bel giorno dell’estate 2009, mentre ero su un torrente di montagna a pescare, e dopo aver catturato una bellissima fario, tutta punteggiata di rosso e nero, che mi guardava come a dire: «Ma io cosa ti ho fatto?», ho deciso che era arrivato il tempo. Innanzitutto, il tempo per liberare quella povera trota, ma anche il tempo per cambiare, nel rispetto di tutti gli esseri viventi.
E da allora sto bene con me stesso, sono più sereno, la pesca non mi manca e io... di sicuro non manco ai pesci!»
Il suo motto? «Dobbiamo diffondere con dolcezza il pensiero vegano, lasciando poi al prossimo la possibilità di scegliere» ...

Io e la natura

Io e la natura

23/08/2016

«Fin da bambina ho sempre avuto un amore viscerale per la natura: quando andavo in campagna rimanevo sdraiata per ore sul prato per osservare un filo d’erba o il volo degli uccelli. La natura mi ha sempre affascinata, i suoi profumi, i colori… la sua perfezione. Ancora oggi mi capita di rimanere incantata dalla sua magia. Succede ogni volta che faccio germogliare dei semi da aggiungere alle mie ricette, oppure quando accostando dei semplici ortaggi riesco a cogliere un’armonia di colori che nulla ha da invidiare a un quadro d’autore».

Oggi, diventata grande, Licia Calia è uno chef che ha fatto di questo amore per la natura il suo faro nella vita. Ha fatto esperienza in diversi alberghi e ristoranti, ma le soddisfazioni maggiori le ha avute dopo aver abbracciato la scelta vegana, quando ha potuto toccarne con mano l’originalità, sperimentando sapori e ingredienti nuovi, nel rispetto degli animali, del pianeta e della salute delle persone. Non solo, la scelta veg è stata uno stimolo professionale in più, una sfida alla ricerca di nuovi accostamenti nel solco della tradizione mediterranea, già ricca di pietanze e ingredienti vegetali. Dal 2011 conduce anche corsi di cucina vegana e organizza eventi e cene a domicilio.
La svolta professionale di Licia avviene grazie all’incontro con Renata Balducci, presidente di Assovegan. Dopo avere superato una speciale selezione, Licia è diventata docente di VeganLab e insieme ad Assovegan, di cui è divenuta socia e ambasciatrice, organizza corsi di cucina e show cooking. Nel 2014 e nel 2015 ha coordinato i cuochi che hanno partecipato alle manifestazioni del Veganfest.
Su Vegan Italy di agosto trovate alcune delle sue originali e sfiziose ricette.   ...

Il segreto della longevità

Il segreto della longevità

19/08/2016

Michael Greger è un medico insolito, allegro e dalla vitalità coinvolgente. Il suo metodo, “NutritionFacts”, è basato su un’alimentazione sana e naturale, priva di prodotti animali e raffinati, e promette di farci vivere a lungo e in salute.
Membro fondatore e Fellow dell’American College of Lifestyle Medicine, Michael Greger, MD, è autore best seller New York Times e conferenziere riconosciuto a livello internazionale su nutrizione, sicurezza alimentare e salute pubblica. Laureatosi alla Cornell University School of Agriculture e alla Tufts University School of Medicine, attualmente è direttore della salute pubblica presso l’organizzazione The Humane Society of the United States. È ideatore e fondatore della community NutritionFacts.org, sempre aggiornata e seguita da milioni di persone.
Ma com’è nato il progetto “NutritionFacts” e di cosa si occupa? Lasciamo che sia lui stesso a spiegarcelo…
«Ho lanciato il sito nel 2001, grazie a un finanziamento della fondazione Julie and Jesse Rasch. Fresco di scuola medica, ogni quattro anni tenevo conferenze a qualsiasi associazione
studentesca di medicina negli Stati Uniti, nonché in college, biblioteche locali, chiese...
Non mi fermavo mai. Ho realizzato che essere presenti on line sarebbe stato più efficace a livello di tempo e risorse: ora posso raggiungere milioni di persone, in tutto il mondo». ...

Involtini di melanzana

Involtini di melanzana

16/08/2016

Fatti tentare da un involucro morbido di melanzana, con la sua buccia liscia e lucida, per poi abbandonarti a un cuore ghiotto e croccante. I profuni e i sapori poi sono quelli dell'estate: capperi, origano, semi di girasole e, naturalmente, la melanzana. E pensare che appena giunta in Europa, le venne dato il nome latino di “mala insana”, per indicare un frutto pericoloso per la salute. Ma quando mai, ecco la ricetta dei nostri fantastici involtini. Ingredienti per 4-6 persone (25 involtini)
- 2 melanzane viola 
- 100 g di pane senza glutine 
- 30 g di semi di girasole 
- 1 cucchiaio di capperi dissalati 
- 1 cucchiaino di sale integrale 
- 1 cucchiaino di origano essiccato 
- semi di girasole tritati a piacere 
- olio extravergine di oliva a piacere Preparazione
Lavate le melanzane e con l’aiuto di una mandolina affettatele nel senso della lunghezza
con uno spessore di 3 mm. Preriscaldate
il forno a 180°C. Adagiate le fette di melanzana su 2 o più teglie foderate con carta da forno e spennellate la superficie con poca acqua. 
Infornate e cuocetele 10 minuti. Poi sfornatele e lasciatele raffreddare
completamente.
Mettete nel robot da cucina il pane, in modo da ottenere un trito grossolano; versatelo in una padella antiaderente e tostatelo a fuoco vivace. Tritate i capperi, uniteli al pane e fate insaporire alcuni minuti in padella a fuoco vivace. Versate il composto in un piatto e tenete da parte.
Scegliete le fette di melanzana più grosse e perfette, in modo da ricavarne 25. Tritate nel robot da cucina le rimanenti e versatele in padella. 
Fate asciugare a fuoco vivace, insaporite con l’origano e salate. Unite il composto di pane e capperi, assaggiate e salate solo se necessario, amalgamando gli ingredienti. Proseguite la cottura qualche istante, poi lasciate intiepidire.
Distribuite 1 cucchiaio di trito croccante su ogni fetta di melanzana, lasciando vuota la parte finale. 
Arrotolate strettamente terminando con la parte libera dal ripieno e adagiate gli involtini in una teglia sul lato in cui sono chiusi. Preriscaldate il forno a 180°C.
Ultimate la preparazione con un filo di olio extravergine di oliva sugli involtini e spolverizzando sulla superficie i semi di girasole tritati. Infornate e cuocete 10 minuti.
Sfornate, lasciate intiepidire e servite, completando con un filo di olio extravergine di oliva. Preparatene in abbondanza, uno tira l’altro, garantito! ...

Un amico è per sempre

Un amico è per sempre

10/08/2016

Il tema dell’abbandono di animali ha sempre avuto un ruolo importante nel dibattito culturale italiano.
Eppure, nonostante a parole siano tutti d’accordo nel definirlo un gesto vigliacco e disumano, i dati pongono interrogativi seri. Il picco si registra sempre in estate: parliamo di oltre il 30% degli abbandoni totali, che avviene a ridosso di quelle vacanze che potrebbero essere minacciate dalla presenza di un povero quattro zampe. L’esito finale è impressionante: circa l’80% degli animali abbandonati non sopravviverà, soprattutto a causa di incidenti, fame o maltrattamenti. 
Secondo un recente monitoraggio, legato al controllo del randagismo, sarebbero circa 130 mila gli animali abbandonati durante l’arco di un anno, la metà dei quali nei mesi di giugno, luglio e agosto. Facendo un rapido calcolo, potremmo affermare che durante questi tre mesi, sono circa 20 mila ogni mese gli animali abbandonati. 600 al giorno. Sono cifre terribili!
Negli ultimi tre anni si è registrata una diminuzione degli abbandoni, grazie anche al lavoro delle associazioni che per anni si sono battute per ottenere una legge che punisse severamente chiunque fosse colto sul fatto. L’Art. 727 del codice penale, infatti, fa rientrare l’abbandono di animali tra i reati penali, con sentenze fino a un anno di reclusione.
Se da un lato la diminuzione di abbandoni si può inquadrare in un ambito più ampio di intervento e di impegno delle associazioni, sicuramente l’aspetto culturale è ancora il punto centrale della questione, perché solo un vero cambio di mentalità potrà fermare questa infamia, e su questo punto, c’è ancora tanto da lavorare.
La strada resta quella tracciata dalle maggiori associazioni animaliste, come ENPA, LAV e OIPA, che hanno prodotto e producono materiali educativi e divulgativi capaci di coinvolgere emotivamente il pubblico.     ...

Gita vegan “fuori porta”

Gita vegan “fuori porta”

28/07/2016

Il numero di agosto di Vegan Italy vuole, almeno idealmente, rinfrescare e dare sollievo dalla canicola estiva, accompagnando i suoi lettori in un viaggio veg a sud est di Roma, tra le fresche ombre dei bosci, delle antiche mura dei castelli romani e delle rive di suggestivi laghi vulcanici. In breve, lungo le strade degli antichi popoli latini, sui passi di Goethe, Stendhal e D’Annunzio, tra le dimore dei nobili, i segni del papato e i sogni del Grand Tour.
Qui, gli antichi Romani e i popoli latini vi edificarono complessi maestosi, mentre la nobiltà romana vi costruì prestigiose ville e fortificazioni, i famosi “Castelli Romani”, che diedero il nome a queste terre di origine vulcanica. Ancora oggi simbolo della gita fuori porta, i “Castelli” sono una collana di borghi storici, uniti da un immenso patrimonio culturale, naturalistico e gastronomico che nel corso dei secoli ha attirato artisti, scrittori e viaggiatori famosi, come Goethe e Stendhal. Ma bando alle chiacchiere, non perdete su Vegan Italy questo nostro Grand Tour in chiave veg. ...

La scienza diventa etica

La scienza diventa etica

25/07/2016

«Mi chiamo Susanna Penco, vivo a Genova e da 18 anni sono affetta da sclerosi multipla. Sono biologa e lavoro come ricercatrice all’Università di Genova. Da sempre sono obiettrice di coscienza verso la sperimentazione animale per due motivi: perché non ho alcuna fiducia scientifica in tale pratica, e perché provo un grande senso di pietà nei confronti di tutti gli animali, umani e non umani». Nel 2012, quando fece questa dichiarazione, Susanna non immaginava di suscitare tanto clamore. Nell'intervista rilascia a Vegan Italy di agosto ammette: «Un po' me lo aspettavo, perché se a parlare è un malato è più credibile. Sentivo la necessità di scuotere le coscienze e di ridimensionare le false speranze che i pazienti, non per colpa loro, alimentano. Chi vive la malattia sulla propria pelle sviluppa sensibilità diverse.
Chi ha una laurea scientifica e in più lavora nell’ambiente sa come funzionano le cose. Si rimane inevitabilmente delusi dalle convinzioni granitiche di molti medici: la medicina non è una scienza esatta come la matematica.
Al contrario, occorre mettersi continuamente in discussione. Oltre a smettere di vergognarmi di essere una persona sensibile, volevo sponsorizzare la donazione dei propri organi. Ora che si comincia a parlare di leggi sulla donazione del corpo sono fiera di essere la madrina di questa idea.
Sapete una cosa? All’inizio mi hanno aiutata solo i bioeticisti e i filosofi… gli scienziati per nulla! Ora ci sono molti colleghi interessati al progetto, per fortuna». ...

Tradizionali crudeltà

Tradizionali crudeltà

22/07/2016

Folle urlanti ed eccitate e poi loro, gli animali: terrorizzati, esposti, inseguiti, catturati e messi in palio come vincite di riffe e tombole. C’è chi le chiama “feste” e le difende come “antiche tradizioni”, ma sono solo schegge di un Medioevo oscuro, fantasmi crudeli di un passato indegno. Prendiamo un esempio conosciuto a tutti, il Palio di Siena: secondo i dati raccolti dalla LAV,sono circa 50 i cavalli morti dal 1970 al 2015, 7 a partire dall’anno 2000.
Che dire poi della Fiera degli Uccelli di Arzignano: una pratica barbara, contraria anche alle norme europee per la tutela dell’avifauna. Già, le norme, vogliamo parlarne? Perchè risciamo di cadere nel contradditorio.
La legge n. 189 del 20 luglio 2004, art. 544-quater dice: «Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque organizza o promuove spettacoli o manifestazioni che comportino sevizie o strazio per gli animali è punito con la reclusione da quattro mesi a due anni e con la multa da 3.000 a 15.000 euro. La pena è aumentata da un terzo alla metà se i fatti di cui al primo comma sono commessi in relazione all’esercizio di scommesse clandestine o al fine di trarne profitto per sé o altri, ovvero se ne deriva la morte dell’animale». Dunque, queste feste tradizionali sono tutte fuorilegge? ...

Nella cambusa di Sea Shepherd

Nella cambusa di Sea Shepherd

20/07/2016

Nella cambusa di Sea Shepherd, Raffaella Tolicetti sa come preparare ricette pratiche e veloci, gustose e versatili, utili per tenere a bada sia una ciurma di voraci eco-pirati che la vostra famiglia (o gli amici), affamati!
«Sono diventata cuoca per caso» ammette Raffaella. «Ho iniziato a cucinare quando sono andata via da casa a 18 anni. Mi piaceva, ma non ero un’appassionata. Terminata l’università, decisi di imbarcarmi su una delle navi di Sea Shepherd, che all’epoca era impegnata nel Mediterraneo, in una campagna per la salvaguardia del tonno rosso. I primi tre giorni lavorai come aiuto sul ponte, al quarto il responsabile della cucina mi disse che in realtà odiava cucinare, e mi chiese se potevamo scambiarci i compiti.
Se sono riuscita a cucinare in mezzo a una tempesta, mentre cercavano di speronarci, vuol dire che non c’è niente di più semplice che preparare un pasto vegano!
Provate il mio sformato di verdure. L’ho mangiato in Francia a cena da amici di mia mamma e da allora lo preparo spesso.
Leggero e nutriente, va bene anche come antipasto o come piatto unico: dipende da quanto è grande la porzione! Ingredienti per 5-6 persone
- 4 patate di medie dimensioni
- 7 pomodori
- 2 zucchine
- assortimento di erbe secche mediterranee (rosmarino, basilico, timo, origano)
- olio extravergine di oliva
- sale marino integrale
- pepe Preparazione
Preriscaldate il forno a 200°C. Tagliate a fette molto sottili le verdure, possibilmente utilizzando una mandolina. Ungete di olio uno stampo rotondo e disponete le verdure a strati: prima le patate, poi le zucchine, infine i pomodori, le erbe, il sale e un filo di olio. Terminate con lo strato di pomodori cosparso di erbe, sale, pepe e olio e infornate.
La cottura dura tra i 45 e i 60 minuti, dipende dalla dimensione delle fette e dal numero degli strati: più saranno, più la cottura sarà lunga.
Come per le torte, inserite un coltello o uno stecchino per verificare che le patate siano cotte. Se il coltello o lo stecchino risulterà asciutto significa che lo sformato è pronto.
Sfornate, sformate, chiamate la vostra ciurma e servite tiepido o a temperatura ambiente. ...

Una straordinaria avventura

Una straordinaria avventura

18/07/2016

Ogni ricetta di Mauro Anzideo, aka Maurino Veg, è un viaggio che ci proietta in un futuro senza confini e spiritualmente evoluto, così come sarebbe bello che fosse. La sua storia raccontata nel numero di luglio di Vegan Italy è decisamente curiosa. «Decisi che avrei attraversato la Cina in triciclo. Perché lamentarsi della routine della propria vita, quando si può cambiare tutto, in qualsiasi istante?»
Ecco una delle sue ricette! Pad Thai crudista Ingredienti per 8 persone
- 3 carote
- 3 zucchine
- ½ cavolo cappuccio verde
- ½ cavolo cappuccio viola
- 1 peperone giallo
- 1 peperone rosso
- 1 peperone verde
- circa 400 g di tamarindo fresco non mondato
- 1 manciata di anacardi crudi
- succo di limone a piacere
- zucchero di canna a piacere
- sale
- olio extravergine di oliva
- peperoncino macinato
- rose commestibili
- erba cipollina
- 4-5 cucchiai di salsa di soia Preparazione
Eliminate la parte esterna del tamarindo e lasciatelo in ammollo almeno 8 ore.
Una volta tolto dall’acqua eliminate tutti i semi e passatelo al setaccio o in un colino a maglia larga, pressando delicatamente con una forchetta e raccogliendo la purea in una ciotola. Aggiungete alla purea di tamarindo la salsa di soia, il peperoncino macinato e il sale e, a seconda dell’asprezza-dolcezza del tamarindo, aggiustate con succo di limone e zucchero. Con una spiralatrice ricavate degli “spaghetti” dalle zucchine e dalle carote. Tagliate finemente i cavoli e i peperoni.
Mettete tutte le verdure in una bacinella mischiandole delicatamente, condite con poco sale e olio. Aggiungete la salsa di tamarindo.
“Sporcate” il piatto con la salsa di tamarindo e adagiatevi al centro il nido di raw Pad Thai. ...

La voce vegan d’Italia

La voce vegan d’Italia

15/07/2016

On the air dal primo giorno di primavera del 2015, RadioVeg.it è una realtà in rapida crescita, con ascolti sorprendenti. Merito di un’idea potente, piena di energia, e delle coccole di un pubblico speciale. Gli speaker Marco Urbisci, Monica Stefinlongo e Giorgio Immesi si sono lanciati alla conquista di un pubblico sempre più vasto, non solo in Italia. E questo è solo l’inizio.
A Grazia Cominato, redattrice, coordinatrice e tuttofare, Vegan Italy ha chiesto quali sono le rubriche più amate dagli ascoltatori.
«Quelle che noi chiamiamo “i ritratti Veg”, ovvero le storie dei nostri ascoltatori» ci risponde. «Contattiamo chi ci scrive e lo invitiamo a raccontare la propria esperienza: perché si diventa vegan? Con quali motivazioni? Con quali reazioni da parte delle persone che gli stanno intorno? E fisicamente, come si sta? Grazie a queste interviste abbiamo realizzato un bel collage di storie, con testimonianze dalle grandi città e dai paesini di provincia, che raccontano la trasformazione del nostro paese in questi ultimi anni. Storie che oltre alla trasmissione in radio si possono ascoltare anche attraverso il nostro podcast (www.radioveg.it/podcasts). ...

Educare all’empatia

Educare all’empatia

13/07/2016

Quale può essere il ruolo dei genitori e della scuola nella costruzione di un mondo nuovo, fondato sul rispetto di tutte le forme di vita?
La psicologa e psicoterapeuta Annamaria Manzoni ci accompagna nel numero di luglio di Vegan Italy lungo le strade di un possibile (e benvenuto) futuro. Alla base del pensiero della Manzoni, c'è la convinzione che occuparsi della violenza sugli animali significa lavorare sulla radice della violenza sui più deboli, a qualsiasi specie loro appartengano. Un genitore può fare passi fondamentali, ad esempio attraverso il gioco, per potere insegnare a un bambino il rispetto per gli animali. Vi sono fasi della sviluppo in cui divertimento e vita sono un’unica cosa, e quindi il discorso educativo che riguarda il gioco è un frammento della realtà generale proposta ai bambini, contestualmente a tutti i comportamenti adulti che i piccoli osservano, fanno propri, imitano. Certo, alcune riflessioni si impongono.
Molti decenni fa Bertolt Brecht scriveva: «I bambini giocano alla guerra. È raro che giochino alla pace perché gli adulti da sempre fanno la guerra». Questo è un ottimo richiamo al fatto che i bambini tendono a riprodurre in forma ludica la realtà che gli adulti strutturano, e che propongono loro. Le sempiterne bambole ne sono un esempio eclatante, al servizio della continuazione della specie, e il resto a seguire. Oggi in alcuni Paesi (non così tanti in realtà!) furoreggiano un po’ meno le armi; ma altre ignominie sono assolutamente presenti: recentemente si sono diffuse proteste a carico di un’azienda di giocattoli che ha prodotto, insieme ad altri autoveicoli, il camion da cui vengono scaricate le mucche al macello. Più mantenimento dello status quo di così. ...

Tutto merito di un gatto!

Tutto merito di un gatto!

11/07/2016

Impulsiva, passionale, creativa, viaggiatrice, senza mezze misure, con una sconfinata voglia di conoscere nuove strade e raggiungere nuovi obiettivi. Così è Titti Alberti e così sono il suo blog e le sue ricette. I suoi Miniburger messicani, sono assolutamente da assaggiare, ecco la ricetta. Ingredienti per 20 miniburger
- 250 g di fagioli rossi già cotti e scolati
- 3 cucchiai di farina di riso
- 3 cucchiai di fiocchi di avena piccoli
- 1 cucchiaino di senape
- 1 cucchiaio di ketchup
- 1 cucchiaio di salsa di soia
- 1 cucchiaino di chili
- ¼ di cucchiaino di pepe
- 2 cucchiai di coriandolo fresco tritato
- olio evo per cuocere Preparazione
In una ciotola, schiacciate bene i fagioli rossi, potete usare una forchetta o uno schiacciapatate.
Aggiungete tutti gli altri ingredienti (seguite l’ordine con cui sono stati scritti nell’elenco degli ingredienti), e mescolate bene. Se l’impasto risulta asciutto aggiungete un po’ di liquido dei fagioli.
Formate delle palline della grandezza di una noce, schiacciatele e disponetele in un piatto.
Coprite con pellicola per alimenti e ritirate in frigo circa ½ ora. 
Scaldate l’olio evo in una padella antiaderente, disponete i miniburger e lasciateli cuocere 2-3 minuti per lato. ...

Pronti, partenza, via!

Pronti, partenza, via!

08/07/2016

L’estate è sinonimo di viaggi, partenze e nuove esperienze, da vivere con gli esseri che amiamo di più, a due e a quattro zampe. E' il momento giusto dunque per scoprire come viaggiare insieme, in sicurezza e nel rispetto della legge.
Mario Riccardo Oliviero è un giornalista specializzato in materie economico-giuridiche riferite soprattutto alle responsabilità civili e ai loro riflessi penali. Da tempo si occupa della sicurezza dei nostri amici animali, in casa come pure quando viaggiamo con loro. 
In viaggio, dovunque e comunque, devono sempre avere abbastanza spazio, aria e soprattutto coccole. Zainetti attrezzati e trasportini devono essere adeguati alla loro taglia.
La legge italiana considera “maltrattamento” rinchiudere gli animali in situazioni con scarso ricambio d’aria o spazio insufficiente. Olivero ci ricorda inoltre che, se il nostro amico non è abituato all’auto o al trasportino, prima della partenza è opportuno fargli sperimentare brevi tragitti, così che possa familiarizzare con la situazione. È anche utile portarsi una sua coperta o un gioco.
In breve, l'articolo di Olivero su Vegan Italy di luglio ci aggiorna e istruisce sulla normativa ma offre anche tanti consigli e suggestioni preziose per viaggiare in compania dei nostri amici perlosi o piumati. Loro, intanto, ringraziano.    ...

Il cibo come arte

Il cibo come arte

06/07/2016

Un’esplosione di colori: è questa l’impressione iniziale quando osserviamo un’opera dell’artista britannica Amber Locke.
Ma basta una seconda occhiata per vedere spuntare dettagli inaspettati: una ciliegia, un cetriolo, una melanzana... e l’arte diventa vegana.
Ma com’è cominciata la sua carriera di artista?
«Ho seguito corsi d’arte sia alle scuole secondarie che alle superiori, ma ho riscoperto le mie abilità artistiche solo qualche anno fa (25 anni dopo!).
Quando ho deciso di passare a un’alimentazione prevalentemente crudista, la mia vita è cambiata in moltissimi aspetti, e seguire il mio istinto più artistico è stato solo uno fra questi.
Dipende dall’obiettivo del progetto su cui sto lavorando; se si tratta di un lavoro su commissione, traggo ispirazione dalle direttive del cliente e dal messaggio che ho percepito vuole trasmettere; mentre se creo per me stessa, per il mio piacere, allora raccolgo più ingredienti freschi che posso, belli e particolari, e li manipolo per realizzare qualcosa che “prende vita” molto più naturalmente: sembra quasi che siano i cibi stessi a decidere come e dove posizionarsi!»   ...

Istinto vegano

Istinto vegano

01/07/2016

La copertina di Vegan Italy di luglio è dedicata a Rossella Seno, professione «cantattrice». Originaria di Venezia, è, come si definisce lei, una “cantattrice”: ha recitato in molte fiction televisive e da anni si dedica al teatro canzone e al teatro civile, cercando di dare voce a chi non ne ha. Vincitrice di un Premio Speciale Ciampi nel 2008 con l’inedito E il tempo se ne va (di Ciampi-Marchetti), sta portando in scena il recital Cara Milly, parole d’amore e di guerra, già cantate da Carla Mignone. I suoi progetti futuri di teatro canzone vedranno ancora protagonisti gli ultimi e gli animali. Nel settembre 2015 ha partecipato al primo Animal Aid Live, concerto in favore dei diritti di tutti gli animali, organizzato da Animalisti Italiani, in Piazza del Popolo a Roma.  
Rossella è un’entusiasta e una passionaria, che affascina e coinvolge, perché quando si dedica a qualcosa, nella vita come nella professione, ci mette tutto il suo talento e tutto il suo cuore.
«Non mi considero né un’attrice né una cantante… » ammette lei. «Semplicemente sono una persona che ha delle cose da dire, e le dico. In prosa e in musica». L'intera intervista su Vegan Italy di luglio. ...

Voglia di gelato

Voglia di gelato

24/06/2016

Si avvicina l'estate e torna prepotente la voglia di gelato. Niente paura, ecco un'idea sfiziosa che saprà non solo gratificare il goloso che è in voi ma anche stupire amici e parenti a cui offrire questi Cupcake gelato. Deliziosi alla vista, golosi al palato, perfetti per ogni tipo di festa. Potete servirli in un bel vassoio decorato con cubetti di ghiaccio.
Ecco la ricetta Ingredienti 
- 1 o più qualità di gelato a scelta 
- panna montata vegan o decorazioni da cupcake a scelta
- altre decorazioni (per esempio, gocce di cioccolato o codette di zucchero)
- teglie per cupcake in silicone (non usate stampi di carta!) Preparazione
Se preparate il gelato al momento, potete utilizzarlo per i cupcake appena estratto dalla gelatiera. Se invece lo tirate fuori dal freezer, prima deve restare in frigorifero 20 minuti-½ ora e dovete frullarlo a bassa velocità circa 30 secondi, fino a ottenere una consistenza liquida ma densa. Per dei cupcake a un solo gusto: versate il gelato negli stampi per cupcake fino al bordo. Per evitare le bolle di aria, passate un coltello nel gelato un paio di volte e sbattete gli stampi sul tavolo. Se  necessario, aggiungete altro gelato. Avvolgetele nella pellicola per alimenti e ritirate in freezer almeno 3 ore. Per dei cupcake a più gusti: versate il primo gusto negli stampi, poi procedete con il secondo e via di seguito, riempiendoli fino all’orlo. Per evitare le bolle di aria, sbatteteli sul tavolo un paio di volte. Se volete, inserite un coltello nel gelato e muovetelo per creare vortici di diversi colori. Se necessario, aggiungete altro gelato.
Avvolgete gli stampini nella pellicola per alimenti e ritirate in freezer almeno 3 ore. ...

Una via unica al mondo

Una via unica al mondo

22/06/2016

Lungo le antiche rotte della Via Francigena, oggi alla ribalta per la lotta alla salvaguardia del suo ecosistema da parte di chi ci abita e di chi la ama, Val di Susa e Val Sangone sono un chiaro esempio di come natura, cultura e tradizioni possano fondersi in una esperienza quasi mistica.
Yari Prete nel numero di Giungo di Vegan Italy ci propone un viaggio alla scoperta non solo dei luoghi e del patrimonio artistico e ambientale di queste due valli, ma anche alla ricerca dell'offerta vegan, con non poche sorprese. Il territorio offre del resto una ricca varietà di prodotti agricoli mentre l’accoglienza tipica degli abitanti permettono comunque di non rimanere mai a stomaco vuoto. La Val di Susa è nota, ad esempio, per le ottime patate di montagna, molto più saporite rispetto a quelle di pianura e dalle qualità organolettiche pregiate. Non mancano le birre, artigianali, crude e non pastorizzate, tutte ottime. E poi il gelato vegano a base di soia (gianduja e nocciola) e i sorbetti (cioccolato, fragola, lampone, chinotto e limone).
Per finire, Yari Prete propone i Peperoni ripieni al “tonno” veg, da un’antica ricetta aviglianese, la versione vegan per un piatto estivo facile e velocissimo da preparare. Da leccarsi i baffi.   ...

Infelici e ammaestrati

Infelici e ammaestrati

20/06/2016

Vegan Italy di giugno presenta un reportage sui parchi acquatici italiani. Ormai non ci possono più essere dubbi, la cattività dovrebbe diventare un ricordo triste (e vergognoso) del passato della nostra “umanità”, eppure in Italia esistono ancora troppe strutture in cui gli animali vengono costretti.
Prendiamo in esame i delfinari. La vita di un delfino in cattività non è fatta di giochi, salti e spruzzi, come raccontano i gestori delle strutture. Un delfino costretto in una vasca di cemento è privato di tutto ciò di cui ha bisogno, a partire dagli spazi, ridottissimi per un animale nato per il mare. I branchi, in cui vivono in natura sono vere e proprie famiglie, in cui i membri sono parenti o comunque si sono scelti tra loro; in cattività sono costretti a convivere con membri appartenenti a famiglie diverse e molto spesso gli animali sono venduti/scambiati ad altre strutture, per sfruttarli per la riproduzione e ravvivare il patrimonio genetico. 
Gli animali solitamente si esibiscono nella stagione estiva, e per quanto gli spettacoli siano degradanti, per loro è una specie di “ora d’aria”, il momento in cui staccano dalla routine sempre uguale in cui vivono, perché le loro giornate sono scandite dalla noia. Quello che gli addestratori nei delfinari chiamano “rinforzo positivo” non è altro che un ricatto alimentare. Gli animali devono avere sempre un po’ di appetito, in modo che siano motivati a svolgere l’esercizio e ricevere il cibo in cambio, e quando questo non avviene si generano ansia e frustrazione, benché il cibo con cui vengono nutriti non sia adatto a loro.
Sono alimentati con pesciolini morti, ma sono animali che in natura cacciano prede vive, mettendo in atto strategie di gruppo sorprendenti. Inoltre il pesce scongelato ha proprietà nutrizionali insufficienti ed è carente di liquidi, per questo gli animali subiscono una pratica chiamata “idratazione forzata” che consiste nell’inserire un tubo nell’esofago e nel versare all’interno acqua, gelatina o ghiaccio per evitare danni ai reni e alla pelle. Senza contare le ricadute sulla loro natura e sulla loro salute derivati dal fatto di essere costretti a esibirsi in pubblico. ...

Seitan rinforzato

Seitan rinforzato

17/06/2016

Un percorso iniziato da giovanissimo e diventato subito anche professionale. È questo che fa di Stefano Broccoli uno chef di prim’ordine, impegnato nel portare le proprie esperienze anche in luoghi insospettabili, come gallerie d’arte, serre o sotterranei.
Oggi scopriamo il suo seitan rinforzato, ideale per il pasto della domenica. Rinforzato perché con la farina di quinoa acquista una nuova consistenza, da scoprire! Ecco la ricetta di Stefano. Ingredienti
- 100 g di fagioli cannellini lessati
- 100 g di fagioli neri lessati
- 100 g di fagioli borlotti lessati
- 1 piccola barbabietola lessata
- alghe, senape, capperi sott’aceto, sale, lievito alimentare, spezie miste (curry o cumino, o altre a vostro gusto), latte di cocco, porro, olio, rosmarino e origano fresco, tutto a piacere.
In una padella, fate sudare il porro nell’olio. Dividete in tre ciotole il soffritto di porro. Aggiungete in una, con l’olio ancora caldo, il curry; in un’altra l’origano e il rosmarino con la barbabietola a pezzi e nella terza le alghe con poca acqua calda per reidratarle.
Frullate i cannellini con la senape, i capperi, le alghe e il porro, utilizzando l’acqua in cui si è reidratata l’alga. Frullate i fagioli neri con poco latte di cocco e il curry al porro.
Frullate i borlotti con la barbabietola, il porro, l’origano e il rosmarino, aggiustando il gusto con il lievito alimentare.
Disponete i vari mix sul piatto come su di una tavolozza golosa e gustateli come antipasto con crackers crudisti o pane casereccio o come accompagnamento per un aperitivo in buona compagnia.   ...

Fashion & Veg

Fashion & Veg

14/06/2016

Sorriso smagliante, sguardo curioso, look impeccabile: Stefania Sergi è una vera regina dello stile. Dopo l’esperienza in uno studio di fashion designer, ha deciso di volare da sola, per coniugare etica e moda nel rispetto degli animali e del buongusto. Vive a Torino, vegetariana dal 2003, vegana dal 2012. Appassionata di moda, nel dicembre del 2013 lancia il blog Fashion & Veg. Dal Web propone capi e accessori vegan secondo le tendenze del momento, presenta nuovi talenti, dispensa consigli di stile e molto altro. Oltre la moda, ama la natura, stare all’aria aperta e fare lunghe passeggiate con Lella e Laika, le sue due cagnolone: «È il migliore antistress, insieme alla pratica dello yoga!».
Stefania sostiene da sempre, attraverso il suo blog, le nuove realtà e le aziende che hanno deciso di credere in una moda sostenibile e senza crudeltà. E' sicura che col tempo saranno tantissime le realtà che seguiranno questo trend, perché la domanda è sempre più forte, le persone hanno voglia di qualità e sono sempre più attente al rispetto degli animali e dell’ambiente: «Bisogna sensibilizzare le persone, ma anche spingere la ricerca, per avere materiali sempre più efficienti. Così non ci saranno più scuse per una moda davvero etica». I look più trendy per un Veg Summer Style? Con le dritte di Stefania su Vegan Italy di giugno non c’è rischio di sbagliare! ...

Si può essere vegan e in forma?

Si può essere vegan e in forma?

10/06/2016

Ma certo!! Maurizio Falasconi, personal trainer vegano di Roma, non ha dubbi e parla chiaro. 
«Partiamo subito da una considerazione basilare: nei cibi di origine vegetale sono presenti TUTTI gli aminoacidi necessari al nostro organismo, sia gli 8 essenziali (ossia, quelli che non riusciamo a sintetizzare e che devono necessariamente essere introdotti con l’alimentazione) che i 12 non essenziali (quelli prodotti a partire dagli 8 essenziali).
Il punto cruciale è che la tua alimentazione deve essere completa e bilanciata, e per ottenere questo deve prevedere quegli alimenti in grado di fornire al tuo organismo tutti i nutrienti di cui ha bisogno: i macro-nutrienti (carboidrati, proteine, acidi grassi essenziali) e i micro-nutrienti (vitamine, minerali, fitocomposti), oltre, ovviamente all’elemento vitale rappresentato dall’acqua. Tradotto in pratica, variando in modo corretto e completo cereali, legumi, verdura, frutta, frutta oleosa e semi sei in grado di garantire al tuo corpo tutto ciò di cui hai bisogno, sia per stare in salute che per sostenere qualsiasi attività fisica». Avete ancora dei dubbi? Seguite la sua rubrica su Vegan Italy. Quanto ai risultati, beh, giudicate voi dalla foto! ...

Rendere il mondo un posto migliore

Rendere il mondo un posto migliore

06/06/2016

SingerPeter Singer torna in Italia, dal 20 al 22 giugno 2016, per ritirare il Premio Empty Cages 2016 promosso da Edizioni Sonda. 
Singer è conosciuto universalmente per la teoria dell’antispecismo formulata nel 1975 col suo Animal Liberation e per la teoria dell’Effective Altruism (altruismo efficace), frutto delle sue Castle Lectures, ovvero le sue già storiche lezioni a Yale.
Vegan Italy propone un’anticipazione del suo nuovo libro La cosa migliore che tu puoi fare (Edizioni Sonda, 2016), nel quale il filosofo spiega perché bisogna rivoluzionare il concetto di beneficenza, introducendo le figure degli “altruisti efficaci”.   L’altruismo efficace è basato su un’idea semplicissima: dovremmo agire nel modo migliore possibile, che non comprende solo le solite regole di non rubare, non giudicare, non fare del male o non uccidere. Diciamo che non è abbastanza, o almeno non è abbastanza per chi di noi ha la fortuna di vivere nelle comodità, di potersi nutrire, di avere una casa, di poter mantenere sé stesso e la propria famiglia senza dare fondo a tutti i risparmi e al proprio tempo libero. Vivere una vita minimamente accettabile dal punto di vista etico per Singer significa usare una parte sostanziale delle nostre risorse per migliorare il mondo. In breve, vivere una vita pienamente etica significa agire nel modo migliore possibile.
L’altruismo efficace dà un senso alle nostre vite, rendendoci soddisfatti di ciò che facciamo. Molti altruisti efficaci dicono che, quando fanno del bene, si sentono bene. Infatti, la beneficenza diretta che fanno agli altri si traduce indirettamente in beneficenza verso sé stessi.
L’altruista efficace si pone poi fuori dall'indutria della filantropia, destinando fondi solo a quelle organizzazioni umanitarie che dimostrino la loro efficacia. Il movimento sta già indirizzando milioni di dollari a organizzazioni umanitarie che stanno concretamente riducendo le tribolazioni e le morti causate dall’estrema povertà. Per Peter Singer non ci sono dubbi: «Se ognuno, nel proprio campo, si impegna a cambiare le cose forse il mondo cambierà davvero».

Scarica il programma completo del tour di Peter Singer, in Italia dopo quasi 20 anni di assenza.

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Chef in concorso

Chef in concorso

30/05/2016

Chef stellato da esattamente 20 anni, Pietro Leemann non si è stancato di migliorare. Per lui la ricerca del gusto e del senso profondo del vivere sono ancora un impegno quotidiano. Nell'intervista su Vegan Italy di giugno, ci racconta come è arrivato alla cucina professionale, quali sono state le esperienze formative che ricorda più volentieri e i traguardi e gli obiettivi futuri della sua carriera.
Ma sopratutto ci racconta del concorso The Vegetarian Chance, giunto alla sua terza edizione.
Nato proprio dalla sua costante ricerca di migliorare ma anche per offrire una vetrina e un trampolino di lancio a giovani e talentuosi chef vegani, il concorso si svolgerà a Milano al ristorante Joia di Leemann il 12 giugno e sarà aperto solo su invito alla stampa e agli addetti ai lavori. Tra i sette giurati presieduti da Pietro Leemann anche la dottoressa Michela De Petris, il giornalista Davide Paolini, cuochi e ambientalisti.
Il regolamento prevede la presentazione di due piatti: uno di tradizione, uno creativo, uno solo vegano, un altro con la facoltà di usare latticini senza caglio animale. I prodotti devono essere di stagione, locali e biologici.
Il concorso The Vegetarian Chance è ideato da Pietro Leemann e dal giornalista Gabriele Eschenazi.  
Vegan Italy è Media Partner. ...

Cavoli… è il momento!

Cavoli… è il momento!

23/05/2016

Orto autunnale? Si comincia a primavera!
Proprio così, chi conosce i tempi della Natura sa che la progettazione nell’orto spesso richiede due stagioni di anticipo. Un esempio su tutti: la famiglia dei cavoli.
Iniziamo dunque a pianificare il nostro orto autunnale con il mese di maggio quando le temperature ormai si sono innalzate stabilmente e le giornate si allungano. Annalisa Malerba su Vegan Italy di maggio ci presenta la nutrita e nutriente famiglia dei cavoli, dalla verza (Brassica oleracea var. sabauda) al cavolo cappuccio (Brassica oleracea), dal cavoletto di Bruxelles (Brassica oleracea var. gemmifera) almeno conosciuto navone (Brassica rapa var. rapa), dal cavolfiore (Brassica oleracea var. botrytis) ai cugini orientali, come il cavolo cinese (Brassica oleracea var. chinensis) e il pakchoi (Brassica rapa subsp. chinensis), da pochi anni arrivati nei nostri mercati e apprezzati sulle nostre tavole. Proprio il neofita può lasciarsi prendere dall'entusiamo, rinunciare a partire dalle piantine già formate e iniziare dal seme, ricordando che è sempre possibile usare vasi di recupero e bisogna non eccedere con la quantità di seme: calcolate bene le dimensioni da ottenere per la fase di trapianto!
Evitate, se dovete impiegare una parte di terra acquistata, prodotti a base di torba, la cui estrazione, almeno nel nostro Paese, è devastante per l’ecologia degli ambienti nei quali naturalmente si viene a formare.
Dall'alveolo al terreno il passo è più semplice di quanto si possa credere se si seguono i consigli di Annalisa. E poi perchè non coltivare la bellezza? Non dimenticate le coloratissime ed eleganti varietà di cavoli ornamentali, utili per le situazioni di orto giardino in cui le aiuole debbano gratificare anche la vista, o per balconi di città in cui vada mitigato l’aspetto bucolico. Sono d’altro canto commestibili e potete consumarli come fossero cavoli cappucci classici. ...

Il dolce Felicità

Il dolce Felicità

18/05/2016

Dall’amico chef Eduardo Ferrante una sorprendente torta cruda di carote e farina di carrube, 100% vegetale, da preparare usando solo un mixer e un leccapentole. Deliziosa da gustare e perfetta per cucinare insieme a figli e nipoti. Come primo impegno per Vegan Italy, Eduardo ha scelto un dolce con le carote, ricche di alimenti insostituibili come vitamine, fibre e non ultimo betacarotene. Le carrube sono invece un vantaggioso sostituto al cacao, 100% gluten-free, ricche di proteine e antiossidanti. Imparare che si possono preparare piatti ricchi di gusto utilizzando materie prime semplici e importanti non ha prezzo. Ecco quindi una torta che saprà far felici i vostri bambini, i quali spesso non amano mangiar verdure, e anche gli adulti.
Nel suo ristorante a Torino, questo dolce prende il nome di “Felicità” ed Eduardo non ci nasconde che è la più richiesta. Mangiare carote per dolce, chi l’avrebbe mai detto. Mica male, no? Su Vegan Italy di maggio, la ricetta passo passo. ...

Vegan fashion

Vegan fashion

13/05/2016

Una famiglia povera costretta a emigrare, i sacrifici per aprire un’attività in proprio e, finalmente, la consacrazione internazionale. La storia di Luca Chiara, azienda di respiro internazionale che produce borse, scarpe e accessori in pelle vegana, affonda le radici agli inizi del Novecento, copre due continenti e ha tutte le caratteristiche del “grande sogno americano”.
A raccontarla su Vegan Italy di maggio è Martin Salerno, responsabile e pronipote del fondatore dell’azienda la cui produzione è sempre stata vegana, per svariati motivi: i materiali sono più leggeri, più duraturi, non scoloriscono, possono essere testurizzati, cioè modificati a seconda delle esigenze di lavorazione, e si puliscono facilmente con acqua e sapone. Soprattutto, la pelle vegana è rispettosa degli animali e dell’ambiente.
Oggi, portafogli e borse sono i prodotti in cima alle vendite. Per l’ispirazione e lo stile, tutta la nostra offerta si rifà ai più famosi designer italiani, con in più il desiderio di esere etici, pratici e con prezzi molto contenuti. ...

Il piacere senza il peccato

Il piacere senza il peccato

11/05/2016

Classe 1982, vegan dal 1998 e cuoco dal 2006. Chef Marco Bortolon fa dell’empatia e dell’ascolto l’ingrediente in più di tutte le sue creazioni: ascolto della natura, della vita intorno, dei suoi affezionati clienti e di se stesso. Ha lavorato e appreso la sua arte in tantissimi ristoranti, tra cui il Joia di Milano e il Margutta di Roma, ma anche a Padova, Venezia, Treviso e Londra, «perché da tutti c’è sempre da imparare». Turista gastronomico in Francia, Portogallo e New York, poi di nuovo a Milano (per amore!). Ha imparato in cucina, al lavoro, da grandi chef e ottimi compagni di strada, ma anche in una scuola classica, tradizionale, come il CAST Alimenti di Brescia, e in apprezzatissimi stage, come quello da Alajmo.
Oggi libero professionista per privati e aziende, Chef Marco Bortolon è anche presidente e cuoco di un’associazione culturale: il Club Chieto Vivere, un luogo nella campagna trevigiana dove scoprire (o riscoprire) quanto sia piacevole mangiare vegano, stare in compagnia e anche, volendo, imparare. Qui infatti è possibile frequentare diversi corsi, dallo svezzamento naturale alla cura dell’orto, al riconoscimento delle erbe spontanee. Ma questo è solo il presente… «Le migliori ricette arrivano guardando l’orto o passeggiando nei prati» ci dice nell'intervista in esclusiva su Vegan Italy di maggio. «La terra ci dice quale ingrediente vuole l’altro, a noi sta solo interpretare il messaggio». ...

Nostalgie appagate

Nostalgie appagate

06/05/2016

Avete nostalgia delle olive ascolane che mangiavate quando non eravate vegani? OK! Speriamo allora con questa ricetta di restituirvi uno degli stuzzichini più goduriosi della nostra cucina! Ingredienti per circa 100 olive ascolane veg - 330 g di seitan (meglio se duro al tatto)
- 100 olive verdi (1 kg) di varietà Tenera Ascolana
- 30 g di mollica di pane di farro
verdure per soffritto: 1 piccola cipolla, 1 piccola carota e 1 piccola costa di sedano
- la punta di 1 cucchiaino di noce moscata
- 1 chiodo di garofano
- 80 g di Parmiveg (mandorle tritate fini con 1 pizzico di sale)
- la scorza grattugiata di ½ limone
- 1 bicchiere di vino rosso
- 100 ml di acqua di cottura dei ceci
- sale q.b. Per la panatura:
- 200 ml di acqua di cottura dei ceci
- farina di farro q.b.
- pane grattugiato di farro q.b.
- ½ litro di olio di semi Tritate le verdure per il soffritto e fatele rosolare insieme al chiodo di garofano in poco olio extra vergine di oliva, poi aggiungete il seitan tagliato a pezzetti (io lo passo in un tritacarne). Quando il seitan sarà rosolato salate e sfumate con il vino facendolo evaporare.  Togliete il chiodo di garofano e passate il composto in un mixer, lasciatelo raffreddare, quindi macinatelo; versate il composto in una ciotola, aggiungete la noce moscata, la scorza grattugiata di ½ limone, l’acqua di cottura dei ceci, il Parmiveg, la mollica di pane ridotta in briciole e impastate fino a ottenere un composto morbido ma compatto, lasciatelo riposare ½ ora. Passiamo al denocciolamento delle olive: partendo dal picciolo, con un piccolo coltello affilato tagliate a spirale l’oliva senza rompere la polpa. Va fatto senza mai staccare la lama dal nocciolo! 
Riempite le olive con il ripieno, ridando loro la forma originale. Per l’impanatura preparate tre diverse ciotole con: farina, acqua di cottura dei ceci, pane grattugiato. Passate ogni oliva prima nell’acqua, poi nella farina, poi ancora nell’acqua, e per ultimo nel pane grattugiato (anche per 2 volte). Friggete in olio bollente rigirandole spesso. Devono dorare, non bruciare! Sgocciolatele e ponetele su di un piatto con carta assorbente. Più sono calde e più saranno buone! ...

Tutte le passioni di Loredana

Tutte le passioni di Loredana

03/05/2016

Ogni mese, Vegan Italy, la più completa e autorevole rivista di cultura, alimentazione e lifestyle vegan, intervista le più illustri personalità del mondo vegan, come chef, attivisti, artisti e non solo. Nel numero 8 di maggio, Martina Donati intervista Loredana Cannata, un’attrice di talento e attivista appassionata: morbida ed elegantissima sui red carpet e provocatoria e nuda (se serve) per difendere i diritti di animali e umani. Unica interprete italiana del film Youth. La giovinezza, del regista premio Oscar Paolo Sorrentino, la sua ecletticità le permette di spaziare tra cinema, teatro e televisione (sia RAI che Mediaset) e di essere al tempo stesso un’attivista convinta e osservatrice internazionale in Chiapas. Ecco un estratto dell'intervista. Loredana, quando sei diventata vegana e perché?
Presi la decisione di diventare vegana per una questione politica e spirituale, ma subito diventò soprattutto un impegno animalista. Era il maggio del 2012. Da anni ero un’attivista politica e sociale e facevo la mia parte per creare un mondo diverso. Un giorno chiesi con forza alla Vita di indicarmi come diventare un’attivista più incisiva.
Ed efficace. In quel momento volò vicino a me un falco, poi mi ripassò accanto e mi guardò, ci guardammo, per un lunghissimo istante.
Nella tradizione sciamanica l’incontro con il falco significa che la Vita ti invita a tenere gli occhi ben aperti perché ha per te dei messaggi. Cominciai così a valutare più attentamente ciò che mi accadeva.
Pochi giorni dopo, partecipai alla prima mobilitazione a livello europeo contro le misure di austerity imposte dall’alto, eravamo a Francoforte, sede della BCE.
Fui arrestata, insieme ad altri, e per me era la prima volta. Pensai che il livello dello scontro si stesse alzando, in quella che percepisco anche come una lotta, eterna, tra Bene e Male, tra Luce e Ombra, e che, di pari passo, dovesse alzarsi il livello del mio impegno.
Tornata a casa, per una serie di coincidenze, mi ritrovai davanti a un video in cui delle persone condividevano della frutta durante una meditazione. Intuii, come ho poi sperimentato, che non nutrirmi delle sofferenze animali avrebbe aumentato e purificato la mia energia, la mia anima. Capii che diventare vegana era il passo che la Vita mi invitava a fare. Istantaneamente mi resi conto che, se mangiare solo vegetali migliorava la mia energia e acuiva tutti i miei sensi, soprattutto il sesto, allora uccidere e sfruttare gli animali non era una cosa indispensabile, né immutabile, ma percepita così solo perché la si fa da moltissimo tempo.
Le torture e i massacri ai quali gli animali sono sottoposti si rivelavano finalmente per quello che sono: pratiche arcaiche, spietate e superabili. Diventò per me lampante e straziante, imperdonabile, l’inutile martirio di miliardi di animali imprigionati, seviziati, violentati, ammazzati. Decisi, così, che il mio impegno sarebbe stato per loro, per queste straordinarie creature, ultime tra gli ultimi, che non hanno modo né voce per difendersi. ...

Cambiare vita con un negozio cruelty-free

Cambiare vita con un negozio cruelty-free

20/04/2016

Francesca Dellamore, di Santo Stefano di Cadore, in provincia di Belluno, è una lettrice di Vegan Italy che ha deciso di condividere con noi la sua esperienza professionale, che le ha cambiato la vita. Noi la pubblichiamo con molto piacere, e le auguriamo buona fortuna per il futuro!                                                           ----------- ---- ------------ «Ho avviato il mio progetto a dicembre 2014, sfruttando come punto vendita un piccolo spazio all’interno dell’albergo di famiglia, poiché non avevo ancora intenzione di lasciare il mio lavoro: ero cost controller e commerciale estero in un’azienda che si occupa di trattamenti galvanici e verniciature, principalmente su accessori moda (il cliente più importante che seguivo era Louis Vuitton, che rappresenta l’esatto opposto di ciò in cui io credo...). A luglio 2015 ho trovato il coraggio, o meglio l’incoscienza di licenziarmi (avevo un contratto a tempo indeterminato) e, dopo un periodo di ricerca, ho trovato un bellissimo locale commerciale in una CasaClima a Sappada, un caratteristico paesino di montagna di origine austriaca, a 12 km dal mio paese. Per ora ho un contratto fino ad aprile: a me piacerebbe restare qui, ma prima di me si era interessata un’altra attività che aveva chiesto il locale a partire da maggio, dunque se dovesse permanere il loro interesse troverò una soluzione alternativa (qui a Sappada oppure in un’altra località di montagna, San Candido ad esempio... Tengo molto a sviluppare il mio progetto fra le “mie” montagne, perché ritengo che in mezzo a questo ambiente sia più facile sentirsi vicini agli animali ed alla natura, ed amarli). Tratto cosmetici ecobiologici non testati su animali, borse e scarpe in materiali alternativi alla pelle, oggettistica di marchi che prestano attenzione all’ambiente, il tutto Made in Italy. Il negozio si chiama Arno, come si chiamava il mio cane, grazie al quale ho iniziato a guardare agli animali ed alla natura con occhi diversi, diventando vegetariana, quasi vegana. Arno era il cane da caccia di mio zio, che io e mia madre abbiamo “adottato” dopo che mio zio è mancato (in un incidente di caccia), trasformandolo (senza troppa fatica...) in un cane da salotto. Arno è venuto a mancare a luglio 2014, all’età di 15 anni e mezzo: il mio progetto è nato grazie a lui, perché ho capito che non ha senso sprecare la nostra vita facendo qualcosa che non ci piace e di cui non ci importa. Ovviamente Arno richiama più facilmente alla mente il fiume che bagna Firenze e questa coincidenza mi fa estremamente piacere: perché ho abitato a Firenze due anni ed è la città che amo di più; perché credo che evochi perfettamente l’italianità, a cui tengo molto; perché, essendo la culla del Rinascimento, evoca anche il concetto di rinnovamento, alla base dei marchi che ricercano nuovi materiali per realizzare il Made in Italy che tutto il mondo ammira». ...

Non la solita pasta

Non la solita pasta

18/04/2016

Chi l’ha detto che con il frullatore si possono preparare solo succhi e zuppe? Tess Masters ha dato nuova vita a questo elettrodomestico, e nel suo best-seller Il frullatore che ti cambia la vita ci spiega come sfruttarne tutte le potenzialità per preparare primi, secondi e dessert sani. Ecco un esmpio di pasta veramente originale, tratta dal numero di Aprile di Vegan Italy, Stroganoff cremoso ai funghi. Ingredienti - 3 cucchiai di olio di oliva
- 75 g di cipolla dorata a cubetti
- 2 cucchiaini di aglio tritato finemente (circa 2 spicchi)
- 540 g di funghi champignon a fettine
- 480 ml di brodo vegetale
- 345 g di tofu secco liscio o normale
- 3 cucchiai di salsa tamari (salsa di soia senza glutine)
- 1 cucchiaino di timo tritato (non secco)
- 1 punta di cucchiaino di pepe nero appena macinato, più un po’ a piacere sale naturale
- 340 g di fettuccine o spaghetti senza glutine
- 10 g di prezzemolo tritato, più un po’ per guarnire
- 2 cucchiai di erba cipollina tritata finemente Preparazione

Scaldate in una casseruola capiente 1 cucchiaio di olio di oliva a fuoco medio-alto e rosolatevi la cipolla 5 minuti, finché non sarà morbida e trasparente. Abbassate il fuoco al minimo e aggiungete gli ultimi 2 cucchiai di olio. Unite l’aglio e i funghi e cuocete tutto 15 minuti, finché i funghi non saranno morbidi. Togliete dal fuoco e lasciate da parte.
Mettete nel frullatore 240 ml di brodo vegetale e il tofu e frullate ad alta velocità 30-60 secondi, finché non avrete una purea omogenea e cremosa. Aggiungete 180 g di mix di funghi e frullate a scatti, per ottenere una consistenza granulosa, non liscia.
Versate nella casseruola il composto di tofu e funghi e unite, mescolando, il tamari, il timo e il pepe. Portate a ebollizione a fuoco alto, poi abbassate il fuoco e fate sobbollire 5 minuti, rimestando spesso, finché la salsa non si sarà addensata.
Alzate il fuoco al massimo e aggiungete ancora 120 ml di brodo, portate a ebollizione, poi abbassate il fuoco a intensità medio-alta e fate sobbollire 10 minuti, finché i liquidi non si saranno ridotti alla metà. Alzate di nuovo il fuoco e aggiungete il brodo rimasto. Portate nuovamente la salsa a ebollizione, poi abbassate il fuoco a intensità media e lasciate sobbollire 10 minuti, finché non sarà diventata cremosa.
Coprite e lasciate al caldo.
Cuocete la pasta seguendo le indicazioni sulla confezione, poi scolatela e unitela alla salsa ai funghi. Aggiungete il prezzemolo e mescolate per amalgamare.
Condite a piacere con sale e pepe e servitela in una zuppiera da cui si serviranno i commensali, guarnendo con erba cipollina e prezzemolo. ...

Cosa mettiamo nella loro ciotola?

Cosa mettiamo nella loro ciotola?

14/04/2016

Perché dovremmo nutrire il nostro cane o il nostro gatto con ciò che evitiamo di consumare per non arrecare sofferenza? Come si può spezzare la catena dello sfruttamento animale se si continua a indulgere nelle proprie abitudini e nella comodità di aprire una scatoletta per il cane o il gatto dopo una lunga giornata trascorsa fuori casa?
Da anni gli attivisti fronteggiano questa spinosa questione proponendo, ad esempio, di abituare soprattutto i cani al cibo vegetale. Esistono in Italia dei prodotti per cani completamente vegetali come il Vecan, ad esempio, uno dei più diffusi e utilizzati, soprattutto nei santuari per animali, i cui responsabili, abbracciando la filosofia antispecista rifiutano in principio e legittimamente il consumo di tali prodotti basati sullo sfruttamento di animali da allevamento intensivo.
La questione è più complicata per i carnivori puri come i gatti: qui bisogna  ingegnarsi per trovare delle soluzioni a minor impatto.
Intanto l’industria del cibo destinato agli animali domestici è in continua ascesa e non conosce crisi economica, questo prima di tutto perché oramai oltre il 30% delle famiglie ha in casa un animale domestico, con cifre che arrivano quasi a quindici milioni, considerando esclusivamente cani e gatti. L’aspetto che allarma di più è il fatto che siano effettivamente scarsi gli approfondimenti sul tema e altrettanto scarse le informazioni che possiamo raccogliere su quelli che, senza mezzi termini, potremmo definire i “retroscena” del commercio del cibo destinato a cani e gatti.
Occhi aperti dunque e prima di aprire una busta di quelle crocchette che tanto fanno impazzire il nostro cucciolo peloso, forse è meglio leggere l’articolo inchiesta di Stef Bettini e Valentina Sonzogni sul numero di Aprile di Vegan Italy. ...

Effetti collaterali

Effetti collaterali

11/04/2016

Non sono solo gli esseri umani a pagare per le conseguenze dei conflitti: in conflitti come quello che da cinque anni sta dilaniando la Siria anche la natura rischia la distruzione e l’estinzione.
Un gruppo di scienziati siriani ha compiuto una vera e propria missione di salvataggio per preservare migliaia di semi, simbolo prezioso della biodiversità del nostro pianeta.
Nel mese di novembre 2015 un team di scienziati siriani dell’International Center for Agricultural Research in Dry Areas (Icarda) ha così salvato un pezzo di patrimonio inestimabile dell’umanità: da Aleppo, ha prelevato e trasportato allo Svalbard Global Seed Vault, in Norvegia, circa 150mila campioni di semi raccolti negli ultimi quattro decenni dalle zone aride di tutto il mondo, per preservarli dalle devastazioni della guerra civile.
L’azione è stata premiata a Berlino con il Gregor Mendel Innovation Prize, uno dei riconoscimenti più illustri nel campo della preservazione della flora terrestre. L’Icarda è stato fondato nel 1977 per sostenere lo sviluppo agricolo nelle zone aride dei Paesi in via di sviluppo attraverso l’applicazione e la diffusione di nuove tecnologie a sostegno dell’agricoltura (per esempio, nella raccolta dell’acqua, nei metodi di produzione sostenibili che riducano i costi, nella diversificazione dei sistemi di produzione per i raccolti, ma anche nell’incremento dell’occupazione femminile).
Oggi la loro “banca dei semi” ospita oltre 135mila campioni da più di 110 Paesi: dai cereali ai legumi; dalle varietà di piante più diffuse a quelle più selvatiche. Si tratta di un patrimonio immenso, di tutta l’umanità e fondamentale per il futuro delle prossime generazioni. ...

Il burger che viene dall'acqua

Il burger che viene dall'acqua

06/04/2016

Al motto «Salviamo il mondo,un boccone alla volta!», Mark Kulsdom e Lisette Kreischer una coppia di giovani amanti del cibo pulito e sano, presentano su Vegan Italy di Aprile il burger di alghe, verde di nome e di fatto, che ha già conquistato
il mondo. Ma in cosa consiste questo “famigerato” (e ricercato) burger di alghe?
Innanzitutto, è uno degli snack più sani del pianeta: vegetariano, vegano, kosher e halal, sono proprio le alghe a conferirgli quel sapore inconfondibile, unico al mondo.
La succosa polpetta è preparata con un tipo di soia molto sapida e Royal Kombu, un’alga gustosa e sana che viene fatta crescere in modo sostenibile dalle coltivazioni Zeewar, nella regione olandese della Zelanda, nella parte sud-occidentale del Paese, e raccolta in inverno.
Il verde luminoso del croccante panino che la avvolge è dovuto all’alga Clorella, un vero supercibo ricco di proteine e acidi grassi omega, e altri nutrienti. Il tocco finale è dato dalla “Salsa marina”, fornita dalle coltivazioni Zeewar stesse, a base di alga Ulva, anche detta “lattuga di mare”, che dona una ventata di freschezza all’insieme.
Squisito, provare per credere, con due gustose ricette a base di alghe, tratte dal ricettario di Lisette Oceans Greens, che l'autrice ha condiviso in esclusiva con i lettori di Vegan Italy! ...

Il tempo della liberazione animale è arrivato

Il tempo della liberazione animale è arrivato

30/03/2016

«Quando avevo circa 25 anni in Tv ho visto Brigitte Bardot parlare del terribile massacro delle foche in Canada, e ne rimasi scioccata e inorridita. Non riuscivo a capire come fosse (ed è tuttora) legale bastonare a morte quei cuccioli mentre le madri impotenti cercano invano di proteggerli. Mi ha fatto dare di matto e mi ha spezzato il cuore. Sapevo di dover fare da portavoce per gli animali ma non avevo idea di come fare Avevo sentito parlare della Peta, quindi ho deciso di contattarli per ricevere indicazioni; mi hanno fornito il nominativo di un gruppo locale di attivisti di New York City (la mia città natale): gli Activists for Animals. Ne sono diventata copresidente e il resto è storia». E' in questo modo che ha mosso i primi passi Simone Reyes modella, star della Tv, ma soprattutto attivista e vegana. Un’artista poliedrica, seguitissima negli Stati Uniti per la sua partecipazione al reality show Running Russell Simmons, con protagonista l’omonimo produttore musicale. Ha saputo sfruttare la fama per lanciare il messaggio che più le sta a cuore: il rispetto e la difesa degli animali.
Dall'esclusiva intervista contenuta nel numero di Aprile di Vegan Italy emerge tutta la passione che infonde nella causa. Perchè, come è solita dire,  «Il tempo della liberazione animale è arrivato». ...

A tu per tu con Ruby Roth

A tu per tu con Ruby Roth

17/03/2016

Esce finalmente in Italia il suo libro per ragazzi ( e non solo) Vegan vuole dire Amore. Ruby Roth è una ragazza minuta, dai grandi occhi azzurri e profondi, la voce gentile e i lineamenti delicati; ma quando difende il suo lavoro e ciò in cui crede, tira fuori la grinta di una leonessa. Le sue illustrazioni, seppur rivolte ai bambini, mostrano tutta la crudeltà degli allevamenti intensivi e per questo hanno ricevuto aspre critiche, così come elogi sperticati. L’autrice di Indovina chi c’è nel piatto? Esce adesso in Italia con Vegan vuole dire amore (Sonda): ecco alcune battute della bella intervista rilasciata a Vegan Italy e raccolta da Maria Teresa Sirna. «Insegnavo educazione artistica in una scuola elementare e i miei alunni hanno cominciato a chiedermi perché non mangiavo il latte e il formaggio della mensa come loro. Quando hanno sentito perché, sono rimasta stupita nel vedere come si mostrassero interessati e curiosi alle mie parole. Volevo portare in classe un libro che spiegasse il veganismo, ma non ne ho trovati di “seri”: mostravano tutti un qualche animale o una qualche verdura parlanti, e i miei bambini avevano il diritto di conoscere la verità senza edulcorazione. Quindi ho pensato: «Perché non lo faccio direttamente io?». Ed ecco che è nato Indovina chi c’è nel piatto?, a cui sono seguiti V is for Vegan e Vegan is Love. (…) Non voglio spaventare i bambini. Ma se la realtà degli allevamenti intensivi è così spaventosa, allora lo è anche mangiare carne. Se il pubblico conoscesse le violenze e gli abusi perpetrati nelle industrie della carne e dei latticini, ma anche in tutti quegli ambienti che sfruttano gli animali, indirizzerebbe la rabbia contro di esse e non contro i miei libri per bambini. Li leggo a tantissimi ragazzini di tutte le età e non ne sono affatto sconvolti, a differenza degli adulti. Sono curiosi e partecipi, desiderosi di dare il proprio contribuito per salvare gli animali. La loro reazione è la mia miglior difesa. Senza contare che, dopo le mie apparizioni televisive, ho ricevuto un sacco di messaggi di solidarietà dalle persone più disparate, dai quattro angoli del globo: dai militari agli attivisti, alle mamme vegane. La comunità veg è in crescita costante ed è molto unita». ...

Tra gnomi e lupi: un viaggio (vegan) nell’Appennino Bolognese

Tra gnomi e lupi: un viaggio (vegan) nell’Appennino Bolognese

15/03/2016

Parte del più ampio Appennino tosco-emiliano, l’Appennino bolognese è un’oasi di pace e di natura a pochi chilometri da Bologna. Qui, antiche tradizioni contadine si fondono con uno stile di vita lento e rispettoso dei ritmi della natura. Una meta poco conosciuta ai più ma da scoprire e assaporare con piacere, grazie alle sue eccellenze agricole e alla tipica ospitalità dei suoi abitanti. Paesaggio e immaginario si fondono, i confini tra natura e cultura, ambiente e uomo si smussano, creando una dimensione quasi onirica: non a caso numerosi sembrano essere gli avvistamenti di gnomi, elfi e fate dei boschi (a voi crederci o meno), che rimandano a tempi in cui l’uomo era strettamente a contatto con la natura circostante, senza volerla dominare o accantonare. Oltre agli gnomi, anche i lupi sono tornati finalmente sull’Appennino dopo secoli di caccia, monitorati da giovani etologi dell’Università di Bologna. La laboriosa civiltà contadina di questo territorio (pesantemente ferita durante la Seconda Guerra Mondiale con l’eccidio di Monte Sole) ha conservato intatta una straordinaria cultura gastronomica fatta di prodotti agricoli d’eccellenza (tutta l’area è praticamente coltivata a regime biologico) e frutti spontanei del bosco. Senz’ombra di dubbio un territorio tutto da scoprire, anche a livello gastronomico. Nel viaggio di Yari Prete, l’esplorazione dell’Alta e media valle del Reno, insieme alla scoperta delle testimonianze della lunga permanenza degli Etruschi in quest’area, con un’Acropoli e una Necropoli quasi intatte nella magica Piana di Misa, dove si può anche visitare il Museo Archeologico Etrusco; e poi le Cinque valli bolognesi e la Valle del Samoggia, tutte con locali e servizi per vegani visitate apposta per Vegan Italy. ...

Una ricetta originale per la festa

Una ricetta originale per la festa

11/03/2016

Felicia Sguazzi, ci parla solitamente dal suo blog, Le delizie di Feli, di cibi senza crudeltà e senza glutine. Adesso esce un libro che racconta la sua destrezza in cucina, si chiama La forchetta dei 5 sapori, e divide le ricette secondo i riscontri del palato. In questi giorni di festività imminente, Felicia ci sugegrisce un primo piatto dal sapore unico, avvolgente e aromatico: un risotto, da provare e condividere nelle grandi occasioni. Ecco il risotto integrale caramellato ai porri e marsala. Ingredienti per 2 persone: 2 porri (circa 200 g),
160 g di riso Baldo integrale bio,
60-70 ml di marsala secco,
sale marino integrale a piacere,
1 cucchiaio scarso di olio extravergine di oliva.  Lavate, eliminate le estremità più rovinate e affettate finemente il porro, compresa la parte verde; tenete da parte una decina di rondelle per la guarnizione finale.
Cuocetelo in una casseruola incoperchiata aggiungendo poca acqua a fuoco basso circa 15 minuti: si deve ammorbidire dolcemente.
Aggiungete il riso integrale, ricoprendolo con acqua pari al doppio del suo volume.
Fate bollire qualche minuto e, se preferite, procedete alla cottura “non cottura”: basta spegnere il fuoco senza scoperchiare la casseruola. Il riso si cuocerà, ma non totalmente: basterà ultimare la cottura a pentola scoperta e mantecare circa 10 minuti. Oppure terminate la cottura sempre a fuoco moderato e con casseruola incoperchiata. Dopo circa 30 minuti controllate, assaggiate, salate e aggiungete acqua se necessario. A cottura ultimata bagnate con il marsala, alzate il fuoco, fate sfumare.
Mescolate a fuoco vivace qualche minuto: il vino si caramellerà leggermente legando il risotto e si formerà una soffice e gustosa cremina. Quando sarà pronto versate l’olio, amalgamate, incoperchiate la casseruola e fate riposare 5 minuti prima di servire. Il riposo è necessario per far amalgamare i sapori e far gonfiare completamente il riso.
Mentre il risotto cuoce, fate ammorbidire in una padella antiaderente le rondelle di porro tenute da parte con poca acqua; dopo qualche minuto aggiungete un goccio di marsala, alzate il fuoco e fate caramellare velocemente.
Servite il risotto decorandolo con le rondelle caramellate. ...

Non fare una pasqua crudele!

Non fare una pasqua crudele!

08/03/2016

Nell’articolo dal titolo “Ci sono cuccioli e cuccioli” di Stef Bettini e Valentina Sonzogni vengono riprese e approfondite le azioni delle campagne informative di Animal Equality e di OIPA per fermare la strage di cuccioli di pecora e di capra per le feste pasquali. L'associazione OIipa ha avviato negli anni scorsi una campagna pubblicitaria senza precedenti nominata “M'ama, mi mangia”, in cui l'immagine di un agnellino insieme a un cagnolino fa la sua comparsa all'interno di tutte le fermate della Metro A di Roma e di diverse fermate metro di Milano; mentre Animal Equality insieme alla divulgazione delle inchieste ha diffuso l'hashtag #salvaunagnello, che è diventato uno slogan oramai slegato da una specifica associazione o campagna, che riassume l'espressione di migliaia di persone che riempiono i social network (soprattutto Facebook) di messaggi come “questa pasqua #salvaunagnello”. Oggi, grazie alla diffusa coscienza su cosa sia veramente la “pasqua di sangue” determinata da tradizioni religiose e inerzie sociali, la salvezza di milioni di animali non è più un'idea, ma è diventa di fatto una prospettiva: ad affermare questo è anche un organo autorevole come l’Istat che ha diffuso i dati sugli agnelli e capretti macellati: da 4.7 milioni nel 2010 a poco più di 2 milioni nel 2014, ovvero una diminuzione superiore al 50%. Quella che può sembrare una percentuale si trasforma in libertà per tantissimi animali. Allora, informiamoci e non facciamo una Pasqua crudele! ...

Alta cucina naturale: parola chiave “purezza”

Alta cucina naturale: parola chiave “purezza”

04/03/2016

Matteo Febbraio, l’affermato chef genovese, si può incontrare tutti i giorni nella sua speciale gastronomia “Golosità naturali” a Sestri Ponente (GE). Chi abita lontano, può rifarsi seguendo passo passo le sue ricette che ha dedicato a Vegan Italy.
Eccone una, la cui parola chiave, come dichiara nell’articolo, è la purezza: cannoli di cicerchia su patate viola, spuma al basilico, asparagi bianchi. Ingredienti per 1 cannolo: 50 g di cicerchia,
100 g di acqua,
0 g amido di mais,
olio extravergine d’oliva,
sale,
olio di arachidi (per friggerlo) Per la spuma 100 g di acqua,
½ g di agar-agar,
½ g di xantano,
20 g basilico,
3 asparagi,
1 patata viola,
¼ di pomodoro. Ammollate la cicerchia quattro ore, scolatele e fate una pastella frullandola con aggiungete l’amido di mais, l’olio e il sale, fate delle crespelle, tagliatele e avvolgetele in cilindri d’acciaio oliati, friggetele a 180°C per pochi minuti.
Per la spuma, mettete l’acqua e l’agar agar a bollire, aggiungete il basilico, raffreddate il composto, frullatelo e filtratelo, aggiungete la gomma di xantano, rifrullate.
Mettete nel sifone il composto.
Sbianchite gli asparagi e rosolateli su una griglia con olio e sale.
Bollite le patate viola intere e lasciatele raffreddare, tagliatele a fette e rosolatele su entrambi i lati.
Tagliate le falde di pomodoro a rombi.
Componete il piatto con i cannoli ripieni di spuma, sopra le patate viola, gli asparagi caldi appoggiati ai cannoli e i rombi di pomodoro. ...

I nostri giovanissimi: qualcosa di speciale per loro!

I nostri giovanissimi: qualcosa di speciale per loro!

01/03/2016

Vita di gallinaUna vita da gallina: un fumetto dal tratto semplice e significativo, diffuso dalla PETA, è la prima parte di questo “Speciale ragazzi” che racconta la vera vita delle galline e di un gruppo di valorosi ragazzi che le salva. Le loro storie, comprese quelle delle galline Anna e Carlotta e del pulcino, diventato gallo, Pio, possono insegnare tante cose, ed essere anche un ottimo supporto per introdurre il rispetto degli animali in famiglia. Oltre alla storia a fumetti, si trovano molti altri contributi dedicati ai più giovani, in cui esperti, come veterinari, medici e nutrizionisti, o appassionati attivisti raccontano con linguaggio semplice come e perché è bene vivere rispettando gli animali, e amandoli. I quesiti che vengono messi in campo sono, ad esempio: perché non mangiare burger di carne nei fast food, come proteggere il mare e i suoi abitanti, perché è meglio non avere “animali in classe”… Ecco come inizia. Ci sono ragazzi che amano gli animali, non vogliono che siano maltrattati o uccisi e quindi si prendono cura di loro nei santuari e nei rifugi e tu puoi andarli a trovare, conoscerli tutti di persona. Purtroppo alcuni non la pensano come loro e molti animali vengono trattati come le galline, i pulcini e i galli che in questo racconto non sono riusciti a salvarsi e sono diventati carne nei piatti della gente che li mangia: le mucche e i loro vitellini, i maiali e i maialini, le pecore e gli agnellini, le capre e i capretti, i cavalli e i puledri. Se ti è piaciuta questa storia, puoi contribuire anche a tu a molti “lieto fine” come quelli di Carlotta, Anna e Pio: come? Non mangiando più gli animali che, come hai capito qui, sono tutti esseri sensibili e intelligenti, anche se a volte non si capisce quello che dicono (forse perché non lo capiamo noi, perché tra di loro invece si capiscono benissimo); e anche loro, di noi, pensano «Questi umani, che cosa dicono? Non ci si capisce proprio niente»! La tua giornata, con gli amici, a scuola e in famiglia, può diventare una bellissima avventura fatta di amore per tutti gli esseri viventi e loro, gli Animali, troveranno certamente il modo di ringraziarti! ...

La polenta, tra design e alta cucina

La polenta, tra design e alta cucina

19/02/2016

La polenta si presta a essere lavorata e “stampata” in vari modi, per preparare ad esempio, un piatto saporito ma leggero. Roberto Politi e Dora Grieco, www.gustovegan.it, architetti, designer e attivisti culinari, giocano in cucina con il design e con le stagioni e propongono il “seitan al radicchio in camicia di polenta”, tutto da fare e tutto da gustare. Ingredienti per 4 persone:
30 g di polenta a cottura rapida,
20 g di amido di mais,
200 g di brodo vegetale,
olio extravergine di oliva,
sale; Per la farcitura:
150 g di radicchio,
100 g di seitan,
2 cucchiai di farina,
1⁄2 cipolla tritata,
30 g di pinoli tostati e tritati,
shoyu,
extravergine di oliva,
sale; Per la salsa:
30 g di radicchio tritato,
1⁄2 cipolla tritata,
1⁄2 bicchiere di vino rosso,
1 cucchiaio di farina,
10 g di pinoli tostati,
rodo vegetale,
shoyu,
lio extravergine di oliva. Preparazione:
Per le sfoglie, diluite in una ciotola l’amido in 2 cucchiai di brodo freddo: scaldate in un pentolino il resto del brodo, versate la polenta, e a metà cottura unite l’amido, un pizzico di sale e 1 cucchiaino di olio.
Distribuite la polenta su 4 foglietti di carta da forno unti di olio, coprite con altri foglietti unti e pressate uniformemente con una spatola per ricavare dei dischi di 12-13 cm e spessi non più di 2 mm.

Per la farcitura: tagliate a pezzetti il seitan, infarinatelo, rosolatelo con olio e shoyu e mettetelo da parte.
Fate appassire la cipolla con olio e sale, tagliate a pezzetti il radicchio, aggiungetelo e portate a cottura. Unite il seitan, poi i pinoli e amalgamate.

Per la salsa: cuocete in un pentolino il radicchio con olio e shoyu, unite il vino, lasciate evaporare l’alcol, aggiungete la farina e 1 mestolo di brodo e cuocete 1 minuto, mescolando.
Frullate la salsa col frullatore a immersione.
Liberate le sfoglie di polenta dal foglietto superiore, distribuite sopra il ripieno di traverso e avvolgetelo delicatamente con le sfoglie, aiutandovi col foglietto di carta da forno, a formare dei cannoli.
Disponete la salsa sui piatti, mettete sopra i cannoli e completate con i pinoli e un filo di olio.
A piacere, prima di impiattare, disponete delicatamente i cannoli su una placca e passateli 5 minuti al forno a 180°C. ...

Genova per noi (vegani)

Genova per noi (vegani)

15/02/2016

La passeggiata enogastromica per visitare i ristoranti e i locali, le gastronomie, le gelaterie e tutti i negozi con offerta vegan a Genova e dintorni, è fatta da Yari Prete per Vegan Italy di Febbraio: al passo rassicurante della risacca del mare, a quello spiazzante del vento, per gustare ogni cibo e ogni scorcio, dove il fascino della città di mare si unisce all'incontro con molta Vegan People, tutta da conoscere! Da Petrarca a Byron, da Oscar Wilde a Mary Shelley, Genova non lascia indifferenti. Il centro storico, con i suoi stretti “caruggi”, ha un’atmosfera quasi dickensiana, con improvvisi varchi e piazzette che si aprono qua e là, spesso sormontati da eleganti chiese o stupendi palazzi barocchi. Questi ultimi, che costituiscono l’articolato complesso dei Rolli, patrimonio mondiale dell’umanità, testimoniano il glorioso passato e la grande ricchezza di questa città, chiamata “La Superba” o “La Dominante”, patria di illustri concittadini: Giuseppe Mazzini, Niccolò Paganini, Cristoforo Colombo, tra gli altri. Insomma, una città tutta da scoprire, con un inaspettato cuore vegan! Alcuni tra i ristoranti e locali visitati: Cibi e libri, InFusion, Jaa Nù-La nuova vita, La cucina di Giuditta, Ombre rosse, A casa di Siria, Dammi del tu, Golosità Naturali.
Nel reportage si trovano anche le indicazioni per la miglior farinata ( la specialità genovese a base di farina di ceci, sottile e gustosa) e per la miglior focaccia, e inoltre: negozi  e negozietti di prelibatezze dove perdersi tra un veg burger e un gelato e il profumo del mare. ...

Vegan Chronicles: cronache quotidiane di nuovi eroi

Vegan Chronicles: cronache quotidiane di nuovi eroi

11/02/2016

Si può ridere dell’essere vegan? Ci proviamo! Ecco la risata etica delle Vegan Chronicles, create da Andrea Morabito e Claudio Colica, duo romano alle prese con gioie e dolori dell’essere vegan in un mondo che (ancora) non lo è. Le “Cronache” raccontano infatti la vita quotidiana di Claudio, ragazzo romano, che ha fatto la scelta vegan e che deve confrontarsi - e sopravvivere - in famiglia, con la fidanzata, con i compagni del tempo libero, al lavoro. Tra genitori e nonni basiti, proposte inquietanti di amici onnivori, ragazze disorientate o intransigenti, fratelli un po’ sadici, Claudio si racconta e… Vegan Italy è andata a indagare: ecco che cosa (non) si nasconde dietro il lavoro di Andrea Morabito, regista e autore, e Claudio Colica, attore e autore, in un’intervista piena di colpi di scena, qui qualche botta e risposta con i protagonisti. Entriamo subito nel vivo: la comicità è veramente come una ricetta, in cui per la buona riuscita tutti gli ingredienti devono essere dosati alla perfezione? Andrea. Probabilmente una formula esiste. Forse strutturale almeno, ma noi non la conosciamo. Ci basiamo molto sull’istinto. Quando qualcosa ci fa ridere e vogliamo raccontarla l’unica domanda che ci poniamo è: «Non è che fa ridere soltanto noi?». Claudio. Esattamente come per la cucina, la comicità è un mix di elementi indispensabili per la buona riuscita del “piatto”: tempi, espressioni, battute, gag, giuste inquadrature e musiche azzeccate, se tutti gli ingredienti sono in armonia il piatto risulterà squisito! Le Vegan Chronicles ironizzano in egual misura sull’essere vegan e sul non esserlo: è questo uno dei segreti del vostro successo? Andrea. Una delle nostre vittorie più grandi è il ricevere commenti di persone non vegane che apprezzano i nostri video. Non è sempre facile, ma cerchiamo di unire i due mondi e sottolineare aspetti ridicoli e luoghi comuni sia di vegani che di onnivori. Claudio. Certo! Vegan Chronicles nasce proprio per avvicinare le due fazioni opposte, prendiamo in giro gli onnivori a cui stanno tanto a cuore le proteine di noi vegani, la nonna tradizionalista che non capisce, la famiglia che cerca di curarti come fosse una malattia e, nel frattempo, tiriamo fuori un bel po’ di autoironia sui vegani hippie, quelli rompipalle, quelli “estremisti”, i finti vegani e chi più ne ha più ne metta! ...

Carnevale: con i dolci tipici si allunga ancora un po’!

Carnevale: con i dolci tipici si allunga ancora un po’!

04/02/2016

Anche se il Carnevale dura pochi giorni, il suo sapore scanzonato e fuori dalle righe si può ancora provare con i dolci che lo immortalano nella vita di tutti i giorni: le castagnole, le chiacchiere, le frittelle… regione che vai dolce che trovi!
Su Vegan Italy di questo mese ci sono le ricette di Rino Benvenuto per portare in tavola o a merenda i dolci classici regionali tipici del Carnevale, che qui uniscono etica, tradizione e gusto. Un assaggio? Ecco una delle ricette, le Chiacchiere  Ingredienti per 6-8 persone:
- 500 g di farina 0, 4 cucchiaini di fecola 
- 150 g di latte di riso
- 40 g di olio di semi
- 70 g di zucchero di canna integrale
- 1 pizzico di vaniglia bourbon
- 1 bicchierino di rum
- 1 arancia bio
- 6 g di lievito chimico in polvere
- ½ cucchiaino di bicarbonato di sodio
- 1 pizzico di sale. La preparazione: sciogliete la fecola nel latte di riso mescolando accuratamente.
Setacciate la farina con il lievito, lo zucchero, il bicarbonato, la vaniglia e il sale e disponetela a fontana su un piano.
Versate al centro la fecola sciolta nel latte di riso, l’olio, il rum, la scorza e il succo di mezza arancia.
Impastate fino ad ottenere una pasta liscia ed elastica e lasciatela riposare coperta per 30 minuti a temperatura ambiente.
Riprendete la pasta e stendetela con il matterello o con la macchinetta (in questo caso dividetela prima in 4 panetti) fino ad ottenere una sfoglia di circa 3 mm.
Tagliate la sfoglia con l’apposita rondella nelle forme che preferite e friggetele in olio ben caldo.
Spolverizzate di zucchero a velo prima di servire. ...

Polenta vegan in Valsugana

Polenta vegan in Valsugana

01/02/2016

Da Caldonazzo a Pergine Valsugana, da Tenna a Levico Terme, Vegan Italy ci consiglia tutte le occasione vegan per godersi appieno la Valsugana, con la gentilezza e l'ospitalità dei suoi abitanti e i suoi spazi naturali incontaminati. E lì, scopriamo anche la ricetta tradizionale della Polenta di patate, rivisitata.
Un classico della cucina locale che si presta a infinite variazioni, anche con l’utilizzo di farina di grano saraceno o di frumento al posto o in combinazione con quella di mais. Ingredienti per 10-12 persone:
- 2 kg di patate,
- 100 g di burro di soia,
- 100 g di farina di mais finissima,
- 1 cipolla,
- 500 ml di latte di soia,
- 500 ml di acqua,
- 3 cucchiaini di sale marino integrale. Lessate le patate, pelatele e riducetele a purè con lo schiacciapatate.
Versate il burro in un paiolo da polenta e fatelo sciogliere a fuoco dolce.
Versate quindi la farina di mais mescolando per evitare la formazione di grumi e la cipolla finemente tritata.
Rosolate il tutto e aggiungete acqua e latte, infine le patate.
Salate e mescolate di tanto in tanto per 30 minuti. ...

Era come Auschwitz, ma i nazisti eravamo noi

Era come Auschwitz, ma i nazisti eravamo noi

26/01/2016

Ecco la storia di Chiara Collizzolli, oggi imprenditrice di successo grazie alla produzione di un formaggio vegetale a base di mais. La sua famiglia ha posseduto un salumificio con allevamento e macello, per più di un secolo, provenendo da una valle nel Trentino dove fare salumi è una delle attività più tradizionali. Ma a un certo punto le cose cambiano: il padre di Chiara non sopporta più quel traffico di esseri viventi, Chiara stessa ne è ossessionata, diventa animalista e prende definitivamente le distanze dalla famiglia, finché i suoi parenti negli anni recenti non rinnovano più l'affitto dei capannoni che contenevano l'allevamento. Oggi  Chiara ha un'attività alimentare di successo e completamente cruelty free.
“Durante l'estate del 2014 l’unica pizzeria vicino a casa mia che offriva un’alternativa vegana mi disse che l’avrebbe presto tolta dal listino perché il non-formaggio vegano costava troppo. Per mesi elaborai le ricette fino a mettere a punto un prodotto che rendesse bene sulla pizza, che fondesse facilmente e avesse un sapore convincente anche per chi non era vegano. Ne studiai anche un altro adatto a essere consumato anche senza venire fuso. Con questi due prodotti cercai un finanziatore al 50% e devo dire che lo trovai quasi subito. Poi allestii un piccolo laboratorio, che ha iniziato la produzione all’inizio di ottobre 2015.”  
ll non-formaggio di Chiara Collizzolli viene venduto direttamente ai pizzaioli, è ottenuto dalla lavorazione di mais e patate, è completamente naturale e si chiama Formais (dall’unione di formaggio e mais).  ...

Anche d'inverno, mangiamo crudo!

Anche d'inverno, mangiamo crudo!

22/01/2016

Chi l’ha detto che i cibi crudi si possono mangiare solo se fa caldo? Anche e soprattutto quando il termometro scendo sotto zero, sono un toccasana per l’organismo: è estremamente importante introdurre nella dieta di ogni giorno una certa varietà di alimenti vivi, non manipolati e al naturale.
Spesso pensiamo di poter mangiare cibi crudi solo quando la temperatura esterna è così alta che sentiamo il bisogno di qualcosa di rinfrescante come frutta e insalate, mentre ci sembra insensato non nutrirci di zuppe bollenti e piatti caldi in pieno inverno. In realtà, il cibo cotto e caldo non stimola il nostro corpo a produrre per reazione il calore necessario a mantenerci in condizioni di omeotermia, ovvero con una temperatura costante.
Ma niente paura: non è difficile abituarsi diversamente e abbandonare il condizionamento psicologico del “più sento freddo, più mangio bollente”; e ci guadagneremo in salute perché, con l’aiuto dei cibi crudi, che seguono i ritmi della Natura, soffriremo molto meno il rigore invernale, avremo una migliore circolazione sanguigna e sopporteremo le variazioni climatiche più facilmente. Sembra un controsenso, ma è così: provare per credere! Vegan Italy consiglia il libro Cucinare crudo anche d'inverno di Sara Cargnello e Valentina Dalla Pria (Edizioni Sonda). ...

Oltre lo sguardo, dietro la parete

Oltre lo sguardo, dietro la parete

18/01/2016

Il mattatoio è la necessaria conseguenza dell’allevamento intensivo. Questi due luoghi esistono in maniera interdipendente, sin dall’inizio della produzione di carne e derivati animali. Sicuramente molti di noi hanno presente cosa accade ogni giorno all’interno di un macello e potremmo affermare con quasi assoluta certezza che è tutto molto chiaro. In realtà non è così, e sebbene la sensibilità delle persone verso ciò che accade agli animali sia in crescita, la tendenza è il voler evitare il dibattito per non affrontare questa questione fondamentale. Le recenti investigazioni stanno disegnando una prospettiva che può avviare un numero considerevole di importanti conseguenze in diversi paesi d’Europa. È quanto comincia ad accadere in Francia e Italia. Tutto inizia intorno alla metà di ottobre 2015 quando la Francia scopre improvvisamente quello che può accadere all’interno di un macello di mucche e maiali ad Ales. A mostrare tutto questo, per la prima volta a livello nazionale, le telecamere nascoste posizionate dall’organizzazione francese L214 (www.l214.com). Il caso finisce sulle tv nazionali e il 14 ottobre il macello viene “temporaneamente chiuso” e messo sotto inchiesta. Larga parte dell’opinione pubblica inizia a riflettere su cosa accade nei macelli e sul perché gli animali siano trattati in quel modo, come raccontato dalle immagini. A tale ondata di sdegno risponde correttamente un ex ispettore veterinario: «Quello che accade nel macello di Ales, accade ovunque». Mentre l’opinione pubblica si divide e si interroga, si fa strada anche il sospetto di contaminazione della carne con le conseguenti ripercussioni. Reportage di Stef Bettini e Valentina Sonzogni. ...

Il giardino commestibile

Il giardino commestibile

15/01/2016

Ogni mese su Vegan Italy una portafinestra dalla quale usciamo per metterci in contatto con la terra e i suoi frutti. Questo mese incontriamo da vicino il Topinambur, il tubero commestibile che si lavora come una patata, ha il sapore del carciofo e la corolla di un piccolo elegante girasole. Impariamo a riconoscerlo tra i vegetali spontanei tipici della stagione invernale! Anche la coltivazione non dà problemi, basta che gli mettiamo a disposizione una buona riserva d’acqua e poi il problema sarà… contenerlo: è capace di riprodursi facilmente adattandosi ai terreni, alle condizioni climatiche e senza l’intervento dell’uomo.
Nei mercati, si trovano anche Topinambur di varietà coltivate, a buccia scura, specie nelle regioni del Nord Est, e a buccia chiara, specie in Piemonte. Quali le differenze dal punto di vista morfologico e organolettico? I tuberi selvatici sono sottili e rettilinei, e il sapore di carciofo è molto marcato. I cugini dalla buccia scura hanno un diametro maggiore e propaggini che si articolano in diverse direzioni, nonché un sapore meno importante. Quelli a buccia chiara hanno dimensioni tali da poter essere sbucciati agevolmente e sono caratterizzati da grosse escrescenze; il loro gusto molto più delicato, ottimi per preparazioni dolci senza necessitare di forti aromi di accompagnamento.
Se vi ricordate dove avete visto le graziose corolle gialle durante la bella stagione, adesso è il momento di sfidare voi stessi e, armati di una piccola zappa, andare a scavare per trovare i saporiti tuberi, da impiegare per qualche pietanza tutta naturale! ...

Attivisti culinari

Attivisti culinari

12/01/2016

Su Vegan Italy ogni mese si trovano le ricette di cuochi e chef che con il loro impegno in cucina, affermano il diritto alla vita di tutti gli esseri viventi e alla salute di ciascuno di noi. Anna Cascone è una di questi: insegnante di lingue, traduttrice, consulente letterario, adora cucinare. Ecco una delle sue sfiziose ricette che trovate sul numero di gennaio di Vegan Italy: Frittelle di riso e ceci (adatte anche a persone celiache) Ingredienti per 50 frittelle:
100 g di farina di ceci,
100 g di farina di riso,
300 ml di acqua,
10 g di prezzemolo,
2 cucchiai di olio evo,
sale e pepe. In una ciotola unite dapprima le farine insieme al prezzemolo tritato, al sale e al pepe, poi aggiungete l’acqua e l’olio, lavorando il tutto vigorosamente con una frusta da cucina in modo da evitare la formazione di grumi. Il risultato dovrebbe essere una pastella fluida: né troppo liscia né troppo densa.
Ungete il fondo di una crêpiera ben calda, tamponando l’olio in eccesso con una salvietta, e cospargete 1 cucchiaio di pastella formando delle cialde tonde.
Dorate 3 minuti per lato e servite calde. ...

Alla scoperta di una Bruxelles sempre più vegan

Alla scoperta di una Bruxelles sempre più vegan

08/01/2016

La frenetica e multinazionale capitale dell’Europa svela inaspettate sorprese “gourmand”: su Vegan Italy tutti gli indirizzi scelti e selezionati per i lettori. Le comunità che abitano Bruxelles, enclave francofona in territorio di madrelingua neerlandese sono le più diverse: valloni e fiamminghi, maghrebini e turchi, africani e libanesi, ai quali si aggiungono tutti gli impiegati, funzionari e burocrati dell’Unione Europea provenienti dai quattro angoli del continente. Una simile varietà ben si specchia nell’offerta gastronomica, ricca e variegata, anche se rispetto ad altre città belghe come Anversa e Gand, Bruxelles non brilla per offerta vegan. Ciononostante è comunque possibile fare piacevoli scoperte come al DEN TEEPOT (Rue des Chartreux, 66): il menu è macrobiotico e vegano, a partire dalla classica zuppa, a seguire il piatto del giorno a base di riso e cereali integrali, verdure crude e cotte, legumi e alghe.
Ottime le torte maison con fragranti crostate di pera o di mela e cannella, ruspanti torte di nocciole, allettanti mattoncini al cioccolato, ma soprattutto splendide crostate di frutta secca, ricoperte di nocciole, mandorle, noci, pistacchi, semi di girasole e zucca dolcemente caramellati con malto di riso non aspettano altro che essere gustate.
Nel quartiere di Sablon c’è il SOUL (Rue de la Samaritaine, 20): ristorante biologico gestito da due sorelle finlandesi, è un piccolo locale con mattoni a vista gradevolmente arredato, con un’interessante scelta di piatti vegan, dove spiccano le zuppe fredde, tra cui quella thai di melone con frutta secca e coriandolo, o la profumata crema di piselli con cipolle, cumino e olio di argan. Interessanti i falafel di ceci con frutta secca e carote, anguria, olive e menta. Tra i dessert, sorbetti della casa e crumble di frutta con noci brasiliane… ...

La fotografa che ama i corpi vegan

La fotografa che ama i corpi vegan

28/12/2015

“Vegan è solo una parola usata per spiegare un risveglio, una presa di coscienza sulla reale condizione umana.” Così dichiara la fotografa  di origine siciliana e spagnola Elisabetta Xsavar sul suo sito, ideatrice del primo calendario con uomini che hanno scelto di essere vegan. Vegan Italy è andata a intervistarla scoprendo la sua storia avventurosa e difficile salvata, come lei stessa dichiara, dalla Bellezza, le sue convinzioni e i suoi ultimi lavori.
Degli animali, afferma: “Il mio rapporto con gli animali è profondo: parlo con loro. Sono fermamente convinta che sono loro ad avere dei diritti su questa terra. Non noi, che non vi sappiamo stare in pace e con naturalezza. Loro nascono, vivono e muoiono. Rispettano l’habitat naturale e seguono la propria indole. Da loro abbiamo solo da imparare. Da sempre li osservo a lungo e con loro sono serena.”
E dei suoi progetti: “Italian vegan men è il primo calendario al mondo con uomini che hanno scelto uno stile di vita vegana. Li ho selezionati e cercati nell’arco di un anno girando l’Italia per trovarli. Sono ragazzi semplici che hanno fatto una scelta etica. Fanno tanto sport e mangiano nel modo giusto. Molti sono impegnati sul fronte animalista, e promuovono la scelta vegana e anche l’attività sportiva. Sto lavorando a Naked Like Animals, una mostra che partirà da Chicago e poi girerà, accompagnata sempre da un libro.
La mostra affronta un tema semplice e al tempo stesso complesso: chi siamo noi rispetto agli animali o cosa abbiamo in comune? Vuole essere un invito a ritornare pienamente umani nei confronti di questi meravigliosi esseri puri. Infine sto lavorando a un progetto tutto al femminile in Sicilia: donne belle, formose, piene di energia femminile e di forza morale. Lo presenterò ad Avola, ma per ora preferisco non aggiungere altro. Il sito di Elisabetta Xsavar è: www.xsavarartphotographer.com ...

Un incontro energetico

Un incontro energetico

17/12/2015

Brendan Brazier è l’Ironman vegano più famoso del mondo, la stessa potenza psicofisica che ha impiegato nelle discipline che costituiscono il Triathlon - nuoto per 300 m, ciclismo per 180 km e corsa per 42, 195 Km - la usa per diffondere la cultura e l’etica vegan.
E’ stato due volte campione canadese di ultramaratona, preparatore atletico, oggi è anche imprenditore, scrittore, ideatore di ricette e fondatore del Thrive Energy Lab, ristorante vegetariano e vegano a Waterloo in Canada, che è anche centro di medicina olistica e alternativa.
Nell’intervista esclusiva a Vegan Italy di Maria Teresa Sirna, Brazier racconta del suo stile di vita, di come è diventato vegano, del suo programma di allenamento, ci svela tanti trucchi e consigli per restare in forma. ”Sono diventato vegano concentrandomi esclusivamente sugli effetti del cibo sulla mia performance. A 15 anni ho capito di voler diventare un triatleta professionale. Avevo bisogno di cibo che mi permettesse di allenarmi con costanza e di riprendermi in fretta tra un workout e l’altro. Ho provato un sacco di diete diverse: con pochi carboidrati, con molti carboidrati; con poche proteine, con molte proteine... Nessuna sembrava funzionare veramente. Poi ho capito di cosa avevo bisogno: proteine complete, vitamina B12, ferro, calcio, acidi grassi omega-3. Un’alimentazione a base vegetale era in grado di fornirmi tutte queste sostanze e di migliorare la mia performance sportiva: bingo! Per questo ho cominciato ad approfondire l’argomento e a voler informare gli altri: credo, infatti, che sia il miglior programma nutrizionale per avere energia, lucidità, resistenza fisica e mentale, ma anche meno bisogno di dormire, per esempio. Così nel 2004 ho autopubblicato un libretto sotto forma di “domande e risposte”, per chiarire ogni dubbio sulla mia dieta: da dove ricavavo le proteine, il ferro, il calcio... curiosità del genere racchiuse in sole otto pagine, chiare e precise.” ...

Una città su misura

Una città su misura

14/12/2015

Non basta essere architetti per immaginare il futuro, e per costruirlo. Una città a misura di tutti i viventi che la abitano... è possibile! Lo pensa l’architetto e urbanista  Stefano Boeri intervistato da Leonardo Caffo su Vegan Italy di dicembre. Eccone alcuni spunti. «Individuerei almeno tre declinazioni volte a coniugare architettura e natura a partire dal 1970: ecologia, sostenibilità e biodiversità intese come forme retoriche. L’ecologia, soprattutto di matrice americana, ha ispirato esperienze fondamentali per il movimento radicale come ad esempio Agronica di Andrea Branzi, un modello di urbanizzazione “debole”. O anche ad alcuni progetti di Superstudio, e del gruppo di architetti 9999 che rappresentano -a mio avviso- uno dei casi di progettazione urbana più interessanti di declinazione ecologica del rapporto tra sfera naturale e sfera urbana.
La sostenibilità, al contrario, è stata assorbita dalla tecnoestetica: penso a Renzo Piano e ad un certo filone high tech che in certi casi addirittura è arrivato a produrre progetti che potremmo descrivere come “tecnopastorali”.
L’ultima retorica, quella che sposo io stesso col mio Bosco Verticale, è quella della biodiversità: non si tratta di ridurre l’impatto umano attraverso tendenze olistiche.
A mio avviso siamo dinnanzi a un’operazione in cui si accostano, incrementandole, diverse forme di vite e specie che possono vivere all’interno di un contesto urbano. (…) Proprio nel 2008, su Abitare, scrissi un appello ad un etica non antropocentrica e ad un urbanistica non deterministica.
Effettivamente, qui torna il mio legame con il pensiero di Branzi con cui, alcuni anni prima sulla rivista Lotus, avevo dialogato proprio sugli stati di progettazione volti alla non determinazione. Proprio con Branzi, fummo chiamati a lavorare al progetto sulla grande Parigi per cui proponemmo un’ipotesi del tutto visionaria a proposito della coabitazione, nella capitale francese, tra animali non umani e umani. In questo progetto si iniziava a chiarire cosa intendo col considerare criticamente l’antropocentrismo, poiché avevamo discusso della prossimità tra bovini e umani basandoci sull’osservazione delle città indiane in cui la coabitazione animalità/umanità è totale. Portavamo una serie di esempi di culture urbane in cui l’animalità è convivente continua degli umani: uno scambio orizzontale e continuo tra le forme di vita». ...

IO E SOFIA

IO E SOFIA

01/12/2015

Sofia Righetti, campionessa paralimpica di sci che racconta alla direttrice di Vegan Italy Valentina Sonzogni, la sua straordinaria storia di atleta vegana e disabile, spiegandoci come saper trarre forza ed entusiasmo dalla diversità, in una vera lezione di determinazione, empatia, veganismo, sport e filosofia. ------------------------ Io e Sofia ci incontriamo alla Stazione di Porta Nuova. Sofia è una ventisettenne di grande bellezza, non solo interiore. Entriamo subito in sintonia e, guidando veloce, mi spiega che è felice di vedermi ma
un po' arrabbiata perché avrebbe voluto portarmi in un posto vegan, ma vi è un gradino troppo alto e il locale non dispone di una rampa. Così ha dovuto ripiegare su un locale che ha opzioni vegan al centro di Verona, consigliato da una sua amica, perché ha un gradino basso che lei può salire con la sua carrozzina leggera e a spinta manuale.
Parcheggiamo accanto alla splendida Arena e scivoliamo rapide sulla pietra liscia e poi sull'asfalto ruvido. Sofia è un'atleta e affronta con abilità marciapiedi e buche, fino al gradino del locale. Dopo aver superato con agilità lo scalino, cerca di spiegare alla proprietaria che la rampa è necessaria, soprattutto per le persone con la carrozzina elettrica, che non ce la fanno a salire con la sola forza motoria del corpo. La proprietaria non sembra contenta di queste osservazioni e si mostra piuttosto scontrosa, utilizzando anche un linguaggio scorretto. Decidiamo di rimanere, Sofia è abituata al confronto e sa gestirlo bene. In fondo non vuole scappare dal campo di battaglia. ------------------------                                                                                                                           Valentina Sonzogni: Cara Sofia, partiamo da uno degli argomenti che ti stanno più a cuore, vista anche l'esperienza di oggi, quello dell'accessibilità e delle barriere architettoniche. Che si può fare per mettere tutti sullo stesso piano, almeno a livello di mobilità urbana? ------------------------ Sofia Righetti:Il tema delle barriere architettoniche è uno dei più importanti che esistano in quanto la disabilità, o meglio, la menomazione fisica che porta alla disabilità è intrinseca a ogni individuo. Purtroppo si tende a pensare che, come ha detto la signorina prima, gli "handicappati" siano una minoranza in un mondo di supermen a cui non può succedere nulla. Questa è la visione più sbagliata in assoluto perché non si tratta di appellarsi alla sensibilità ma proprio alla giustizia. Un luogo pubblico deve essere accessibile a tutti i cittadini, e quindi anche a tutti i clienti, in quanto a ciascuno può capitare di trovarsi ad avere una menomazione, nel senso di un cambiamento della funzionalità del proprio corpo. Il fatto è che la disabilità non è intrinseca all'individuo stesso, la menomazione sì, ma è l'ambiente a rendere disabili in quanto non accoglie te diverse caratteristiche scegli individui. Il paradosso è che io sono diventata campionessa sciando senza l'uso delle gambe, soltanto con braccia e addominali, quindi con le potenzialità che il corpo mi offre, e poi non posso entrare in un posto per prendermi una brioche vegana. ------------------------ VS: Ti fa molto arrabbiare questo, vero? ------------------------ SR: Figurati, io sono vegetariana dall'età di 13 anni, solo e semplicemente per motivi etici, vegana da
due anni e mezzo e quindi mi batto da sempre per i diritti degli animali esponendomi in prima persona, oltre che per quelli dei disabili. Mi occupo di cultura vegan e poi non posso entrare in un bar vegan, gestito da persone presumibilmente sensibili nei confronti della questione animale, ma che non hanno pensato a renderlo accessibile alle persone con disabilità. È una contraddizione che mi amareggia tantissimo. ------------------------ VS: Sì infatti, mi ha colpito prima, parlare con te del. tegame tra La questione animate e la situazione della disabilità. Sviluppare una sensibilità completa significa aprirsi all'alterità a 360 gradi, alle esigenze degli individui tutti diversi tra di loro, non in quanto persone con disabilità, ma in quanto Valentina, Sofia, il mio gatto Frisby o il vitello senza nome. La negazione delle diverse funzionalità è alla base dell'ingiustizia sociale ed è questo che mette insieme nella tua persona il combattere per entrambi. Nei tuoi studi di Filosofia ti stai concentrando su queste tematiche, vero? ------------------------ SR: Mi sto laureando in Filosofia con una tesi sui disability studies e non è un'impresa da poco in Italia, visto che si tratta di argomenti non ancora largamente affrontati. Alcuni studiosi se ne sono occupati ma ne ho contati davvero pochi. I libri pubblicati sono davvero esigui e tutti dati alle stampe recentemente, questo fa capire anche quanto la cultura riguardo le persone con disabilità sia davvero arretrata in Italia, e si faccia ancora fatica a estirpare quell'orrenda percezione pietista e compassionevole. Molte delle concezioni sono state affrontate, principalmente in area angloamericana già negli anni Ottanta, ma sono idee alle quali io sono arrivata da sola, vivendo la mia situazione. A marzo di quest'anno sono stata invitata come speaker al TEDx Verona e ho parlato proprio di come la disabilità in sè non sia positiva né negativa ma diventi uno svantaggio qualora non vi sia un ambiente adatto ad accogliere la persona e le sue caratteristiche e di conseguenza ad abbracciarne e potenziarne tutte le caratteristiche per cancellare l’idea di disabilità come stigma. Io non mi sento disabile, non mi sono mai considerata tale ma so di avere caratteristiche diverse dalle altre persone, caratteristiche che se sfruttate diventano non limiti ma enormi potenzialità. Vegan Italy L’intervista completa a Sofia Righetti è sul numero di Dicembre di Vegan Italy.       ...

Superiority Burger

Superiority Burger

18/11/2015

E’ notizia dell’ultima ora che l'edizione Americana della rivista GQ abbia eletto il miglior burger attualmente disponibile sul pianeta. A vincere, è stato il Superiority Burger, Hambuger ammiraglio della hamburgheria newyorkese SuperiorityBurger, sulla nona strada nell’East Village. A farne decretare la vittoria, oltre all'assoluta bontà certificata da chiunque lo abbia provato, sono stati la fantastica consistenza del pane, la lattuga croccante, i sottaceti di altissima qualità, alcuni ingredienti che il proprietario e suo creatore Brooks Headley tiene rigorosamente segrete e...il fatto che per creare questo capolavoro nessun ingrediente di origine animale sia stato utilizzato! L'Hamburger più buono del mondo, infatti è Vegan! Superiority Burger offre una selezione di burger, panini e pietanze vegane, fino al gelato e al sorbetto. Se andate a sbirciare il sito ufficiale, molto minimale ed essenziale, non ci troverete nemmeno le foto dei burger per cui sono diventati famosi, ciò la dice lunga sul fatto che la qualità e il gusto non hanno bisogno di troppi orpelli, soprattutto se seguono una delle tendenze ormai inarrestabile in fatto di cibo, cioè il ricorrere alle varianti veg della cucina tradizionale. Go go go Superiority Burger!!! Ci auguriamo che altre attività simili seguano il loro esempio nella terra degli hamburger. ...

MASSON IL RIVOLUZIONARIO: GLI ANIMALI SONO MIGLIORI DI NOI.

MASSON IL RIVOLUZIONARIO: GLI ANIMALI SONO MIGLIORI DI NOI.

12/11/2015

Se Masson fosse un personaggio letterario, sarebbe Don Chischiotte della Mancia, se fosse un rivoluzionario, sarebbe Che Guevara, se fosse un Papa, sarebbe il nostro ultimo pontefice, Francesco, se fosse un Santo, ancora Francesco, il primo santo cristiano che ha colto l’unità divina del mondo e delle “creature” che vi abitano. Perché Jeffrey M. Masson è un rivoluzionario, ma di quelli incontentabili, che non si è mai fermato in nessuno dei prestigiosi ruoli che ha ricoperto: insegnante di sanscrito alla University of Toronto, non riusciva a sentire la soddisfazione dei suoi studenti, si è laureato e specialiazzato in psicanalisi fino diventare Direttore degli Archivi Freudiani. Consultando così appunti inediti di Freud, arrivò a sollevare una critica importante in seno agli stessi circoli psicanalitici tradizionali, ne scoppiò uno scandalo e Masson fu radiato dall’Associazione di Psicanalisi e dagli Archivi stessi. Non si scoraggiò ed espresse le sue critiche nei suoi libri dedicati all’argomento. Convinto definitivamente dell’insondabilità della psiche umana, decise di rivolgersi ancora una volta ad altri studi, questa volta su un argomento che da sempre gli stava a cuore: il mondo animale. Se devo vivere di qualcosa, si disse, tanto vale che lo faccia occupandomi di qualcosa che amo da sempre. Non è il primo studioso, intellettuale, didattico che si occupa dell’argomento, ovvio e per fortuna, ma Masson anche qui ha operato la sua piccola-grande rivoluzione. La stragrande maggioranza dei movimenti animalisti in tutto Mondo, per reclamare il rispetto per la vita degli animali che la Società odierna svilisce, violenza e annienta per diverse finalità, si affanna intorno all’assunto “gli animali sono come noi”, da cui ne deriverebbero uguali diritti alla vita e ad essere felici. Masson va oltre: ha letto tutto lo scibile sull’argomento rapporto uomo-animali, analizzando epoche, culture e addirittura religioni diverse, osservando  gli uni e gli altri non solo nel rapporto reciproco, interazziale per così dire, ma anche all’interno del loro stesso gruppo di appartenenza e, beh, è arrivato a poter affermare con sicurezza che gli animali non solo hanno gli stessi diritti di noi umani, ma che sono addiritura assai migliori di noi e che da loro dovremmo imparare molto, anche solo osservandoli. Lo sono, migliori di noi, per molti aspetti, ma ricordiamone solo uno, simbolico e paradigmatico quasi: «a differenza nostra non si uccidono, solo nel ventesimo secolo, abbiamo contato 200 milioni di vittime. Tra i predatori animali non si è mai verificata una sola aggressione animale con una ferocia simile a quella che l’umanità si è autoinflitta». Prendendo, infatti, a paragone le orche, il più grosso predatore nel regno animale, uno di quelli con un cervello “complesso” come quello umano, nello stesso secolo non hanno mai ucciso nessuno della propria specie. E non è l’unico esempio che si può portare a giustificazione di questa tesi, gli animali sono migliori di noi anche se consideriamo sentimenti quali l’amicizia (il cane), la sofferenza per la perdita di un amico o di un parente (gli elefanti), l’appagamento (i gatti). «Gli esseri umani, e in particolare quelli vissuti dall’industrializzazione in poi, sono la specie più violenta mai esistita. A differenza di tutti gli altri animali, non abbiamo il controllo sull’aggressività, che ci impedirebbe di autodistruggerci. Ed è per questo che dagli animali, abbiamo solo da imparare».   Masson                   Masson ha appena concluso un minitour italiano organizzato da Edizioni Sonda e Essere Animali, incontrando i suoi lettori in due date, a Bologna e a Milano, il 6 e il 7 novembre scorsi. Nella foto Jeffrey M. Masson con Sergio Marchese, attivista dell'associazione Essere animali .Ci auguriamo di rivederlo presto!   Citazioni tratte da Le bestie siamo noi, cosa possiamo imparare dagli animali sul bene e sul male, Ed. Sonda.  ...

ROSSO MAUGERI

ROSSO MAUGERI

09/11/2015

Paola Maugeri non ha bisogno di presentazioni, conosciamo la sua carriera di veejay, le sue interviste ai miti della musica italiana e internazionale e il suo impegno nella diffusione di una scelta di vita praticata in prima persona, la sua scelta di vita vegana e possibilmente a impatto zero. Rubiamo alcune battute dalla conversazione amichevole, tra conterranei  veraci si può dire, tra Paola e Leonardo Caffo che ha trascorso con lei una giornata tipo, dalla radio, passando a scuola a prendere suo figlio, in una tiepita Milano settembrina, parlando di un mondo migliore in un mondo migliore. Ecco a voi una anticipazione del loro dialogo che troverete sul numero di novembre di Vegan Italy.   Leonardo Caffo: Paola, non si può certo dire che non ci piaccia osare. Le foto che ti ha scattato Cosimo Buccolieri mi lasciano una sensazione - c’è sangue ovunque, anzi, invece no: è pomodoro. Eppure mi sembra sangue, o almeno lo richiama. Paola Maugeri: Sai, mi piace l’idea di pensare ai pomodori come una grande metafora: vedo quel rosso che scorre e penso anche io al sangue. Eppure l’unico rosso che scorre nella mia cucina è quello del pomodoro, della natura, un rosso “consentito.  L’unico cibo possibile, mi verrebbe da dire. Dai, come si può far scorrere il vero sangue? Perché dovremmo mangiare animali? Il punto è che tutti lo fanno, ma non dovrebbero. Io davvero il mangiar carne, sin da bambina, non l’ho mai capito e forse  non lo capirò mai. Insegniamo ai bambini l’amore per gli animali – pensa a tutti quei libri che riproducono il muggito per insegnare ai bambini cosa sia una mucca - e poi glieli mettiamo nel piatto: questo paradosso è davvero inaccettabile. Io non lo accetto. Quel rosso dei pomodori serve a straniare affinché la mia alimentazione consapevole possa far ragionare su quella abominevole a cui l’essere umano è praticamente assuefatto. Ricordando la mia esperienza di bambina educo mio figlio e questa è la forma che do al mio desiderio di un futuro migliore. Ad esempio, fin da piccolissima, ho sempre amato le galline e forse è da loro che ho imparato l’amore per gli animali. Così quando ho detto a mia madre che non avrei mangiato più carne, e certo all’epoca non sapevo cosa fosse il vegetarismo, mi ritrovai il mondo contro. Ero a Catania, 34 anni fa - tu lo puoi immaginare, sei siciliano come me. E chi aveva mai sentito parlare di vegetariani? Molti anni dopo fu lo stesso per il veganismo: fu solo andando a Londra e assistendo ad alcune manifestazioni pubbliche della Vegan Society che capii di esser vegana già da tempo. E poi quei pomodori sono un risposta al classico argomento, secondo il quale anche le verdure soffrono: ora non è che io neghi che anche la natura vegetale abbia delle vibrazioni, ma non possiamo non porre la questione del sistema nervoso centrale. Come si fa a paragonare la sofferenza dei mammiferi a quella delle carote o, appunto, dei pomodori? Il dolore è proprio ciò che ci rende uguali agli animali e di questo dolore, che di contraltare significa rispetto, voglio siano coscienti anche i più piccoli. Ogni creatura va rispettata, ma chi paragona un pomodoro a un maiale mente sapendo di mentire e prende in giro in un colpo solo se stesso e infiniti esseri viventi e senzienti. ...

FATE COME ISA...E MANGERETE MEGLIO!

FATE COME ISA...E MANGERETE MEGLIO!

02/11/2015

Stella in tv con il programma POST PUNK KITCHEN, il primo show americano di cucina veg, e autrice di best seller culinari, sbarca finalmente in Italia l’esplosiva ISA CHANDRA MOSKOWITZ. L’ascesa a star della tv americana e guru della cucina vegana è partita da un minuscolo appartamento di Brooklyn, New York, dove Isa muoveva i primi “piatti” con la musica a tutto volume, cucinando per la sua famiglia. Vegan Italy l’ha incontrata in occasione dell’uscita del suo libro FAI COME ISA, dove propone le sue ricette più sfiziose, e ne abbiamo approfittato per fare una chiacchierata con questa icona post punk della cucina vegana. Il suo sito, già seguito da milioni di persone in tutto il mondo, diventa nel 2003 uno show televisivo di successo, il primo programma che spiegava come cucinare vegano divertendosi. Dalla tv alla carta stampata il passo è stato breve: da Vegan with a Vengeance a Veganomic, ogni suo libro ha scalato le classifiche, tanto che per sette anni consecutivi è stata nominata migliore autrice di ricettari dal magazine VegNews. Un successo al suo punto di forza che le ha sempre dato ragione: la semplicità “Voglio mettere qualcosa in tavola, ma desidero che sia, per quanto possibile, di facile realizzazione...In passato capitava che mi rendessi la vita impossibile con ingredienti introvabili, mi complicavo la vita. Ora le mie ricette sono accessibili a tutti. Ci riesco perché tengo sempre bene a mente la gente vera, le persone nelle loro case, la sera, stanche dopo una giornata di lavoro...”

Per chi non conoscesse Isa, ecco un assaggio delle sue ricette.

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IL FUTURO DELLA CARNE È VEGAN, PAROLA DI BILL GATES

IL FUTURO DELLA CARNE È VEGAN, PAROLA DI BILL GATES

30/10/2015

Un chiacchierata  Bill Gates tra l’uomo più ricco degli Stati Uniti,  e Michael Pollan, docente universitario e giornalista esperto in tematiche alimentari. In italia è celebre per i saggi Il dilemma dell’onnivoro e In difesa del cibo e il più recente è Cotto, tutti pubblicati da Adelphi. In tutto il mondo, il consumo di carne è raddoppiato negli ultimi 20 anni, e raddoppierà ancora entro il 2050, soprattutto per la spinta forte di Nazioni quali la Cina, il Brasile, ma non solo, il cui tenore di vita, aumentando porta la popolazione a consumare più carne. Ma più carne significa più terra e più acqua consumate, con un impatto ambientale enorme. Sarà impossibile produrne la quantità necessaria per 9 miliardi di persone. Allevare gli animali significa impiegare più calorie per nutrire gli animali stessi di quante se ne assorbano quando li consumiamo; significa destinare quantità maggiori di terreno per il loro foraggio di quante ne potrebbero invece sfamare le persone se fossero convertite in coltivazioni per cereali; significa distruggere le foreste per far posto ai campi, con l’effetto collaterale devastante dei cambiamenti climatici; significa l’incremento dei gas serra prodotti da tutti gli animali. Sono molto ottimista nei confronti dei sostituti della carne e dei prodotti animali. Ho investito in alcune aziende che lavorano nel settore e sono rimasto colpito dai risultati che hanno raggiunto in tempi record. Come Beyond Meat e Hampton Creek che stanno puntando su ricerca e innovazione per trovare una soluzione al problema. Ma voglio condividere con voi la mia chiacchierata con Michael Pollan, un’attivista della alimentazione sostenibile. Bill Gates: Perché in passato, i sostituti della carne non hanno avuto successo? Michael Pollan: Sia per la qualità, discutibile, che per il prezzo, in media più alto della carne “classica”. E se pensi che la maggior parte di questi prodotti è fatta principalmente di soia, non ha molto senso. Ma il mercato era piccolo e specializzato, e con ogni probabilità privo di economie di scala. Inoltre, non si indirizzava ad un pubblico onnivoro, quanto piuttosto a vegani e vegetariani con basse aspettative e, forse, senza gli strumenti adatti per fare confronti. BG: Come credi che si evolverà il mercato di questi prodotti in futuro? MP: Credo che ci sia un grosso potenziale per i sostituti della carne, e l’industria necessita di più investimenti per la ricerca e lo sviluppo di quanti ne abbia ricevuti finora. Se possono essere ricreate buone alternative vegan per il formaggio, non vedo perché l’industria della pizza congelata – un business in larghissima espansione – non le debba utilizzare, specialmente se permettono una riduzione dei costi. Negli ultimi anni, la scienza alimentare ha fatto passi da gigante. Sul mercato si possono trovare prodotti che ricordano in tutto la carne e le uova, con il vantaggio di essere 100% cruelty-free e di non inquinare. Bill Gates ...

LA QUESTIONE SALUTE A NOI NON BASTA

LA QUESTIONE SALUTE A NOI NON BASTA

27/10/2015

Sarà una coincidenza che questo blog venga inaugurato in concomitanza con la pubblicazione del report dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, che riclassifica il grado di rischio del consumo di carne lavorata a livello mondiale. L'inserimento nel grado di rischio più elevato di cancro (insieme al fumo o all'amianto) non ne uniforma il rischio, ma ne sottolinea la pericolosità. Sarà una coincidenza, ma con tutto lo scalpore che sta suscitando, pur riconoscendo l’importanza sull’opinione pubblica e l’effetto che inevitabilmente si ripercuoterà sul consumo di carne (ci auguriamo duraturo), a noi di Vegan Italy non basta. Non ci basta, lo abbiamo dichiarato chiaramente nel nostro primo editoriale che, per quanto “molti pensino che si diventi vegani a partire di una critica sociale o politica, invece lo si diventa quando il nostro sguardo si incrocia con quello di altri animali, percependoli come soggetti. Quando si sente, nel profondo, che non c’è differenza tra un maialino o una mucca e la gatta di casa”. Non solo. Diventare vegan è come imparare una nuova lingua: si apre un nuovo mondo da esplorare. E’ una ricerca continua di un’eccellenza integrale: più bello, più buono, più sano ma anche più giusto, più pulito e, soprattutto, senza crudeltà. E qui, all’interno di Vegan Italy, troverete soprattutto dei madrelingua! Antonio Monaco
Editore ...